Michela Marzano “Mi dimetterò presto. Con Matteo solo incapaci, forse seguirò Civati”

michela marzanoRoma. «Letta e Bersani mi chiesero di entrare in Parlamento per continuare a occuparmi di quanto insegno all’università: i diritti individuali. Dissi sì a un partito di sinistra e ai suoi valori. E invece… ». E invece la deputata del Pd Michela Marzano, una cattedra di filosofa morale a Parigi, è rimasta delusa.
Vuole lasciare il Parlamento?
«Penso di dimettermi, sì. Di tornare al mio lavoro di intellettuale. Di certo non arrivo a fine legislatura, però vorrei restare fino all’approvazione della legge sull’accesso alle origini e sulle unioni civili. Mi do ancora qualche mese per evitare che vengano stravolti».
Si dice delusa. Da cosa, in particolare?
«Dal Pd, da come funziona, da come si allontana sempre di più dai valori di sinistra».
Potrebbe lasciare il Pd per seguire Civati?
«Non lo escludo. Finché resto, il “dove” mi colloco è una questione aperta. E mi domando: se muta il dna di sinistra, sono io che abbandono il Pd o lui che abbandona me? Civati lo osservo, cerco di capire il suo progetto».
Boccia anche il Pd di Bersani. Allora perché si è candidata?
«La vera natura del Pd l’ho capita standoci dentro. Ho capito che si stava sbriciolando quando non hanno preso atto della “non vittoria” del 2013, come fatto dai leader inglesi in queste ore che si sono tutti dimessi».
E Renzi? Lo ha sostenuto alle primarie.
«Non mi pento. Non avrei votato Cuperlo: vedo nella minoranza logiche vecchie. Renzi prometteva un cambiamento radicale, necessario. Però ha raccattato pezzi di Scelta civica, mutando la natura del Pd. Cosa c’è di sinistra nella riforma della scuola? I più bravi, da noi, semplicemente non contano ».
E chi conta, oltre al premier?
«Mi disturba il modo in cui Renzi gestisce il potere. Si circonda di incompetenti e incapaci, così da poter decidere tutto lui. Ma non basta volere per potere. Esistono i limiti del reale che non si piega all’onnipotenza della volontà».
Voterà ancora la fiducia? Sull’Italicum non c’era.
«Ho il senso di appartenenza a un gruppo. Ho detto sì alla fiducia sull’Italicum, ma non c’ero al voto finale. Ero bloccata in aereo».
Ha chiuso con l’Italia e torna in Francia. Non teme di rendersi antipatica?
«“Nemo propheta in patria”, purtroppo. Il problema non è essere antipatica, ma non seguire il mondo come va. Ho lasciato l’Italia con sofferenza, sono tornata con orgoglio per restituire qualcosa. Meglio tornare in Francia se restare implica tradirsi».

la Repubblica, 9 maggio 2015

 

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