Le associazioni frenano: “Sì a una rete, è presto per la politica”  

 

Lanciato a tutta birra verso la grande manifestazione del 28 marzo contro il Jobs Act, che dovrebbe segnare anche il battesimo di piazza della sua Coalizione Sociale, Maurizio Landini sembra non aver fatto i conti con la varietà di reazioni alla sua accelerata, in qualche caso veri mal di pancia, di alcune potenziali componenti del Co.So. Associazioni come Libera, Emergency, Arci, Anpi, organizzazioni studentesche e professionali, a cui aveva fatto appello in vista della formazione del futuro soggetto, da decidere se solo sociale, o anche politico. E politico in che senso (aggregazione della società civile? Movimento? Partito?). Tutti convocati per lettera all’incontro di sabato scorso, non tutti, in realtà, convinti allo stesso modo. A frenare, quasi subito, è stato don Luigi Ciotti, presidente di Libera: l’associazione nota per la sua lotta alle mafie, ha chiarito, non può “aderire” formalmente alla Coalizione proposta da Landini perché rappresenta ben 1.600 organismi, e molto diversi fra loro (dall’Azione cattolica al Sindacato dei poliziotti Siulp, dagli Scout cattolici a Confesercenti, dall’Arci a Legambiente). Cioè: no a un progetto politico unitario e vincolante eventualmente sotteso alla “chiamata alle armi” del capo della Fiom. Sì, invece, ad una “collaborazione” su grandi temi comuni come lotta alla mafia, diritti dei lavoratori, inclusione sociale. Sulla stessa linea, e però con meno distinguo e una sfumatura in più di intenzione politica, il referente toscano di Libera, don Andrea Bigalli: “ L’idea di questo coordinamento ci piace molto, i temi agitati dalla Fiom sono gli stessi di tutti noi” dice, “è giunto il momento di metterli in comune”. E se da Co.So. si arrivasse a qualcosa di politicamente più impegnativo? “Se Landini facesse un partito noi ne usciremmo, ma non credo che punti a questo, e finché non succede non vedo perché non si debba collaborare”. Ovvio, d’altra parte, fa notare Bigalli, che uno come Renzi abbia agitato questo spettro: “Il governo teme una proposta destinata a raccogliere molto consenso nel mondo delle associazioni e della società civile”. E tuttavia, se di partito non si dovrà parlare, di politica sì, eccome, senza nessuna remora: “Esistono molte domande a cui i partiti non riescono più a dare risposte, dalla lotta alla povertà a quella alla corruzione” osserva il referente toscano di Libera, “rispetto alle quali, perciò, le associazioni sono chiamate ad assumere un ruolo sussidiario”. Se non una discesa in campo, insomma, con qualcosa che le assomiglia molto.

E intanto, arriva la marcia indietro dell’Arci. In una nota su ArciReport, rivista online dell’associazione, la presidente nazionale Francesca Chiavacci parla chiaro: sì a iniziative comuni con la Fiom ed altri soggetti, no al coinvolgimento in un progetto politico che violi l’autonomia di cui l’Arci è, sottolinea Chiavacci, ”gelosa”. E grazie alla quale, spiega, “è stato possibile sviluppare l’unità tra sensibilità diverse, radicarsi nei territori, avere un’organizzazione inclusiva di tutte le opinioni che attraversano il pensiero e le pratiche di sinistra”. Solo a partire da questo distinguo, dunque, l’Arci parteciperà “a reti e alleanze che presentano sul piano dei contenuti punti di comune interesse”, in particolare sul terreno dei diritti e della giustizia sociale, prendendo parte “a tavoli, sedi, occasioni, iniziative”. Ma senza che ciò si traduca in “chiusura in recinti o particolari collocazioni”, o, peggio, “in una logica di schieramento, perché significherebbe limitare la nostra natura di soggetto indipendente e plurale ”. Come dire: nessuno pensi di trascinare una organizzazione “multifocale” come l’Arci in uno schieramento pro o controil governo Renzi, o pro o contro la Cgil, o pro o contro il Pd, “precludendone la capacità di interlocuzione, in autonomia, con partiti e istituzioni”. L’Arci ne è convinta: “Contrapporre il ruolo delle forze della società a quello dei partiti è un’operazione rischiosa”.

Molto più schierata a favore di un progetto condiviso che tenga insieme stabilmente varie componenti sociali “peraltro già abituate a collaborare sul terreno dei diritti, della difesa della costituzione e della dignità del lavoro”, è la presidente di Libertà e Giustizia Sandra Bonsanti, che avverte: “Sia chiaro che non si tratterà dell’ennesimo irrilevante partitino di sinistra”. Cosa sarà, allora? “È una scommessa”, spiega, ma una cosa è certa: “Il momento che stiamo attraversando impone di coinvolgere e collegare molti più soggetti sociali che in passato, e di sperimentare forme di lavoro comune più organizzate, con appuntamenti più frequenti, modalità nuove di scambi di esperienze e di informazioni”. La Fiom di Landini si è impegnata a “sostenere questo collegamento”, e se è vero che l’unione fa la forza, “tutti insieme riusciremo di sicuro a farci sentire”. E quanto alla deriva politica temuta dalla Cgil (e dal governo), “certo che aiutare la società civile a raggiungere degli obbiettivi significa fare politica”, osserva la presidente di Libertà e Giustizia, “ma per questo non è obbligatorio fare un partito”. In ogni caso, anche solo a giudicare “dall’isteria con cui è stato accolto, è evidente che il progetto di Landini a qualcosa serve”, mentre è infondato il timore di”una spaccatura del sindacato: ‘Noi puntiamo non a spaccare, ma a aumentare le collaborazioni”.

Un invito a “non bruciare i tempi” per dedicarsi, “in questo momento di attacco frontale ai diritti e di difficoltà materiali, a far fare intanto un passo avanti a tutte le componenti sociali, allargando ognuno il proprio orizzonte per connettersi a tutti gli altri”, viene invece da Marianna Nardi, studentessa universitaria a Pisa, rappresentante di Sinistra Per, una delle organizzazioni studentesche convocate da Landini. “Prima di pensare a una organizzazione strutturata per attaccare frontalmente Renzi, bisogna occuparsi delle cose reali, trascurate dalla politica, e partire da lì per pungolare la politica” dice. Non è il momento, insomma, di pensare a un partito.

 

la Repubblica, 20 marzo 2015

2 commenti

  • Buonasera a tutti,
    ebbene si! Sono riusciti a convincerci che fare Politica sia una cosa sporca, per gente con il pelo sullo stomaco, pronta a tutto per mantenere il potere, dalla quale, se sei una persona qualunque, è meglio stare alla larga. Addirittura il solo pensare alla remota possibilità di fondare un Partito politico (per cortesia rileggetevi la Costituzione) diventa una cosa di cui vergognarsi. Basta! Per cortesia. L’unico modo perchè le cose cambino è che persone oneste e competenti raggiungano i posti di potere e perchè ciò accada serve che tali persone abbiano la concreta possibilità di candidarsi alle elezioni ad ogni livello. Penso che non ci si possa più accontentare di proteste, per quanto nobili, su decisione prese da altri.

  • Perchè “Coalizione Sociale” abbia il successo che moltissimi sperano e desiderano cosapevolmente o meno, è indispensabile che:

    -non si rivolga ad un’area politica definita, ma a quel 97% di Cittadinanza che all’indagine demoscopica della Demos di I. Diamanti, afferma di non avere fiducia e di disprezzare l’offerta olitica attuale. A quella società sofferente sia per problemi economici che per la qualità scadente, ed in peggioramento, della nostra democrazia.

    -che intenda utilizzare quel potenziale sociale enorme non per risolvere qualche problema particolare pur importante, ma per realizzare quel “cambiamento di verso” ampio e profondo che il Paese attende, assolutamente antitetico al verso caro alla casta.

    -che non pensi per farlo ad una competizione elettorale, terreno infido fatto di promesse incerte, alle quali molti non vogliono più credere, e di risultati altrettanto incerti, che espongono al rischio di patteggiamenti e compromessi incoerenti.

    -ma che pensi invece ad una “tornata di Democrazia Diretta Propositiva” messa in atto dalla “Sovranità Popolare Realizzata” (non solo enunciata!) che esercita gli articoli della Carta che lo consentono (50 e 71 e se servisse 40).

    -e certamente non si può mobilitare il Popolo Sovrano per una sola legge che non basta a cambiare verso, ma per un insieme tale da giustificarlo: 10/15 leggi e riforme, le più attese dalla Cittadinanza, Costituzionali comprese, le più promesse e disattese dalla politica, redatte in articoli dai loro qualificati estensori, sottoscritte singolarmente da 60mila elettori secondo il 71 e inserite in un contenitore denominato “Le Tavole delle Leggi della Società Civile”, per poi lanciare la “Petizione alle Camere” secondo l’art. 50 e realizzare nel modo più semplice la Sovranità Popolare per “imporre” al Parlamento l’approvazione di tutto l’insieme.

    - ovvero: RIVOLUZIONE COSTITUZIONALE e GLORIOSA, nonviolenta e risolutiva come la 2a rivoluzione inglese del 1688, detta appunto “Gloriosa”, sotto l’alta guida di “professoroni e parrucconi”. Per ottenere riforme, per riaffermare la Sovranità Popolare, per ritrovare la Dignità di Cittadinanza, per abbattere l’arroganza della casta e di ogni altra lobby, che siano farmacisti ed avvocati, burocrati e tassisti, generali ed ammiragli, curie e mafie, perchè contro la Sovranità Popolare, non ci sono ricatti o pressioni che tengano, ma conviene solo l’ossequio.

    - e poi tornare alla Democrazia Delegata con la nuova legge elettorale e la Lista Civica Nazionale Riformatrice con Persone riconducibili alla miglior elite già citata, per continuare in un Parlamento rinnovato custode del rigore morale e culturale dei Costituenti, l’opera avviata sul territorio.

    -ma essenziale è “fare presto” perchè il tempo e le circostanze, cambio di ciclo economico, qualche (contro)riforma spacciata come ottimale, il tutto sparato con ottima efficacia comunicativa da ogni mezzo mediatico pubblico e privato, sta spostando e…

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