Soci Rcs divisi sulla cessione dei libri a Mondadori

 Milano. Inizia un mese determinante per il futuro di Rcs Mediagroup. Per oggi è prevista la riunione del consiglio che deve analizzare la proposta di acquisto della Rcs Libri arrivata dalla Mondadori. È una offerta non vincolante e per un prezzo compreso tra 120 e 150 milioni, che in molti collocano intorno a 135 milioni, e che richiede comunque un periodo di due diligence che può durare da uno a due mesi. Diversi azionisti non trovano opportuno che un cda in scadenza prenda una decisione così importante riguardo una partecipazione la cui dismissione non era prevista dal piano industriale di Pietro Scott Jovane. Ma evidentemente la situazione finanziaria si è complicata nell’’ultimo scorcio del 2014 e il gruppo ha una forte necessità di fare cassa per cercare di rispettare i vincoli decisi con le banche nel luglio 2014. Questi accordi prevedono che a settembre 2015 Rcs dovrà avere un rapporto tra posizione finanziaria netta e Ebitda (Mol) non superiore a 4,5. Se il rapporto non venisse rispettato dovrà essere sanato con la vendita di asset non strategici non inferiori a 250 milioni. E se tutto ciò non avvenisse entro la fine del 2015 il cda dovrà esercitare la delega sul secondo aumento di capitale già deliberato e pari a 190 milioni.
 Poiché risulta difficile vendere le radio e alcuni asset spagnoli, il management nelle ultime settimane ha preso in considerazione la vendita di Rcs Libri che in bilancio è valutata 180 milioni. Ipotizzando che i 135 milioni incassati andassero tutti a ripianamento del debito la situazione debitoria scenderebbe da 480 a 345 milioni e per rispettare i parametri con le banche occorrerebbe un Ebitda di 76 milioni a settembre, contro i circa 40 previsti a fine 2014. Dunque la vendita non sarebbe sufficiente a rispettare in pieno i parametri ma consentirebbe un passo in avanti. Il problema è che gli azionisti sono divisi sia sul tema dismissioni, sia su come formare le liste per il nuovo cda che devono essere depositate entro fine marzo. La Fiat è ancora il primo azionista con il 16,7% ma non riesce a coagulare intorno a sé un consenso sufficiente e potrebbe anche decidere di sfilarsi. Mediobanca con il 6,2% può ancora risultare l’’ago della bilancia anche se l’’ad Alberto Nagel ha previsto la totale dismissione della quota mentre il suo azionista Unicredit, nelle vesti del vicepresidente Fabrizio Palenzona, vorrebbe mantenerla in portafoglio. Nelle ultime settimane si è poi registrato un ritorno di interesse per la questione Rcs da parte di Marco Tronchetti Provera, che con la Pirelli ha ancora il 4,4% del capitale, e di Intesa Sanpaolo, con il 4,2%, entrambi contrari a una vendita frettolosa della Libri. Appena più in basso, con il 3%, Urbano Cairo ha messo in guardia contro decisioni strategiche avventate e fatte solo per far cassa mentre Paolo Rotelli, con il 2,7%, lamenta la mancanza di un piano industriale forte che consenta ad Rcs di uscire dalle secche. Last but not least Diego Della Valle, secondo socio con il 7,3%, da tempo contesta il modo di operare di questo management considerato troppo in linea con le indicazioni che arrivano da Torino.
 In una situazione così fluida è possibile che il cda oggi decida di andare avanti nelle trattative con Mondadori ma facendo in modo che la chiusura dell’’operazione venga effettuata quando il nuovo cda sarà in carica, verso fine aprile, una volta conclusa la due diligence. E se il consiglio dovesse essere totalmente rinnovato, il nuovo management dovrebbe avere la possibilità di elaborare un altro piano che non preveda la vendita di Rcs Libri. Nel frattempo, entro fine mese, i colloqui tra gli azionisti dovrebbero sortire un qualche accordo su liste, management e nuovo direttore del Corriere della Sera. Ma la strada non sembra in discesa.

la Repubblica, 2 marzo 2015

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