Lo stop del leader di Sinistradem: “C’è la debolezza del governo, la sua arroganza”

cuperloRoma. «Renzi non soffi sulla brace della divisione. È offensivo sostenere che chi dissente sull’Italicum colpisce la dignità del Pd». Gianni Cuperlo, leader di Sinistradem, rivolge un ultimo appello al premier e dà l’altolà all’ipotesi di voto di fiducia.
Cuperlo, 14 mesi di discussione sull’Italicum sono pochi?
«No, sono troppi i 9 anni di Porcellum. Ma per non ripetere quell’errore drammatico ora va approvata una buona riforma».
I circoli dem, i militanti, stanno dalla parte del premier?
«Ma non è mica uno scontro tra tifoserie. Qua si decide del modello di partecipazione, rappresentanza, democrazia».
La lettera di Renzi si appella al senso di comunità del Pd?
«Chi guida una comunità dovrebbe tenerla unita, non soffiare sulla brace della divisione. Dire che toccare l’Italicum vuol dire far fallire il Pd e colpirne addirittura la dignità è un’offesa verso chi fa una battaglia a viso aperto per migliorare le riforme ».
La sinistra dem è vincolata però alla conta interna?
«Sa qual è il problema? Che in questo passaggio si confrontano due fragilità. Quella del governo è la debolezza dell’arroganza che si coglie anche solo nell’idea che si possa approvare la legge elettorale con un voto di fiducia. Dire che l’Italicum è migliorato non basta. È possibile che il governo strappi la classica vittoria di Pirro, ottenga la “sua” legge elettorale, ma aprendo una stagione di tensioni e rancori.
E l’altra fragilità?
«E’ la debolezza di chi chiede di migliorare la legge ma senza un popolo praticante alle spalle. Non ho letto appelli di intellettuali e studiosi. Non ho visto crescere un sentimento di allarme verso uno strappo della prassi istituzionale. Ecco, da questa morsa bisogna provare a uscire ».
Ma un partito come si tiene?
«Rovescio la domanda. Si ripete che abbiamo votato, che il paese non capirebbe un altro rinvio. E allora si cambiano le regole contro le opposizioni e rischiando un dissenso forte nel Pd? Con alcune modifiche la legge sarebbe approvata a luglio senza strappi. Allora chi è che vuole impedire di dare all’Italia una riforma condivisa dopo anni di spallate reciproche?».
Renzi però dice che avete discusso e votato molte volte. Rispetterete quei voti?
«Renzi dice “si fa come dico io perché ho vinto le primarie”. Non ho mai messo in dubbio il suo diritto a guidare il partito e il governo, ma è lui a dover decidere se vuole governare questo processo da solo, reclutando i singoli sotto l’ombrello del potere, o se pensa che un gruppo dirigente è fatto della fatica di ascoltarsi».
Come voterà sulle pregiudiziali di costituzionalità?
«Seguendo le indicazioni del mio gruppo».
Ci saranno agguati con il voto segreto?
«Nessun agguato e per quanto mi riguarda nessuna richiesta di voto segreto».
Se ci fosse la fiducia cosa farà?
«Mettere la fiducia sulla materia che più di ogni altra dovrebbe essere condivisa sarebbe uno strappo gravissimo. E anche un modo per avvicinare le urne. Con buona pace di precari, scuola e lavoro. Ci si pensi non una ma cento volte».
Perché è così indigeribile l’-Italicum?
«Ho sempre detto che il problema è l’intreccio tra riforma costituzionale e legge elettorale perché da lì verrà il modello di democrazia destinato a imporsi. Il sentiero si è fatto stretto ma ritengo che un tentativo vada condotto fino all’ultimo».
Eppure è l’Italicum a garantire meglio la governabilità?
«La governabilità vive assieme alla rappresentanza e ai contrappesi dovuti quando si cambia la forma di governo. Si migliori l’Italicum oppure si riveda il Senato scegliendo la via del Bundesrat con le garanzie che ancora non ci sono. E la legge elettorale entri in vigore con il completamento della nuova Costituzione. Non voglio sabotare, cerco una soluzione forte nel tempo».

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