Felice Casson (PD): “Condizionati dalla destra, io voterò contro la legge”

Si è trovato un compromesso poco onorevole rimanendo così in mezzo al guado. Manca il coraggio.  «È come voler stare in mezzo al guado e cercar di galleggiare…». Felice Casson, ex giudice istruttore a Venezia e oggi senatore della sinistra Pd, ha appena finito di leggere il testo del falso in bilancio e fa una brutta smorfia. Che vuoi dire? Non le piace questa norma?
«Mancanza di coraggio».
Pesante eh…
«Non credo, perché si poteva decidere di invertire completamente la rotta rispetto alle indicazioni berlusconiane».
E invece che si è fatto?
«Sono anni che, come Democratici, cerchiamo di rendere concretamente punibili i delitti di falso in bilancio. E invece, all’ultimo momento, si decide di non farlo per bene».
Di chi è la colpa? Dei cosiddetti poteri forti, leggi magari Confindustria?
«Non solo. C’è un indubbio problema politico all’interno della maggioranza e del governo. Quando siparla di anti-corruzione, di prescrizione e di falso in bilancio, il Nuovo centrodestra si ritrova automaticamente con Forza Italia. Il governo va in difficoltà e quindi cerca un compromesso».
Il compromesso trovato le pare troppo al ribasso?
«Non mi pare molto “onorevole”».
Ma lei che fa, lo vota?
«Voterò la proposta che, come senatori del Pd, abbiamo presentato fin da giugno del 2014».
E cioè?
«Pena fino a 6 anni, dando la possibilità alla magistratura di fare intercettazioni».
Quindi non vota il testo del governo?
«No».
Dicono che il falso è un reato documentale e gli ascolti non servono.
«Non è vero affatto perché collegati al falso in bilancio spesso ci sono molti altri reati che possono essere più gravi, dalla corruzione, alla concussione, dalla turbativa d’asta, alla truffa aggravata ai danni di enti pubblici».
È giuridicamente coerente applicare la legge sulla tenuità del fatto ai falsi in bilancio?
«È inutile, anzi è controproducente per il messaggio politico e sociale negativo che viene dato». Ma se la legge passa sarà più focile perseguire i falsi «Per le società quotate sì, sarà complicato fare indagini approfondite proprio come adesso».

la Repubblica

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