La spinta di Grasso sulla corruzione: «Basta rinvii, la legge è una priorità»

ROMA «Basta rinvii, colpire la corruzione è priorità assoluta per il nostro Paese». Pietro Grasso non si arrende e si appella al «senso di responsabilità» dei partiti. Lo stop and go sul disegno di legge che più gli sta a cuore è diventato intollerabile, per il presidente del Senato. I frenatori rischiano di prendere il sopravvento e la seconda carica dello Stato vuole scongiurare altri ritardi. Slittamento dopo slittamento, sono quasi due anni che l’Italia (e l’Europa) aspettano le nuove regole contro la piaga della corruzione, che frena la crescita e allontana gli investitori.
 Per Grasso il pacchetto che comprende, tra l’altro, falso in bilancio, riciclaggio e concussione è «la riforma più importante», più urgente ancora della riscrittura della Costituzione: «Il mio disegno di legge? Purtroppo lo aspetto da due anni… Un intervento strutturale che ridefinisce le politiche di prevenzione e contrasto della corruzione non è più procrastinabile». Grasso lo ha detto giorni fa a un convegno davanti a trecento avvocati e lo ha ripetuto ieri ai suoi interlocutori, irritato per un’altra giornata di ostruzionismo e scontro in commissione Giustizia.
 Contro la corruzione, incalza la seconda carica dello Stato, non si può perdere altro tempo. Il problema è che in commissione le posizioni si sono radicalizzate, da una parte l’ala più «giustizialista» del Pd, che spinge per l’inasprimento delle pene. Dall’altro Forza Italia e Ncd, che — accusano i democratici — fanno asse per rallentare l’iter delle norme. La giornata di ieri conferma il braccio di ferro. L’Aula ha respinto la richiesta delle opposizioni di anticipare l’esame del ddl, che è slittato al 17 marzo. Forza Italia, che non rinuncia a fare ostruzionismo, aveva chiesto che l’esame in aula iniziasse solo «ove concluso in Commissione», ma il governo ci ha visto l’ennesimo tentativo di mettere i bastoni tra le ruote del provvedimento e la capigruppo ha detto no. «Prima si arriva in Aula e meglio è» ha commentato il ministro Andrea Orlando.
 Come ha ricordato il presidente azzurro Nitto Palma, «finora sono stati votati poco più di 12 subemendamenti e gli emendamenti da votare sono ancora circa 250». Lungaggini di cui nessuno si assume la responsabilità. «Non siamo noi che freniamo — spazza via le ombre dall’ncd Nunzia De Girolamo —. Le norme contro la corruzione vogliamo approvarle, tanto che ci siamo appena riuniti». Ma le accuse e i sospetti incrociati dividono la maggioranza e non risparmiano il governo. La sinistra del Pd è furibonda per la «sparizione» dell’emendamento sul falso in bilancio, arrivato ai giornalisti prima che agli addetti ai lavori e fermo nelle stanze del ministro Boschi. «Vorrei che il governo lo tirasse fuori e ci dicesse qual è la linea» incalza Felice Casson. Il vicepresidente del gruppo pd, Giorgio Tonini, invita tutti a mantenere la calma: «Non c’è nessun problema all’interno della maggioranza e del governo. Con il nuovo calendario la commissione ha tutto il tempo di approfondire i nodi». Purché non si arrivi alle calende greche, spera Grasso.

Il Corriere della Sera, 5 marzo 2015

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