Alessandro Pace “Camere ricattate. La Carta a rischio”

Queste riforme s’hanno da fare. A tutti i costi, nonostante il Nazareno rotto. E se il premier ha tanta fretta di concludere, sul “Corriere della Sera” ci pensa il professor Cassese a rassicurare gli italiani: non ci sono tirannie all’orizzonte, la democrazia non corre pericoli. Molti costituzionalisti, da tempo, hanno espresso più di un dubbio sull’esito del combinato disposto tra Italicum e riforme costituzionali. Tra loro c’è Alessandro Pace, emerito di diritto costituzionale alla Sapienza. “Sono d’accordo con Sabino Cassese che la democrazia, per il momento, non corre pericoli e che non è in atto una svolta autoritaria. Questo però non significa che, a seguito del combinato disposto dell’Italicum e della riforma costituzionale non vengano pregiudicati quei principi supremi ai quali lo stesso Cassese si richiama”.

Allude al principio di rappresentanza?
Non solo, ma a questo riguardo non posso non ricordare che nella sentenza sul Porcellum la Corte costituzionale ha chiaramente sottolineato che le ragioni della governabilità non devono prevalere su quelle della rappresentatività. Ammesso pure che tale principio non sia violato dall’Italicum -il che è discutibile date le circoscrizioni troppo vaste, i capilista bloccati, le pluricandidature ecc.- dovrebbe sollevare più di una preoccupazione il fatto che l’Italicum conceda il premio di maggioranza ad una sola lista e che la Camera dei deputati, con i suoi 630 deputati, possa senza soverchia difficoltà ricoprire tutte o quasi tutte le cariche istituzionali.
Qualche altra perplessità?
Ne avrei molte, mi limito a tre di cui le prime due nessuno parla. Primo: nel procedimento legislativo alla Camera dei deputati viene eliminato del tutto il passaggio nelle commissioni in sede referente, tranne alcune importanti materie previste nel primo comma dell’articolo 70. Eppure è a tutti noto che nel dibattito in commissione sta il cuore del processo legislativo. Secondo: il testo della Renzi-Boschi tace del tutto a proposito dei diritti delle minoranze parlamentari, la cui previsione viene invece demandata ai regolamenti delle Camere che vengono approvati a maggioranza… Ma ciò che mi sembra soprattutto sbagliato e pericoloso, è che, alla faccia dell’articolo 1 della nostra Costituzione, i senatori non saranno eletti più dal popolo, ma dai così detti “grandi elettori” che non sono altro che i consiglieri regionali. In Francia, dove le elezioni indirette sono serie, i grandi elettori sono 150 mila, mentre in Italia sarebbero poco più di mille. Un’altra furbata, questa volta a favore delle consorterie locali! Eppure, nonostante tutto, il Senato continuerebbe a partecipare al procedimento di revisione costituzionale, a eleggere ben due giudici costituzionali e a partecipare alla funzione legislativa in non poche materie di grande importanza! Siamo passati dalle riforme condivise con i due terzi del Parlamento alle riforme – e gentile concessione del referendum – a una riforma che alla fine sarà votata, al Senato, con voti raccogliticci.
Lei parla di voti raccogliticci, ma non pensa che tutta la legislatura sia stata, e sia, sotto “ricatto” del Premier, dal momento che la Corte costituzionale l’aveva delegittimata avendo ritenuto incostituzionale il Porcellum col quale era stata eletta? Con la conseguenza che le Camere potrebbero essere sciolte se i parlamentari non si adeguano?
Il Parlamento viene convocato a tappe forzate: prima hanno contingentato i tempi, adesso stanno provando a sfiancarli con sedute notturne. Perché tanta fretta Perché Renzi sa bene che, per le ragioni appena dette, i parlamentari “eletti” della futura legislatura potrebbero essere meno docili di quelli “nominati” in questa.
La convince l’obiezione che la sentenza con cui la Consulta ha dichiarato il Porcellum incostituzionale, non crea problemi di legittimità al parlamento?
Sono d’accordo col mio amico Sabino che la sentenza n. 1 del 2014 “non tocca in alcun modo gli atti posti in essere” grazie al Porcellum, e che in essa è scritto “che non sono riguardati gli atti che le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali”, ma le “nuove” consultazioni elettorali – secondo la sentenza della avrebbero dovuto essere quelle conseguenti a scioglimento anticipato, e non quelle di lì a quattro anni. Ovviamente è sufficiente il buon senso, per rendersi conto che le Camere non possono essere sciolte in forza dell’intervento di un ufficiale giudiziario che ne esegua lo sfratto. Ma una cosa è riconoscere che non ci sono o non ci sono state le condizioni politico-istituzionali per lo scioglimento, altra cosa è trasformare una dichiarazione d’incostituzionalità in un semplice “memorandum” per le forze politiche.
Berlusconi, dopo il pentimento nazareno, si è detto preoccupato per una deriva autoritaria. Alcuni suoi colleghi lo vanno dicendo da tempo.
A me non piace parlare di deriva autoritaria: crea confusione con il regime di Pinochet e dei colonnelli greci. Più semplicemente dico che quella di Renzi sarebbe una svolta pericolosa perché elimina i contro-poteri, che non sono le autorità indipendenti, i magistrati o la Commissione europea. Sono i contro-poteri politici esterni come il Senato elettivo, e i contropoteri politici interni, e cioè i poteri parlamentari delle minoranze. Vi sarebbe invece il Partito della Nazione. Ebbene, più di Pinochet, ho paura che la Camera possa somigliare alla fattoria degli Animali.

Il Fatto Quotidiano, 13 febbraio 2015

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