Famiglia Novecento

La famiglia è una componente fortemente politica della società, in quanto ambito privilegiato  di interiorizzazione dei valori culturali. Questo è l’idea guida che caratterizza l’incontro di presentazione del libro “Famiglia novecento” con l’autore Paul Ginsborg, storico; e l’antropologa Amalia Signorelli, nota opinionista televisiva, organizzato dal Circolo di Roma di Libertà e Giustizia.

“La famiglia – dice il professore Ginsborg – è stato molto poco raccontata nei primi anni del ‘900  e ancora meno dipinta, quasi fosse solo un aggregato biologico dedicato alla riproduzione. Sono le dittature a scoprire le potenzialità “politiche” della famiglia. Servono cittadini plasmati ad immagine e somiglianza delle nuove ideologie. I “programmatori di masse” si mettono subito al lavoro per entrare nella pedagogia familiare e condizionarla.  L’obiettivo è sfornare cittadini profondamente – cioè affettivamente – legati al regime e al suo capo, in modo da non opporre alcuna resistenza ai sacrifici che il suo “supremo volere” comporterà.  Ma anzi, aderirvi con entusiasmo, perché nel suo verbo s’identifica il bene della patria.

“In Germania, la propaganda di Goebbels punta sulla superiorità biologica della famiglia “ariana” come legante potere pubblico e educazione privata. Ma è il fascismo ha modellare la perfetta famiglia italica, con la superiorità indiscussa dell’uomo, a cui si contrappone  la subalternità docile della donna, che adempie al suo ruolo solo se prolifica e totalmente dedita ai “lavori donneschi”.  Il regime inculca i suoi valori contendendo i giovani al tempo familiare, organizzando “corpi paramilitari” minorili, per poter disporre di soldati pronti alle sue politiche belliche. La politica di incremento demografico è la reazione allo shock degli oltre 8 milioni di morti provocati dalla prima guerra mondiale, una cifra catastrofica per il numero di abitanti del tempo.

La professoressa Signorelli avvicina la sua lente di antropologa sui rapporti tra familiari e extrafamiliari, per coglierne le interferenze meno visibili.

“Questo libro – pieno di foto meravigliose – porta all’analisi antropologica dello scambio “protezione-prestazione” tipico del nucleo familiare. Che tuttavia diventa morboso se esteso ai rapporti sociali. E’ questa infatti la matrice del clientelismo, ovvero la dinamica della “conoscenza-favore-riconoscenza”, senza la quale non si attiva la prestazione.

“Ma ancor più chiaramente si manifesta  questo approccio nel “familismo amorale”. Fu lo studioso Edward Banfield  a coniare questa definizione nel 1958, quando scelse di trascorrere sei mesi in uno sperduto paesino della Basilicata, per cercare di capire quale fossero i criteri di dedizione vigenti nella piccola comunità. Arrivò così presto a dire che ognuno riteneva giusto occuparsi solo della propria famiglia, nella convinzione che gli altri facessero la stessa scelta.

“Ecco, questa modalità è ancora profondamente radicata nella cultura familiare e sociale presente. E purtroppo costituisce il grande ostacolo alla democrazia. Non solo in Italia, ma in tutti i paesi dove la famiglia satura tutto lo spazio di relazioni qualificate del singolo. Per esempio, molti antropologi considerano difficile la ripresa in Grecia non solo per i problemi economici che vive, ma soprattutto per la sua composizione sociale non coesa, a causa della “granulosità” di forti famiglie, in competizione tra di loro.

“Lasciatemi concludere anche con un riferimento al “partito-famiglia”, un’altra delle anomalie nostrane. Che riprende in pieno lo schema che abbiamo tratteggiato di un leader paternalista, a cui si stringono i suoi “intimi” legati da forti vincoli di fedeltà, funzionali proprio all’approccio “protezione-prestazione”.  Una cultura che favorisce la corruzione, percepita come “moralmente attutita” se operata a favore del partito, così come viene derubricato il singolo che viola la legge per avvantaggiare moglie e figli. Forse aveva ragione la rivoluzionaria russa Kollontaj, quando diceva che ” occorre rivoluzionare la famiglia per rivoluzionare la società”. Ma venne abbandonata e presa per pazza, persino dai bolscevichi”.

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