Vendola: i dissidenti pd? Invito chi vuole una sinistra moderna

ROMA- Barbara Spinelli lascia la lista Tsipras ma non il Parlamento europeo. «Ricordo che è stata eletta con i nostri voti. Ma, per dirla con la scrittrice: vada dove la porta il cuore». Nichi Vendola, leader di Sel, ha gli occhi altrove. A una situazione politica in fermento, con il renzismo che avanza e una protesta sociale che cresce.
Partiamo dal Pd.
«Il Pd non c’’è più. C’’è il partito della nazione, che si fonda su due pilastri: populismo dall’’alto e trasformismo. Che portano a un cinismo e a una spregiudicatezza contro la quale non basta evocare Cantone».
Non è fisiologico, quando si cerca la maggioranza, allargare l’area del consenso?
«Non è fisiologico imbarcare quadri legati a Cuffaro e Lombardo in Sicilia, seconde file di Scajola in Liguria. Per non parlare della presenza di gomorra, denunciata da Saviano nella Campania di De Luca. Populismo e retorica del cambiamento si saldano con i poteri forti e le piccole nomenclature. È il tramonto della politica come partecipazione, che rinasce come pubblicità e talk».
Anche lei è stato accusato di retorica e populismo.
«Non ho praticato l’’arte retorica: ho governato per 10 anni la Puglia, con risultati che dovrebbero essere letti nella lente della Corte dei conti».
Lei crede davvero che Renzi abbia un progetto autoritario e sia un pericolo per la democrazia? Non esagera?
«Bisogna misurare le parole, ma smisurate sono le scelte del governo. L’’autoritarismo è un vizietto di Renzi. Cosa rimproveravamo a Berlusconi? Confidenza con la mafia, attacco al mondo del lavoro, alla scuola pubblica, alla democrazia parlamentare. Vedo sinistre somiglianze con lui. E poi la scuola: si costruisce la figura del preside-gerarca e si svalorizza la funzione dell’’insegnamento».
E voi? Quale futuro per la sinistra radicale?
«Radicale? C’’è bisogno di una sinistra senza aggettivi. Non di una somma algebrica di cespugli, ma di una sinistra plurale, curiosa, che coniughi realismo e utopia. Guardiamo anche all’’sempio di Pisapia».
La lista Tsipras aveva questo obiettivo ed è naufragata.
«Allora era importante: il suo limite è stato di essere un cartello elettorale, la rozza sommatoria di un’’edificazione last minute. Ora dobbiamo aprire un cantiere dell’nnovazione».
Cantiere è una bella parola, ma in concreto come si costruisce? Con chi esce dal Pd?
«La diaspora è importante. Porterà a compimento la mutazione del Pd consentendo di uscire dalla strabiliante ambiguità in cui sguazza Renzi».
Sta invitando Bersani e company a uscire per accelerare il processo?
«Non chiedo a nessuno di entrare in Sel. Mi interessa la partita, non il partito. Invito chi vuole costruire una sinistra moderna a fare un passo avanti. Siamo disponibili a metterci in discussione, a sciogliere i gruppi e costituirne di nuovi».
Quando accadrà e come?
«Dopo le Regionali ci saranno novità interessanti. Sarà importante il contributo della Cgil, per la prima volta motore dell’’opposizione sociale. E della Fiom di Landini».
Serviranno anche i 5 Stelle?
«Non mi piacciono quando imboccano la strada dell’’urlo populista o della bestemmia salvifica. Ma sono protagonisti importanti della politica. La marcia per il reddito è ossigeno per tutti. Con loro ci possono essere sviluppi interessanti».

Il Corriere della Sera, 14 maggio 2015

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