Dietro la fame le verità dell’economia e della politica

imageIl diffuso persistere della fame nel mondo, un mondo molto più ricco di un tempo, è un problema che racchiude una sfida. Dobbiamo comprendere le cause sia della fame endemica di cui soffre una quota significativa della popolazione mondiale sia del ricorrente scoppio di carestie che uccidono un gran numero di persone e sconvolgono la vita di molte altre. La prima cosa da chiarire è che occorre considerare la mancanza di cibo come un problema economico.
E’ un problema economico piuttosto che un «problema di cibo» in senso stretto. Oltre 40 anni fa, nel 1981, in un libro intitolato «Povertà e carestie» ho provato a usare un concetto che ho definito «capacità di procurarsi il cibo» per spiegare le carestie, ma la stessa idea serve anche a capire le cause della fame nelle sue diverse declinazioni, endemica, moderata e a tratti catastrofica.
L’’idea di base della capacità di procurarsi il cibo è estremamente semplice. Poiché il cibo e le altre risorse non sono distribuite gratuitamente alla popolazione, il loro utilizzo dipende per forza di cose dal paniere di beni e servizi che ci si può permettere di acquistare. In un’’economia di mercato la variabile che conta è la quantità di cibo che una persona può acquisire, sia direttamente sia per averla prodotta nel proprio appezzamento di terra. L’’esistenza di grandi quantità di cibo, nel mondo o sul mercato locale, di per sé non rende più facile il problema di avere cibo a sufficienza per nutrirsi. Ciò che possiamo comprare dipende dai nostri introiti e questo, a sua volta, dipende da quello che abbiamo da vendere.
La fame e la deprivazione sono il risultato del fatto che la gente non ha cibo a sufficienza, non del fatto che non ce ne sia nel Paese o nella regione. Bisogna poi considerare anche altri fattori, compresa la distribuzione del cibo all’’interno della famiglia. Non tutti i suoi membri hanno delle entrate: non le hanno i bambini e le persone molto anziane e, in molte società, le donne lavorano in casa ma non sono loro a portare a casa la pagnotta. La condizione dei componenti della famiglia dipende, quindi, dalle regole che governano la distribuzione del cibo. L’’analisi della situazione, perciò, deve essere allargata e comprendere le problematiche legate alle norme sociali e alle convenzioni che stabiliscono chi ha diritto a che cosa.
È per esempio tipico delle società sessiste ritenere che le donne abbiano meno diritto di attenzione nell’’ambito della famiglia rispetto agli uomini o che le ragazze abbiano meno titoli a ricevere buon cibo o buone cure mediche e tutto questo dimostra la necessità di ampliare l’’idea di «capacità» rispetto alle regole e alle usanze. Queste convenzioni e queste norme sulla spartizione del cibo e delle altre risorse richiedono un attento esame e, molto spesso, riforme ponderate.
La fame e le carestie, infine, non sono influenzate solo da fattori economici e sanitari, ma anche dal sistema politico. Questo vale soprattutto per le carestie che si verificano nelle società autoritarie, dove non c’’è alcuna partecipazione al processo decisionale della politica come avviene invece nelle democrazie. Quando una democrazia è davvero tale, il governo è soggetto a esame ed esposto alle critiche e non può consentire che si verifichino le condizioni per una carestia. Per contro, un dittatore può sopravvivere a una carestia facendo uso del suo potere. Il verificarsi di una carestia è sempre influenzato dal sistema politico e in genere si previene grazie alle pratiche della partecipazione democratica, come elezioni regolari, giornali quotidiani e media non soggetti a censura.
L’’idea della «capacità» degli individui apre quindi la porta a molte aree d’’intervento. Una grande varietà di temi economici, sanitari, sociali e politici è infatti legata al permanere della fame endemica e delle ricorrenti carestie. Dobbiamo capire in profondità molti rapporti di causa ed effetto se vogliamo riuscire a debellare e, infine, a cancellare lo spettro della fame nel mondo. (Traduzione di Carla Reschia)

La Stampa, 14 maggio 2015

* Amartya Sen  ha ricevuto il Premio Nobel per l’Economia nel 1998

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>