Landini avvisa: io e i lavoratori cambieremo l’’Italia più di Renzi. “Non faccio un partito, ma il sindacato deve essere un soggetto politico”

«Ancora non mi credono – dice – non voglio creare un partito e non esco dal sindacato. Ma il sindacato deve essere un soggetto politico, deve discutere alla pari». Maurizio Landini, intervistato da Lucia Annunziata a «In mezz’’ora» ribadisce che non ha nessuna intenzione di far nascere «Podemos» in Italia attraverso la sua «coalizione sociale» anti-Renzi. E successivamente, sentito da «La Stampa», il leader della Fiom chiarisce che il suo orizzonte è più che mai sindacale. «Mi chiedete se voglio scalare la Cgil? Penso che sia in corso una discussione, penso anche che il sindacato debba cambiare profondamente. Ne parleremo alla Conferenza di organizzazione Cgil».
Certo che per osservatori, amici e avversari talvolta è difficile capire Landini. Normalmente o si fa sindacato o si fa politica; ma per il capo dei metalmeccanici per «discutere alla pari» il sindacato deve agire come un soggetto politico. A maggior ragione ora, con un governo nemico: «siamo in una situazione straordinaria – afferma – e dunque non ci si può limitare all’’ordinaria amministrazione». Il risultato è che Landini, così, può usare due «cappelli» diversi: nei prossimi giorni la Fiom (e non la «coalizione», ancora mai formalmente fondata) incontrerà le delegazioni dei partiti per illustrare le ragioni della manifestazione Fiom del 28 marzo. La manifestazione però la Fiom l’’ha «offerta alla coalizione sociale e a tutti quelli che condividono questo percorso». Il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, ma non solo lui, si dice convinto che «proprio dalla piazza di Roma possa decollare il percorso verso la nascita di un vero soggetto politico.» Ad aprile, spiega in ogni caso Landini, potrebbe esserci una giornata di «approfondimento e di studio».
In ogni caso per il leader Fiom solo «chi è in malafede tenta di descrivere questa iniziativa dentro la logica politica. Io non sto dentro il perimetro che vuole qualcun altro, perchè io e i lavoratori il Paese lo vogliamo cambiare più di Renzi». Nel mirino c’’è proprio il premier, il cui governo «non è vero che ha il consenso, sono balle». Tanto è vero che «le decisioni che sta prendendo se le fa votare in Parlamento con la fiducia. Il governo non è andato dai giovani, dai precari e dai dipendenti per sapere se erano d’’accordo sul togliere lo Statuto dei lavoratori».
Intanto però si pone un problema (grosso come una casa) di rapporti tra la Fiom e la Cgil. E ovviamente tra Maurizio Landini e Susanna Camusso. «Siamo d’’accordo sulla “coalizione sociale”, ne parliamo da tre mesi», dice il primo; ma Camusso fa sapere di non essere stata informata dell’’iniziativa. E quando Landini parla della «necessaria riforma, di un cambiamento radicale del sindacato» si capisce che ce l’’ha con il segretario generale. Il leader Fiom ricorda che è stata proprio Camusso «ad aprire a una discussione sulle nuove regole per eleggere i segretari generali a tutti i livelli. Io penso – conclude il numero uno della Fiom – che per queste cariche bisognerebbe far votare almeno i delegati Cgil nei luoghi di lavoro, che sono l’’anima del nostro sindacato». Potrebbe essere la via giusta per conquistare la poltrona più importante del sindacato di Corso d’Italia.

La Stampa, 16 marzo 2015
———-

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>