LA LETTERA/La corruzione ci costa 60 miliardi l’anno: 5 proposte per batterla

imageCaro direttore, la lotta alla corruzione è più che mai una priorità per l’Italia. Non soltanto per l’emergere dell’ennesimo nuovo filone di indagini, ma soprattutto perché la riduzione del fenomeno corruttivo è essenziale per sostenere i segnali positivi di ripresa Quest’ultima si consolida solamente con un aumento significativo degli investimenti e al momento in Europa manca una propensione agli investimenti del capitale privato sufficiente a sostenere, da sola, la ripresa. Ci vogliono dunque nuovi e significativi investimenti pubblici (Mariana Mazzucato su Repubblica del 16 marzo ), i quali però sono di dubbia efficacia in presenza di elevati livelli di corruzione (Centro Studi Confindustria, dicembre 2014). Per consolidare la ripresa economica è quindi necessario quello che Roubini ha efficacemente chiamato un “attacco frontale” alla corruzione. Questa offensiva è peraltro necessaria anche per combattere le mafie e la criminalità organizzata (Procuratore antimafia Scarpinato). Per questi obiettivi servono senza dubbio le nuove norme penali che ci raccomandano da tempo le principali organizzazioni internazionali ( Onu, Consiglio d’Europa e Ocse ) e delle quali tanto si parla e poco si è realizzato. Occorre il coraggio di adottare, in un colpo solo, tutte le regole che—anche a livello internazionale— sono considerate indispensabili, con riguardo almeno ai seguenti punti: 1) estensione della durata e interruzione/sospensione della prescrizione; 2) pene e sanzioni economiche efficaci e dissuasive (inclusa l’estensione ai reati di corruzione delle misure di sequestro/confisca previste dal Codice Antimafia ) ; 3) reintroduzione del falso in bilancio; 4) non-punibilità per chi si auto-denuncia e collabora con la giustizia; 5) procedibilità d’ufficio per la”corruzione tra privati”; 6) estensione dell’ambito di ammissibilità delle intercettazioni per i reati contro la pubblica amministrazione. Il ddl Grasso in parte andava in queste direzioni, ma nel suo lungo e ancora incompiuto iter parlamentare è stato progressivamente svuotato e gravemente indebolito. Ma ancor più urgentemente serve un piano governativo di azioni concrete che, in tempi brevi, riduca il “prelievo” di 60 miliardi l’anno gravante sul nostro Pil a causa della corruzione (stime Commissione europea e Corte dei Conti). È quasi superfluo sottolineare l’effetto positivo che tale piano potrebbe avere sulla fiducia degli investitori esteri, inducendoli a considerare nuovi investimenti in Italia, anche in associazione con investimenti pubblici. Un piano governativo anticorruzione si può fare subito, perché non richiede un iter parlamentare, se non in misura limitata. Ilpiano può essere insomma la vera cartina di tornasole della effettiva volontà del Paese di segnare rapidamente una svolta decisiva contro la corruzione. Oggi in Italia esiste un “piano anticorruzione” emanato dali’Anac (l’Autorità per la prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione, presieduta dal Dott. Cantone);  si tratta di uno strumento importante, che però è focalizzato sulla prevenzione, è limitato al settore delle pubbliche amministrazioni (anche se —come anticipato da Repubblica il 23 marzo— verrà esteso alle società a partecipazione pubblica) e richiede tempi lunghi per dare risultati tangibili. La lotta alla corruzione impone azioni concrete a 360 gradi, anche in tema di repressione, prevenzione verso le imprese private, riorganizzazione amministrativa e comunicazione. Per tutto ciò serve quindi un piano di azioni più ampio, che vada oltre le ristrette competenze dell’Anac e che provenga direttamente dal Governo.

Un buon esempio pratico cui ispirarsi è il piano anticorruzione recentemente adottato dal governo inglese, che consta di 66 azioni specifiche, tutte ispirate alla best practice internazionale e articolate sulle aree fondamentali di contrasto alla corruzione. Ciò che colpisce molto positivamente di questo piano è la sua concretezza e la ferma volontà, che esprime in modo convincente, di combattere la corruzione attraverso l’assunzione di un impegno incondizionato proveniente direttamente dal governo. Nessun governo italiano ha mai fatto nulla di paragonabile, ma un piano di questo tipo potrebbe davvero segnare una svolta di grande impatto.

Un piano anticorruzione italiano, sulla base dell’esempio inglese, dovrebbe agire almeno sulle seguenti aree: 1) Scoperta e repressione: potenziamento dell’attività di “intelligence”, mediante creazione anche in Italia di un’unità investigativa dedicata all’anticorruzione e al sequestro/ confisca dei patrimoni di corrotti e corruttori; impiego di banche dati e dei sistemi informatici di fraud detection ormai disponibili sul mercato ( sistemi in grado di scoprire “Red Flags” di possibili condotte illecite su cui investigare); impiego di agenti infiltrati; rafforzamento del whistleblowing, mediante un ufficio pubblico dedicato a raccogliere le denunce di corruzione anche via internet (come l’”Office of Whistleblower” degli Stati Uniti), che garantisca ai denunciami protezione, anonimato e una ricompensa economica commisurata al beneficio ottenuto dallo Stato. 2) Prevenzione: ulteriori azioni perdareconcretezza ed effettività al piano di prevenzione varato dali’Anac (in particolare favorendo l’implementazione effettiva e rapida dei principali presidi previsti da tale piano, in tema di nomina dei responsabili della prevenzione, trasparenza, “Whistleblowing” e formazione); azioni specifiche di prevenzione per singolisettori”arischio”,come”grandiopere”, sanità, previdenza, fisco, giustizia, ecc., prendendo a base i vari studi che già esistono. 3) Collaborazione delle imprese: incentivare le imprese private ad adottare programmi di compliance anticorruzione e ad aderire a “iniziative collettive” contro la corruzione, per esempio condizionando all’adozione di tali misure l’accesso ad appalti, concessioni e finanziamenti pubblici; i programmi anticorruzione sono volti a prevenire e, in ogni caso, a scoprire tempestivamente e neutralizzare eventuali condotte corruttive di esponenti di un’impresa.A livello internazionale tutte le maggiori imprese adottano e attuano seriamente questi programmi ed esistono ormai numerose guide emesse dalle maggiori organizzazioni (Onu, Ocse, Ice, World Bank, Transparency, ecc.) che spiegano come i programmi devono essere strutturati, attuati e anche monitorati per verificarne la serietà; le “iniziative collettive” consistono in un patto tra un gruppo di imprese con cui ciascuna di esse si impegna ad astenersi da qualsiasi pratica corruttiva e accetta di subire sanzioni in caso di violazione di questo obbligo; la diffusione delle “iniziative collettive”, insieme con l’adozione dei programmi di compliance anticorruzione, può ridurre in modo drastico le dimensioni del fenomeno corruttivo, poiché riduce la platea delle imprese inclini alla corruzione e le emargina dal mercato. 4) Riorganizzazione amministrativa: rafforzare il sistema dei controlli (troppo depotenziato fin dalla riforma del 1994); ridurre i tempi dei procedimenti decisionali delle amministrazioni; ampliaregliistitutidi interlocuzione dell’amministrazione con i privati, rendendo più trasparente ogni rapporto; razionalizzare e ridurre i centri decisionali, in modo particolare nei settori più a rischio di corruzione. 5) Comunicazione: campagna di informazione e sensibilizzazione, per segnare una svolta culturale nel Paese e per incentivare l’adesione dei cittadini e delle imprese alle azioni previste dal piano; sradicare dalla cultura italiana la indulgenza e auto-indulgenza verso la corruzione che sono tra le cause della situazione attuale; stimolare il ricorso dei cittadini al whistleblowing, facendo comprendere che la corruzione non va tollerata, ma anzi va denunciata a tutti i livelli. Insomma, è giunto il momento di uscire dagli equivoci. Non è più credibile dire di voler combattere la corruzione e limitarsi a varare nuove norme penali a macchia di leopardo, che nascono già deboli a causa dei compromessi politici che le precedono. Le norme che ancora servono vanno tutte adottate, senza limitazioni e in tempi rapidi. Ma ancor più rapidamente, deve essere varato un piano di azioni concrete contro la corruzione, un piano su cui il Governo deve “mettere la faccia”per dare un messaggio inequivocabile di svolta. Un tale piano può essere decisivo non solo perché capace di produrre effetti di prevenzione e dissuasivi in tempi molto più brevi delle norme penali, ma anche e, soprattutto, perché in grado di produrre un impatto immediato sull’opinione degli investitori e della comunità internazionali e sulla loro propensione a investire nel nostro paese, così sostenendone la ripresa economica.

(*) Avvocati

La Repubblica

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