Intercettazioni: Sabelli (Anm), attenti ad allargare troppo il divieto di pubblicare. Su corrotti e risorse non vedo lo stesso coraggio

Roma – In queste ore Rodolfo Sabelli, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, è in trasferta a Reggio Calabria dove, oltre a partecipare al congresso di Md, ha fissato una serie di appuntamenti con i capi degli uffici giudiziari: «Qui a Reggio le emergenze diventano drammatiche. Mi riferisco alla criminalità organizzata e alla corruzione che marciano di pari passo: ormai i due fenomeni messi insieme rappresentano un vero pericolo per la democrazia. Per questo dico che se si parla di priorità per la giustizia non si può certo partire dalle intercettazioni. L’impegno, e tanto coraggio, va rivolto anzitutto sul tema della lotta alla corruzione e sulle risorse per la giustìzia». La maggioranza ha accelerato su prescrizione e corruzione. C’è stata l’annunciata inversione di tendenza «Sì, c’è stata una inversione di tendenza ma non basta. Il percorso è ancora lungo». Cosa manca ancora per combattere la corruzione «Servono gli stessi strumenti utilizzati contro la criminalità organizzata. La ‘ndrangheta la tocchi con mano non solo in Calabria: è un fenomeno globale che ovunque genera corruzione. Ci sono anche le convenzioni di Strasburgo e di Merida che indicano strumenti efficaci contro al corruzione: le attività sotto copertura e il ritardato sequestro, tanto per citarne due. Per la corruzione aumentano della metà i tempi di prescrizione. È abbastanza «È vero, si interviene con un regime speciale sul reato di corruzione. Ma noi abbiamo un altro obiettivo: la prescrizione andrebbe interrotta dopo la condanna di primo grado. Chiediamo processi più brevi e non più lunghi. Altrimenti, si rischia La condizione Un indagato può essere intercettato quando parla di cose irrilevanti e queste vanno stralciate che l’estinzione del reato per prescrizione diventi il vero oggetto del processo». Sulla pubblicazione delle intercettazioni vi opporrete all’annunciato «giro di vite» «Mi ha colpito il dibattito che si è sviluppato intorno all’esigenza di regolare la pubblicazione delle intercettazioni irrilevanti. Noi siamo contrari alla pubblicazione indiscriminata di ciò che non è attinente al processo. Ma bisogna fare attenzione perché già in passato alcuni testi legislativi hanno provato ad allargare a dismisura il perimetro della non pubblicabilità degli atti». Il ministro Lupi, non indagato, si à dimesso dopo la pubblicazione delle intercettazioni in cui parlava con gli indagati della camera di suo figlio ma anche di appalti. «Non voglio fare riferimenti al caso specifico. Però va detto, in generale, che un indagato può essere intercettato quando parla di cose assolutamente irrilevanti, e queste vanno stralciate, e allo stesso tempo un non indagato può essere indi rettamente intercettato quando parla di aspetti attinenti all’inchiesta seppure non di rilevanza penale». Il governo ha fatto stralciare dal decreto antiterrorismo la norma sulle intercettazioni dei dati e delle e-mail. «Il profilo del terrorismo internazionale pone un problema molto serio e l’acquisizione dei dati informatici è strumento importante. Tuttavia, va evitato il rischio di acquisizione indiscriminata dei dati svincolata da motivate esigenze di indagine». Lei ha detto che lo Stato «accarezza i corrotti e da schiaffi ai magistrati». Eppure il premier Renzi ha elogiato l’azione della procura di Firenze sugli appalti. Pace fatta con la politica «L’impegno della magistratura è un fatto. Chiediamo alle istituzioni di manifestare apprezzamento per il nostro lavoro soprattutto con scelte concrete. A partire dalle risorse e dal personale, due aspetti che non sono neutri. Anzi…».

Il Corriere della Sera, 27 marzo 2015

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