Alla nostra sinistra qualcuno farà un partito

Roma. Presidente Rosy Bindi, voterà l’’Italicum?
«Senza cambiamenti, il legame tra legge elettorale e riforma costituzionale mi porta a non partecipare al voto».
Nascerà un nuovo partito a sinistra?
«Non lo so. Ma l’’assemblea è stato uno spartiacque importante. Le dimissioni del capogruppo non possono essere derubricate a ordinaria amministrazione, “grazie per il lavoro svolto e diamo la parola al primo iscritto”».
Speranza deve ripensarci?
«Sono dimissioni vere, non di facciata. Un atto serio, grave e con una sua portata etica, perché significa prima le idee e poi i posti. Che altro deve succedere perché una comunità politica si fermi a riflettere?».
Non avete votato in 120, ma ha vinto ancora Renzi.
«Se misuriamo i rapporti di forza numerici vince lui, non ho dubbi. Ma esiste anche un aspetto morale e se si continua a colpi di maggioranza, si perde tutti. Centoventi voti sono tanti, un terzo del gruppo».
Renzi non ha i numeri?
«Io rifletterei. La legge elettorale non si fa con i maldipancia delle opposizioni, le dimissioni del capogruppo e un terzo di deputati del Pd contrari. Un dissenso che finalmente anche costituzionalisti ed editorialisti autorevoli hanno fatto proprio nei loro commenti».
In aula proverete ad affossare la legge?
«In aula faremo la nostra battaglia e poi c’’è il voto segreto. Io ho presentato due emendamenti di sistema, premio di lista e di coalizione e apparentamento al secondo turno».
Per i renziani l’’apparentamento serve a far pesare i vostri voti dopo la scissione…
«Le leggi elettorali si fanno in un tempo e in uno spazio e poiché Renzi ha detto che nessuna legge è perfetta, nell’’Italia di oggi chi vuole il bipolarismo deve aiutare la ricomposizione dei campi politici e quindi del centrodestra».
Lavora per Berlusconi?
«Lavoro contro la mutazione genetica del Pd, che passa da partito comunità a partito del leader. Se tutti fanno la corsa per entrare nel partito che prende il premio, dalla Tinagli a Migliore, è chiaro l’’elemento unificante diventa solo il capo del partito».
Non le piace vincere?
«Non con il partito della nazione, che per prendere tutto ripropone il consociativismo e le larghe intese degli interessi al proprio interno. Sa chi fa il gioco dell’’oca? Chi vuole una legge che ci fa tornare a vent’’anni fa, a prima del Mattarellum».
Crede davvero che riuscirete a cambiare l’Italicum?
«In Parlamento si vota e chi la pensa diversamente dal governo si può saldare. Temo poi che la riforma del Senato avrà vita complicata. Renzi avverte che se non passa l’’Italicum si va a votare, ma c’’è chi dice che si va a votare se passa. Vediamo chi vince la scommessa».
Punta a far cadere Renzi?
«Non mi comporterò da 101, farò la mia battaglia a viso aperto. Con l’’unità del Pd le riforme si possono fare bene, c’’è tempo fino al 2018 per dare al Paese la svolta che tutti auspichiamo. Fidiamoci gli uni degli altri».
Come fa Renzi a fidarsi di chi evoca la scissione?
«A proposito di malignità, chi ha voluto la soglia del 3%, che ha l’’effetto perverso di sbriciolare le minoranze? Noi o lui? È studiata da colui che dà le carte per costruire il partito pigliatutto. Come si dice mazziere in francese, che in italiano suona brutto?».
E se c’’è la fiducia?
«Non credo che voglia passare alla storia come colui che ha messo la terza fiducia sulla legge elettorale. Dopo la legge Acerbo e la legge truffa, la legge Renzi Boschi».
Se passa uscirete dal Pd?
«Io sono troppo vecchia per essere interessata a nuove avventure politiche, ma qualcuno lo farà un partito a sinistra del partito della nazione. Con il 3% è stato dato uno strumento elettorale a una possibile operazione politica, che prenderà molto di più. Camusso ha detto che non vota più Pd e la coalizione sociale di Landini ha senso, con un governo così».

Il Corriere della sera, 17 aprile 2015

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