Alfredo D’Attorre: Inaccettabili i ricatti aberranti. Non parteciperò a scrutini blindati e mi schiererò contro la legge

ROMA «L’ipotesi della fiducia è aberrante. Se fosse posta, non parteciperei al voto. E nel voto finale mi esprimerei, a viso aperto, contro la legge elettorale». Alfredo D’Attorre non si tira indietro e ribadisce fino in fondo il suo dissenso sulla gestione del Pd e sull’Italicum.
Perché sarebbe così grave?
«Si mette il Parlamento sotto ricatto. Solo due volte nella nostra storia si è chiesta la fiducia sulla legge elettorale: durante il fascismo, con la legge Acerbo del 1923, e con la legge truffa del 1953. Che fu una delle pagine più oscure e portò al ritiro dalla vita politica di Alcide De Gasperi».
Si fa capire che, se non si chiederà il voto segreto sul voto finale, non saranno poste le fiducie.
«Io il voto segreto non lo chiederò e auspico che non ci sia. Ma è insostenibile giustificare il ricorso alla fiducia sulla base di una possibilità prevista dal regolamento proprio per leggi così delicate. Voglio continuare a pensare che il governo sostenuto dal Pd non metterà la fiducia su una legge cardine. È imbarazzante il solo fatto che se ne parli».
E se si arrivasse fino a lì?
«Mi auguro che nel governo si manifestino apertamente le voci contrarie. È ora il momento di parlare. Ci sono ministri che hanno una storia di sinistra e che non possono tacere».
Lei che farebbe?
«Non sarei disponibile a votarla. Non lo farei nemmeno su una legge elettorale da me condivisa. La fiducia su una materia del genere è incompatibile con l’equilibrio democratico. Sarebbe una compressione intollerabile del Parlamento».
Qualcuno la seguirebbe?
«Penso che nel gruppo questa scelta possa creare rigetto e resistenza in una fascia più ampia di quella che si immagina. Ma su queste materie come non c’è disciplina di partito, non c’è disciplina di corrente. Ognuno deciderà secondo la sua coscienza».
La fiducia sarebbe incompatibile con la sua permanenza nel Pd?
«Sarebbe incompatibile con il Pd la scelta della fiducia. E sarebbe incompatibile con i nostri valori. Una scelta che lascerebbe una macchia indelebile sulla nostra pelle».
E senza fiducia?
«Non capisco l’insicurezza di Renzi. Senza fiducia, si ripristinerebbe una normale dialettica. Se gli emendamenti non passassero, voterei contro. Ma sarebbe fisiologico».
Speranza si è dimesso da capogruppo, ha fatto bene?
«Ha fatto un atto di grande dignità, forza e coraggio. Che lo abbia fatto una persona del suo equilibrio, che non può essere tacciata di anti renzismo, avrebbe dovuto far riflettere. E invece si cerca di far passare in cavalleria anche le sue dimissioni. Del resto, per ben tre volte in commissione non c’è stato confronto. E la rimozione dei dieci membri della minoranza è un fatto senza precedenti. Credo che Renzi stia perdendo la misura».

Corriere della Sera, 24 aprile 2015

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