“Parlerò con il segretario della Fiom, misuriamoci su un progetto politico”

 Pippo sta con Landini. “Parlerò con Maurizio, non attraverso un’intervista, ma di persona, personalmente” su una serie di “proposte convincenti e sostenibili, sul reddito minimo, la revisione delle aliquote, un modello di sviluppo del tremila e non degli anni cinquanta, un pacchetto di misure di contrasto all’illegalità, una prospettiva europea che non pecchi di provincialismo ma nemmeno di inerzia”. Lo scrive Pippo Civati sul suo blog. Per ora è l’unico esponente della minoranza Pd a far sentire la sua voce dopo l’intervista del segretario Fiom al Fatto quotidiano in cui esprimeva la necessità di un maggior impegno politico.

“Credo sia il momento che tutti quelli che si interrogano sulla questione, facciano altrettanto -spiega l’esponente del Pd-. Senza ricamarci su, ma scrivendo un progetto politico intorno al quale misurarsi, che metta in discussione (davvero) le (altre) minoranze del Pd, che hanno molto traccheggiato, nella speranza che il premier cambiasse verso. Ma lui, il verso non lo cambia. Anche se è sbagliato”.

IL POST INTEGRALE SUL BLOG DI CIVATI

Maurizio Landini ha smentito il titolo ‘sparato’ dal Fatto Quotidiano ieri in prima pagina.

Nel frattempo, il premier lo aveva attaccato selvaggiamente chez Lucia Annunziata, con il ricorso all’argomento (tipico del renzismo) della vittoria-sconfitta: Landini ha perso nel sindacato, quindi fa politica. Quanto al merito, vaghezza totale, come sempre.  Attacco violento quanto fuori misura, quindi: Landini non farà politica (non più di quanto non ne faccia già).
Il leader della Fiom pone la questione della sinistra sociale, come già Stefano Rodotà, in una serie di interviste che si richiamano e rincorrono.

Ora, come ho detto tante volte, il problema non è contrapporre sinistra sociale a sinistra politica, prendersela con le minoranze del Pd (quali minoranze? Perché ce ne sono parecchie e c’è, sul punto, parecchia confusione) o con le sigle esistenti, ma provare a scrivere un progetto di governo diverso dall’attuale.  Sui punti qualificanti siamo d’accordo: uguaglianza, diritti, povertà, corruzione, riscatto sociale. Sugli strumenti, invece, è compito di tutti provare a condividerli e a individuare i migliori.

La critica del programma di Renzi è tutto sommato facile: le riforme sono di pessima qualità; Jobs Act in italiano significa libertà di licenziamento (individuale e, lo scopriamo senza alcuna sorpresa, anche collettiva); sotto gli 80 euro (per tutti coloro che versano in condizioni di povertà) non c’è nemmeno un euro; il welfare è senza risorse aggiuntive, nonostante i proclami; i Comuni sono allo stremo (le province sono stremate già); sulle norme per la legalità si fatica a vedere una svolta; sui diritti si parla della proposta dei moderati sulle unioni civili e sulla cittadinanza (il nostro programma diceva altre cose, anche su questo); ci si aspettava molto dalle liberalizzazioni, ma la montagna ha partorito il lenzuolino (Bersani era Einaudi, a confronto); lo Sblocca Italia è stato raccontato perfettamente da Iacona, ieri sera, e da molti altri, nei mesi scorsi; il Pd nel frattempo imbarca tutti quanti, con punte di notevole azzardo in Sicilia (notizia delle ultime ore).

Come sapete, ho personalmente lanciato Possibile a Livorno, lo scorso anno. Quella rete di persone è a disposizione per mettere in relazione tutti quanti, «politici» e «sociali», se posso dire così. E lo sta facendo, non senza difficoltà, ma con l’obiettivo di arrivare a proposte convincenti e sostenibili, sul reddito minimo, la revisione delle aliquote, un modello di sviluppo del Tremila e non degli anni Cinquanta, un pacchetto di misure di contrasto all’illegalità, una prospettiva europea che non pecchi di provincialismo ma nemmeno di inerzia (chi festeggia il mezzo fallimento di Tsipras – per ora – è un irresponsabile, perché così l’Europa serve davvero a poco).

L’Huffington Post -  23 febbraio 2015

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