Speranza: un Pd democratico rispetta il Parlamento. Il governo ha sbagliato

ROMA «Il capogruppo che dice “il governo ha sbagliato” non è un passaggio banale…».
Tutt’altro che banale, presidente Roberto Speranza. Ci ha ripensato?
«No, ritengo sia stato un errore non seguire l’indicazione che le commissioni di Camera e Senato avevano dato sul tema dei licenziamenti collettivi».
Il premier ha tradito i patti con voi della minoranza?
«Non ne farei una questione di maggioranza e minoranza, non siamo al mercato delle vacche. Sto ponendo una questione sostanziale, il rapporto tra Parlamento e governo. Il Pd che è cardine della democrazia in Italia deve essere il partito che ridà piena centralità al parlamento».
Cosa non funziona?
«Il passaggio del Jobs act, sul tema specifico dei licenziamenti collettivi, segnala un allarme. Sul punto formale non ho nulla da dire, perché i pareri delle commissioni non sono vincolanti. Ma c’è un problema di opportunità politica».
Alla Boldrini non piace «l’uomo solo al comando»…
«Non credo al teorema dell’uomo solo al comando. Così come mi sembrano infondate le preoccupazioni di una deriva antidemocratica. Detto questo, Renzi stesso sa bene che nessuno ce la fa da solo».
Teme un premier forte e un Parlamento debole?
«Un governo determinato e capace di decidere è un punto di forza, però la forza del governo non basta. Ci aspettano mesi decisivi per il Paese. Sul piano della ripresa finalmente si vede una speranza, come lo stesso Renzi ha più volte evidenziato. Siamo dentro un ambizioso percorso di riforme, dalla legge elettorale alla revisione costituzionale, dal fisco alla scuola».
Il che giustifica il procedere a colpi di fiducie e decreti, per dirla con le opposizioni?
«Non sto ponendo una questione tecnica o regolamentare, sto dicendo “occhio, perché se non si costruisce un rapporto vero con il Parlamento non si va da nessuna parte”. Per vincere le sfide che abbiamo davanti è assolutamente imprescindibile una piena sintonia tra Parlamento e governo. Se vogliamo dare efficacia ai provvedimenti c’è bisogno dell’autonomia e dell’autorevolezza del Parlamento».
L’aver ignorato le commissioni è un vulnus alla democrazia parlamentare?
«No. Il governo non ha violato nessuna norma. Ma perché il sistema funzioni meglio è fondamentale un rapporto migliore tra Parlamento e governo. Valorizzare il ruolo del Parlamento è compito del Pd. Fa bene alla democrazia e rafforza il governo».
C’è aria di scissione?
«No. La parola scissione non esiste. La sinistra deve essere protagonista dentro il Pd».
La sconfitta sul Jobs act sembra confermare che non lo è. Il Pd va a destra, come dicono alcuni suoi colleghi?
«No. Il Pd è il più grande partito della sinistra europea perché non smarrisca la sua strada. La mia scommessa è che la sinistra resti protagonista anche in un partito più largo come è oggi il Pd».
Si batterà per il referendum sull’articolo 18?
«No, non mi sembra questa la risposta giusta».
E sui nominati dell’Italicum, vi siete arresi?
«La discussione è aperta, non esistono provvedimenti blindati. Il Parlamento è sovrano e i capilista bloccati sono sicuramente un tema, perché si rischia che i partiti minori eleggano solo parlamentari nominati. Ma prima ancora c’è il rapporto tra governo e Parlamento».
Bersani rivendica il metodo Mattarella, che però Renzi ha adottato una volta sola.
«Non è così, nel nostro lavoro parlamentare quotidiano emerge anche il punto di vista della sinistra. Su coppie di fatto e ius soli ci batteremo per far avanzare i diritti. Quando il Pd è unito non vince Renzi o la minoranza, vince il Paese. L’elezione di Mattarella deve restare un modello».
A che serve la convention della minoranza?
«A far capire che il Pd e la stessa azione del governo sono più forti se la sinistra è protagonista».
Landini la convince?
«No, non è la nostra strada. C’è bisogno di una sinistra di governo che migliori la vita dei cittadini. Le urla e i proclami televisivi non bastano».

il Corriere della Sera

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