Bindi: andrò in piazza assieme agli operai. Sembro all’’opposizione? Non mi dispiace

 Roma. «Se non fermiamo questa riforma elettorale e costituzionale, l’’evoluzione più probabile è la mutazione genetica del Pd in partito della nazione. E, inevitabilmente, nascerà una nuova forza a sinistra». Rosy Bindi è una delle esponenti più combattive nel sostenere la necessità di rispondere al «renzismo».
Per Renzi, la minoranza «ha la simpatica abitudine di trattarci da usurpatori».
«Fa male ad archiviare i problemi così. Dire che lo trattiamo da usurpatore è una semplificazione vicina alla mistificazione. So che ha vinto un congresso. So anche che è andato al governo senza candidarsi alle elezioni. So anche, e glielo riconosco, che sta facendo riforme che in passato altri non sono riusciti a fare, ma non può ignorare che in molti stanno lasciando il Pd».
Riforme che però non le piacciono.
«Ci sono provvedimenti che, se ci fossero stati proposti da altri governi, avrebbero avuto la nostra netta opposizione. Penso alla responsabilità civile dei giudici, al Jobs act. La riforma della Costituzione porta a uno snaturamento della democrazia parlamentare e a uno scivolamento verso un presidenzialismo di fatto, senza garanzie. E poi vedo che su lotta alla mafia ed evasione fiscale, vere palle al piede della ricrescita, si temporeggia, quando si dovrebbe volare».
Parla come fosse all’’opposizione.
«Non ho mai votato contro, ma non mi dispiace essere definita così. Non ci siamo astenuti su dettagli ma su provvedimenti che sono l’’ossatura del Paese. C’’è un’’anomalia: il governo non ha opposizione. I 5 Stelle devono imparare a farla, gli altri vengono delegittimati come gufi. Un errore, visto che c’’è una parte del Paese che non si sente rappresentata. Sabato ero a Bologna: al corteo antimafia di Libera non ci doveva andare solo il presidente dell’’Antimafia, ma anche il Pd. Dobbiamo ricominciare a parlare a questi mondi».
È la «coalizione sociale» di Landini.
«Landini credo sia sincero quando dice che non vuole fare un partito. Il 28 andrò a Roma, alla sua manifestazione su lavoro e democrazia. C”’è una parte del Paese che non si sente rappresentata né dal Pd né dal governo».
Come si deve organizzare la minoranza del Pd?
«Non può limitarsi a non partecipare al voto ma elaborare un progetto e proporlo al Paese. Deve bloccare queste riforme che rischiano di far nascere un partito non di centrosinistra, ma pigliatutto. Sarebbe la fine del bipolarismo. Per evitarlo, bisogna evitare ambiguità: ci si può candidare a un’’alternativa a Renzi avendo ministri e sottosegretari al governo e membri nella segreteria del partito? Non credo».
La minoranza propone un coordinamento parlamentare (Cuperlo), una «grande associazione della sinistra» (D’’Alema) e un evento in «un palazzetto» (Bersani). Con quali è d’’accordo?
«Per una volta sono ecumenica e dico che andrebbero fatti tutti e tre. Servono nuovi strumenti, non bastano le vecchie fondazioni».
Chi ha ragione nello scontro D’’Alema-Cuperlo?
«Gli eredi del partito della sinistra italiana non sanno volersi bene. Se ne dovrebbero volere un po’’ di più. In parte ha ragione Cuperlo: non sempre D’’Alema ha fatto cose di sinistra. Ma ha ragione anche D’’Alema: serve un’’opposizione più determinata».
È anche uno scontro generazionale. Voi big siete considerati un po’’ ingombranti.
«Sono contro la rottamazione, c’’è bisogno di tutti. Ma devono andare avanti i giovani».
Quali giovani? C’’è un problema di leadership.
«È vero, c’’è. Ma per ora leadership alternativa a Renzi non se ne vedono. Vanno cercate e lanciate».

Il Corriere della Sera, 23 marzo 2015 

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