Non saboto il partito ma se fossi ligure non voterei la Paita”

Per Renzi io remo contro? Ma se la mia area fa in tutta Italia campagna per il Pd Se i sondaggi danno Pastorino al 20% forse il problema non è lui, ma il disagio a sinistra Surreale l’’accusa di lavorare per Toti. Non sono io quello che ha amici a destra
ROMA «Mi fanno passare per matto, ma la verità è che c’’è un elettorato di sinistra a disagio. Renzi non se ne occupa. Oppure fa la mia caricatura, sostenendo che sono un sabotatore o che Bersani è della vecchia guardia». A Pippo Civati non piace passare come quello che rema contro il partito.
Sostiene Renzi: “Civati gioca a fare perdere il Pd”.
«Perché scusi?».
Perché in Liguria Pastorino corre contro Paita. Le sembra normale?
«Ma lo sa che in tutta Italia ci sono candidati della mia componente che fanno campagna per il Pd? E lo sa che a me questa scissione silenziosa addolora, perché perdo tanti di quelli che stavano con me e che mi stimano?».
Resta il fatto che Pastorino rischia di far perdere il Pd.
«Tutto risale a due mesi fa. Ci sono state le primarie, i brogli e l’’addio di Cofferati. Eppure nella segreteria nazionale non se n’’è occupato nessuno. Pastorino, tutta la mia componente ligure e molti altri esponenti della sinistra, da allora, non vogliono stare con Paita. Dopo non aver fatto nulla per mesi, Renzi li indica come i nemici. È sbagliato ragionare così. Anche perché se i sondaggi danno Pastorino al 20%…».
Perché non condanna chi corre contro il suo partito?
«Ma come faccio a prendere le distanze da persone che non si sentono più rappresentate e mettono in discussione le proprie carriere uscendo dal Pd?».
Civati, se lei fosse ligure voterebbe Pastorino o Paita?
«Non sono ligure, né sto facendo campagna elettorale per Pastorino. Però non posso essere ipocrita: non condivido molto con Paita, mentre a Pastorino voglio bene. Il problema comunque non è ligure, ma nazionale».
È vero che tratta con il berlusconiano Toti per far perdere la candidata dem?
«Da non avere candidati ad averne due, adesso… Seriamente: un’’intesa con Toti è surreale. In ogni caso quello che ha amici a destra, in Liguria, non sono certo io».
Insomma, non c’’è un piano per logorare il partito?
«Io sono nel Pd, mentre molti dei miei elettori non votano più per noi o si trovano di fronte a gravi dilemmi quando vedono che approviamo queste riforme o il Jobs act. Guardi la Sicilia».
Che c’’entra la Sicilia?
«In molti, lì, hanno deciso di uscire per il perpetuarsi del governo delle larghe intese. Senza dimenticare il caso di Rita Castellani in Umbria: va verso le dimissioni dalla direzione nazionale. Ecco, sia chiaro: non glielo ho ordinato io!».
Dicono i renziani: “Noi però a Venezia sosteniamo Casson, che è civatiano”. Come replica?
«Un momento: Casson ha vinto primarie regolari. Dove la partita è corretta, il centrosinistra non si rompe. Se invece i problemi si minimizzano, esplodono».
Lei è intenzionato a seguirli?
«Non è detto che farò come Pastorino, né che resti per sempre nel Pd. Magari resto a casa, come mi chiedono molti renziani e come fanno già molti elettori di centrosinistra».

la Repubblica, 8 aprile 2015

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