Il procuratore Marcello Maddalena. La responsabilità civile dei pm è una legge incostituzionale

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha dichiarato che con la nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati “ i cittadini sono più tuteleati”… “Dipende di quali cittadini si parla – spiega il procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena – Quelli di serie A, quelli potenti, con più peso economico, in grado di insinuare nel giudicante maggiore timore si sentiranno sicuramente più tutelati, gli altri penso proprio di no”.
Ci può fare un esempio?
Immaginiamo una causa civile, quella che può determinare il maggior condizionamento, perché a una delle due parti (attore o convenuto) il magistrato è obbligato a dare torto. Poniamo il caso che un soggetto economicamente forte venga condannato. È chiaro che una sua eventuale azione civile, nel caso di accoglimento, comporterà per il magistrato una condanna più pesante, perché maggiori sono i danni. Non è la stessa cosa se davanti si ha un poveraccio o un colosso economico. Nessun magistrato ammetterà mai di essere condizionato, ma – magari inconsapevolmente – è ben possibile che lo sia. Il fattore di condizionamento comunque c’è: e non credo che tutti i magistrati abbiano lo stesso grado di resistenza.
Sempre il ministro Orlando ha detto che non c’è nulla da temere: la legge verrà applicata dagli stessi magistrati e la responsabilità è rimasta indiretta. Il cittadino che si sente danneggiato si rivale sullo Stato che a sua volta si rivarrà sul magistrato…
Mi sembra un discorso con poco costrutto. Per un magistrato, essere condannato da altri magistrati non rappresenta certo una consolazione; in ogni caso il condizionamento arriva prima. Quanto al fatto che in prima battuta la pretesa risarcitoria venga promossa contro lo Stato rappresenta in realtà quasi una beffa visto che con la nuova legge lo Stato non avrà la facoltà ma sarà obbligato a rivalersi sul magistrato con il taglio dello stipendio fino al 50%, pena la responsabilità contabile. A questo punto, anche l’essere stati esclusi dal primo giudizio (quello contro lo Stato) rischia di essere addirittura un danno, perché significa non potersi difendere immediatamente.
Con la nuova legge non ci sarà più un filtro che stabilisca se ci siano gli estremi per una causa. L’Anm dice che la legge è un segnale contro i magistrati, c’erano altre priorità come la lotta alla corruzione…
Certo. La mancanza di filtro pone serissimi dubbi di legittimità costituzionale, visto che già nel 1990 la Corte costituzionale aveva evidenziato che il filtro per evitare cause temerarie era a garanzia della indipendenza e della imparzialità dei magistrati.
Quindi per lei la legge è incostituzionale?
Sì, credo proprio di sì. Pertanto mi auguro che fin dalle prime applicazioni della normativa venga sollevata la relativa eccezione.
Prima della nuova legge un magistrato poteva essere perseguito civilmente per dolo o colpa grave. Ora anche per travisamento del fatto, delle prove o per violazione della legge anche comunitaria…
Certo, sarà adesso molto facile almeno sostenere, nel caso in cui una decisione venga a essere modificata in un grado successivo, che vi è stato travisamento del fatto o violazione manifesta della legge. Per quanto riguarda poi la violazione del diritto della Unione europea prevedo che il magistrato si rivolgerà sempre di più alla Corte di giustizia europea per evitare di essere accusato di violazione dell’ interpretazione della normativa comunitaria: ne conseguirà un intasamento e rallentamento sia della giustizia europea sia di quella nazionale. Inoltre, secondo la nuova legge, la giurisprudenza europea acquista una rilevanza non riconosciuta neppure alle sentenze della Corte costituzionale. Mi sembra tutto una stortura.
Ma molti italiani pensano che finalmente pagherete anche voi magistrati…
Purtroppo i cittadini sono male informati. Se c’è dolo, se quindi c’è reato, il magistrato paga come qualunque altro cittadino. Inoltre, il magistrato è sottoposto a un sistema sanzionatorio disciplinare come nessun altra categoria o amministrazione pubblica. I limiti alla sua responsabilità civile, ora molto allentati, erano diretti a garantire la sua assoluta imparzialità in una funzione che è inevitabilmente destinata a scontentare qualcuno. Per questo dicevano gli antichi che il magistrato deve giudicare sine spe ac sine metu, ossia senza speranza di ottenere qualcosa e senza paura. Adesso il metus è stato reintrodotto. Per legge.

Il Fatto Quotidiano, 26 febbraio 2015

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