I Pm di Venezia: accertata “una diffusa illegalità del vertice del partito”. Mose, anche il Pd nel sistema di sperpero di risorse pubbliche”

 L’ ’indagine sul Mose è chiusa. Ieri la procura ha depositato gli ultimi atti d’’inchiesta, con nove indagati, per i quali è imminente la richiesta di rinvio a giudizio, e due richieste di archiviazione per i parlamentari Pd Davide Zoggia e Michele Mognato. Le accuse – formulate dai pm Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini – variano dalla corruzione al finanziamento illecito dei partiti e in una dozzina di pagine viene descritto il sistema Mose, la più ingegnosa opera pubblica pensata in Italia, che con il suo sistema di paratie dovrebbe proteggere Venezia dall’ ’acqua alta. Non l’ ’ha protetta di certo da un giro di mazzette che, tra tangenti, finanziamenti elettorali e contratti fasulli, è costato di certo 22 milioni di euro ma, in realtà, potrebbe aver toccato il miliardo. A capo del sistema c’ ’era Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, aveva incaricato Luciano Neri e Federico Sutto di costituire un fondo, incassando denaro contante da alcuni consorziati, tra i quali Piergiorgio Baita per l’ ’impresa Mantovani e Alessandro Mazzi per conto della Grandi lavori Fincosit, per eludere i controlli corrompendo funzionari pubblici. Esemplare il caso di Patrizio Cuccioletta, accusato di aver ricevuto, attraverso il “fondo Neri”, nella sua qualità di presidente del magistrato alle Acque di Venezia, uno stipendio annuale di 400mila euro, bonifici da 500mila euro su un conto in Svizzera, contratti di collaborazione per i suoi parenti, voli con aerei privati, alloggi e pranzi in alberghi di lusso a Venezia e Cortina d’ ’Ampezzo. Allo stesso scopo, un altro presidente dell Magistrato delle Acque, Maria Giovanna Piva, tra il 2001 e il 2008, aveva ricevuto un altro stipendio annuo da 400mila euro più un incarico da collaudatore del Mose per ben 327mila euro. Il sistema Mose funzionava così, si oliava ogni passaggio destinato al controllo, e per la Corte dei Conti, secondo l’ ’accusa, il “fondo Neri” foraggiava il magistrato Vittorio Giuseppone, che nel frattempo era passato dalla sezione di Venezia a quella di Roma, e incassava dai corruttori, con cadenza semestrale, uno stipendio annuo tra i 300 e i 400mila euro dal 2000 al 2008. Ma il Mose era anche una vacca da mungere e, in questo caso, a guadagnare erano i politici. Giancarlo Galan incassava finanziamenti per le sue campagne elettorali e “faceva ristrutturare” la sua “villa Rodella”, a Cinto Euganeo, per un costo che l’’ accusa indica in 1,1 milioni di euro. A ottobre Galan ha patteggiato una pena di 2 anni e 10 mesi e ha subìto una confisca per 2,6 milioni di euro. Restando nel centrodestra, l’ ’indagine si chiude per l’’ ex europarlamentare di Forza Italia, Lia Sartori, accusata di aver incassato dal Consorzio Venezia Nuova, fuori bilancio, finanziamenti elettorali che, per se stessa e il partito, ammontano a 200mila euro.
 Archiviate invece le posizioni dei parlamentari veneti del Pd Davide Zoggia e Michele Mognato. Il primo, fedelissimo di Pier Luigi Bersani, compariva anche in un “pizzino” sequestrato dalla Gdf, che lo vedeva destinatario di un finanziamento da 40mila euro per una campagna elettorale e altri 15mila euro come consulente dal Coveco: soldi che lo stesso Zoggia, al Fatto Quotidiano, aveva ammesso d’aver incassato, ma registrandoli regolarmente. E infatti non è per questo che viene indagato, ma per le dichiarazioni dell’ ’ex sindaco del Pd Giorgio Orsoni, che ha già patteggiato la condanna per i soldi, intascati in nero dal Consorzio, durante la sua campagna elettorale. Dichiarazioni che, però, non hanno trovato un sufficiente riscontro probatorio. L’ ’accusa, archiviando la posizione di Zoggia e Mognato, descrive però un “sistema di perniciosa dissipazione di risorse pubbliche a beneficio delle forze politiche”. Tra le forze politiche anche il Pd e i tre pm descrivono un “quadro di diffusa illegalità” nel quale “gli esponenti di vertice dei locali partiti politici erano soliti farsi finanziare le campagne elettorali con contributi illecitamente corrisposti dal Consorzio Venezia Nuova e dalle società aderenti al Consorzio”. Il sistema non funzionava soltanto per il Pd e non soltanto a livello locale: “Il quadro – continuano i pm – è aggravato dalla circostanza che la scelta del presidente del consorzio, di finanziare sistematicamente tutti i partiti, indifferentemente dalla loro collocazione politica – sia che occupassero posizioni di maggioranza che di opposizione, sia a livello locale che nazionale – fosse strategica e finalizzata all’’ acquisizione e al consolidamento di un consenso politico trasversale”. Ma i pm devono fermarsi a Orsoni, perché è stato “difficile” individuare gli “ulteriori percettori finali delle somme illecitamente corrisposte”. “Una difficoltà – continuano – che comporta l’impossibilità di iniziare un’azione penale”, verso Zoggia e Mognato, per i quali non “sussistono – rispetto a Orsoni – eguali elementi” d’accusa e si rifiutano di applicare il “principio del non poteva non sapere”. Per i due viene quindi richiesta l’archiviazione. Ma resta che il Mose rappresenta “l’ ’affresco allarmante, sintomatico di una sprezzante indifferenza non solo per la legalità, ma anche per la corretta destinazione di beni comuni, dirottati arbitrariamente e interessatamente verso utilizzazioni clientelari e di favore”. Un affresco, concludono i pm, che “è solo in parte vulnerato dalla difficoltà di individuare con precisione (al di là della chiara posizione del sindaco Orsoni) gli ulteriori percettori finali delle somme illecitamente corrisposte”.

(Il Fatto Quotidiano)

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