Confermati gli sgravi per le paritarie: «Un cambio culturale»

Milano Accolgono il dodici per cento degli studenti, quasi quattro su dieci nelle scuole dell’’infanzia. Incassano rette che vanno dai tremila ai diecimila euro all’’anno. Ricevono dallo Stato l’”1 per cento della spesa per l’’istruzione. E altro arriva dalle Regioni, almeno in Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Veneto dove le famiglie che mandano i figli alle paritarie ricevono un buono scuola. Sono per due terzi «di ispirazione cristiana». E più della metà sono al Nord.
Così si presenta oggi il pianeta paritarie, in una ricerca illustrata lunedì a Milano che fotografa un mondo con istituti storici come quelli dei Gesuiti o dei Salesiani, scuole di metodo come Montessori e Steineriana ma anche i cosiddetti «diplomifici». Piccoli asili gestiti dalle suore nelle periferie con «retta libera» e collegi prestigiosi ma selettivi. Realtà molto distanti. E con risultati diversi sulla preparazione degli studenti.
«Adesso per tutti c’”è la crisi — sostiene Maria Grazia Colombo, già presidente di Agesc, associazione delle scuola cattoliche — e temiamo che alla fine non ci siano gli annunciati sgravi». «La detrazione ci sarà», ha dichiarato intanto il ministro Stefania Giannini, parlando di «un cambio culturale molto importante». «Quest’’anno per esempio chiude il liceo Leopardi di Lecco. E la scuola Maria Consolatrice a Milano — spiega Colombo —. Le piccole scuole sono le prime a crollare. Le famiglie non arrivano a pagare le rette». Secondo l’associazione Treellle, che ha confezionato l’’indagine sulle paritarie, quel 12 per cento di studenti delle private era il 27 negli anni Cinquanta. «Si va verso una totale statalizzazione della scuola pubblica», sostiene Rosario Drago, ispettore e consigliere Miur, fra gli autori della ricerca.
È netta e nota la linea di questa parte, che schiera anche l’’ex ministro Berlinguer (sua la legge con il riconoscimento delle paritarie): «A favore del pluralismo e contro la contrapposizione, tutta italiana e fuori dall’Europa, scuola statale contro scuola privata». Per «pluralismo e libertà di educazione» è stato anche presentato l’’appello firmato da 44 deputati della maggioranza. «Gli sgravi sono un punto di partenza», dice ancora Colombo.
Altrettanto noti gli argomenti del fronte opposto. Che gli studenti negli slogan di piazza riassumono così: «Il governo taglia l’’istruzione pubblica e aiuta le private». E gli studiosi spiegano: «Aiuti o sgravi sono un errore: il sussidio che viene dato rappresenta comunque una mancata entrata», sostiene Daniele Checchi, cattedra di Economia alla Statale e ricerca sui risultati di pubbliche e private («Nell’Ocse-Pisa, sui quindicenni c’’è un divario di punteggio: più basso alle private, che hanno più studenti deboli, più bocciati»). «La parità di trattamento — continua Checchi — è corretta soltanto quando manca il servizio pubblico, ed è il caso delle scuole dell’’infanzia dove il privato spesso svolge una funzione suppletiva. Per le altre scuole, però, è giusto che chi sceglie un servizio diverso paghi un costo aggiuntivo».

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