Il partito dei musulmani sfida la Francia. Non siamo quelli del libro di Houellebecq

Un partito islamico democratico di Francia, pronto a partecipare alle elezioni provinciali, a conquistare seggi e un giorno, chissà, a governare. Non è la fantapolitica dell’ultimo libro di Michel Houellebecq, ma la realtà della Francia di oggi. Piccola, limitatissima, ma reale. Il Partito  dell’unione dei democratici islamici di Francia (Udmf) esiste, è stato fondato da Nagib Azergui, si presenterà fra poche settimane al voto dipartimentale e ha un programma semplice e preciso. Libertà di portare il velo nelle scuole, possibilità di studiare l’arabo come lingua straniera nei licei, ingresso della Turchia nell’Unione europea, puntare sui prodotti halal (cioè rispettosi delle regole islamiche) per rilanciare l’economia e creare posti di lavoro.

Per Azergui, di origine marocchina, non c’è niente di strano nell’associare gli aggettivi musulmano e democratico, anzi dovrebbe essere del tutto naturale, esattamente come «nel partito di Angela Merkel» è accostare le parole cristiano e democratico. Azergui ha fondato il suo partito nel 2012, perché «insoddisfatto» dell’offerta politica, per dimostrare che in Francia essere «laici, democratici e musulmani» è una realtà. Per ora il Pdmf ha un solo eletto, nel comune di Bobigny (Seine-St- Denis), grazie a un’alleanza con il partito centrista dell’Udi.

Gli attentati di Parigi Ma il Pdmf è stato catapultato al centro dell’attenzione da due eventi quasi contemporanei: il massacro alla redazione di Charlie Hebdo, il 7 gennaio, e la pubblicazione del libro di Houellebecq «Sottomissione», con la sua Francia in un futuro prossimo governata da un presidente musulmano.  Per Azergui la risposta al terrorismo, e all’islamofobia, può essere solo politica: «La laicità – argomenta – ci permetterà di lottare contro le diseguaglianze e le ingiustizie. Il Front National di Marine Le Pen ci demonizza con i suoi cliché. Ma noi rappresenteremo il solo vero pericolo per loro».

 

L’istruzione – La scuola è il punto strategico del programma di Azergui. «É la nostra priorità – spiega –. In molti quartieri, oggi, l’unica cosa che rimane è la scuola repubblicana. Il problema è che la scuola non funziona più da ascensore sociale. Ci sono troppe diseguaglianze. Serve una scuola egalitaria, che prepari le nuove generazioni al posto che gli spetta nella società. O ci riusciamo o sarà la catastrofe». Anche contestazione estreme, come quelle in alcune scuole di quartieri difficili, dove gli alunni si sono rifiutati di osservare il minuto di silenzio per le vittime di Charlis Hebdo, vanno inquadrate, secondo Azergui, in questo clima di ingiustizia: «Alcuni giovani pensano che siano cittadini di serie A e cittadini di seri B e ciò  contribuisce a questo genere di sbandamenti».

L’integrazione – Il problema dell’integrazione è centrale ma la frase che Azergui vorrebbe sentire è «chi tocca un musulmano, tocca la Francia». E, in questo senso, il libro di Houellebecq è semplicemente «islamofobo». La teoria che immagina «i musulmani sostituire i francesi e imporre la sharia è risibile. Nel futuro il nostro partito avrà un ruolo nella responsabilizzazione di questi intellettuali che cercano di trasferire lo scontro di civiltà nella sfera pubblica, politica». Per ora il Pdmf, con 900 iscritti, 8mila simpatizzanti, è una realtà piccola, ma con le idee chiare. Azergui, assicura, ha sfilato assieme a milioni di francesi, quella domenica 11 gennaio quando la Francia scese in piazza contro la violenza islamista e antisemita per ribadire che la in Francia «vivono assieme musulmani, cristiani, ebrei e atei». Anche se il solco fra musulmani e francesi sembra approfondirsi sempre di più a causa dei politici che confondo islamici e islamisti.

La Stampa   -  3 Marzo 2015

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