La minoranza Pd sfida il premier: “Ci dia il nuovo testo del Senato”

image«Renzi ci propone il Senato alla tedesca? Allora ci dia anche la legge elettorale tedesca…», scherza nel mezzo del Transatlantico il giovane deputato Pd Enzo Lattuca, uno dei dieci rimossi dalla Commissione affari costituzionali per indisponibilità a votare l’Italicum. Diffida, e come lui altri della minoranza, di quell’offerta che, con cautela e in modo discreto, renziani del cerchio stretto stanno facendo trapelare: rimettere mano alla riforma costituzionale andando verso il modello del Bundesrat tedesco, l’organo attraverso cui, in Germania, rappresentanti degli esecutivi dei lander partecipano al potere legislativo.

«Per me va benissimo il Senato alla tedesca, ma significa ricominciare da capo. Davvero gli sta bene? Bene, allora sospendiamo subito i lavori sull’Italicum e andiamo avanti con la nuova riforma del Senato», propone provocatoriamente Rosy Bindi: «Io non sono disponibile a nessuno scambio con la legge elettorale, ma quantomeno vedere cammello…», ironizza. Nessuno scambio ma il punto, ovviamente, è il legame della legge costituzionale con il contestato (dalla minoranza dem) Italicum. Che lunedì arriva in Aula e probabilmente già martedì passerà attraverso le forche caudine del primo voto segreto: Fi, M5S, Sel e Lega stanno preparando le pregiudiziali di costituzionalità e forzisti, leghisti e vendoliani chiederanno, appunto, il voto segreto. Spetta alla presidenza decidere se concederlo o meno, eventualmente consultandosi con la Giunta per il regolamento, ma in Forza Italia c’è già chi, come il fittiano Rocco Palese, si dice certo che non potrà essere negato.
«Il Senato alla tedesca? Se è una proposta reale la metta nero su bianco, ma temo non lo sia», sospira Nico Stumpo, che la pensa un po’ come Bersani («non lo faranno mai, ci stanno portando a spasso», ha detto ieri alla Stampa). Se ne sta ragionando, insiste un renziano. Ma, fanno notare dalla corrente più numerosa di minoranza, Area riformista, per aprire un ragionamento occorre prima un chiarimento tra il segretario Renzi e il capogruppo dimissionario Roberto Speranza, leader di Ar. Per ora non si sono sentiti, solo qualche cenno in Aula. Ma un incontro è dato per scontato a breve da entrambi i fronti: ne hanno avuto la netta sensazione ieri alcuni amici di Speranza, quando hanno saputo che il vicecapogruppo Rosato ha rinviato una riunione che era già fissata per eleggere il nuovo capogruppo. Anche un bersaniano in questa fase dialogante come Davide Zoggia, uno che sull’ipotesi Bundesrat dice «sono per andare a vedere, non mi arrocco sul fatto che debba essere cambiato l’Italicum e basta», insiste su un punto: «L’interlocutore deve essere Speranza». C’è ancora qualche giorno: dal 5 maggio i voti sull’Italicum entrano nel vivo.

La Stampa, 24 aprile 2015

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