Nuovo falso in bilancio, l’ultima minaccia per B.

“I voti di Forza Italia sono stati necessari in passato ma non credo lo saranno ancora”, dice la vice di Renzi al Nazareno, Debora Serracchiani. La posizione ufficiale al Pd e a Palazzo Chigi è questa. Non a caso è cominciata l’operazione responsabili, ovvero lo scouting di parlamentari di altri gruppi. Non a caso, il messaggio a Silvio Berlusconi è chiaro: se vuoi stare ancora nel Patto del Nazareno, ci stai alle nostre regole. Posizione che reggerà?
“OLTRE all’estensione della punibilità sul falso in bilancio abbiamo valutato di eliminare la procedibilità a querela: il reato sarà sempre perseguibile d’ufficio”. È Andrea Orlando, il ministro della Giustizia, alla fine di un vertice di maggioranza a pronunciare parole fino a oggi impensabili. Perché la perseguibilità d’ufficio del falso in bilancio è esattamente una di quelle cose alle quali Forza Italia si era opposta fermamente da inizio legislatura. Uno di quegli accordi sottobanco tra Renzi e Berlusconi. Improvvisamente, diventa una priorità.
Tra i punti dell’intesa nella maggioranza, l’estensione dell’area di punibilità del falso in bilancio. Ma, nello stesso tempo, un bilanciamento, che tenga conto “della dimensione delle imprese e della rilevanza del fatto”, per dirla con Orlando.
Il pacchetto anti corruzione era stato annunciato da Renzi tanto di video messaggio – nei giorni di Mafia Capitale. Molta enfasi, ma l’urgenza non s’è vista: invece di un decreto, il governo aveva optato per un disegno di legge. “Sarà approvato entro fine gennaio”, avevano dichiarato gli uomini del Pd. Siamo a febbraio, e in realtà il testo va riscritto. Spiega David Ermini, responsabile Giustizia dem: “Le norme concordate per il contrasto alla corruzione sono positive e andranno in Aula la prossima settimana al Senato. Lì tutti potranno verificare che vanno nell’ottica di quello che ci ha chiesto il Presidente Mattarella”. E Berlusconi? “Che c’entra Berlusconi? ”, sminuiscono nella stretta cerchia del premier. Che ha anche telefonato al Guardasigilli per congratularsi.
Tutti d’accordo, dal vice Ministro Costa (Ncd) al presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone. Ma come al solito nell’era Renzi, si tratta di passare dalle parole ai fatti. Adesso, si lavora a degli emendamenti del governo al ddl anticorruzione di Grasso (quello fermo in Senato da due anni, e la cui calendarizzazione è stata bocciata di nuovo mercoledì dall’Aula): quello sul falso in bilancio verrà riscritto completamente da qui a martedì della settimana prossima dal governo; quello sulle pene verrà riformulato sulla base di quelli già esistenti di Pd e governo. L’Anm per una volta plaude e parla di “strada giusta”. Che qualcosa stia cambiando davvero? Intanto il pacchetto dovrà affrontare la Commissione Giustizia del Senato, presieduta da Nitto Palma. Che in genere, i provvedimenti più che vararli, li affossa. E poi, dovrà trovare i voti. Perché qui si arriva al punto politico. Il giorno dopo la rottura (reale o minacciata) del patto del Nazareno da parte di Berlusconi, i segnali, le minacce e le pistole puntate nei confronti di Forza Italia si moltiplicano. La salva B. è sempre lì: il 20 si varano i decreti attuativi della delega fiscale, il famoso 3%. Il Tesoro sarebbe intenzionato a non inserire la frode fiscale. Pare. Ma chissà. Bastoni e carote. Ieri, poi, la maionese è impazzita su un emendamento al milleproroghe sulle frequenze tv di Caperini (Lega) e Centemero (Fi), che rischiava di far saltare gli sconti di 50 milioni per Rai e Mediaset sulle frequenze tv. “Berlusconi non c’entra niente”, chiarisce il relatore del provvedimento per il Pd, Matteo Richetti.
MA INTANTO il governo prima ha dato parere negativo e poi invece favorevole. Tutto rimandato alla prossima settimana. Anche il conflitto di interessi, rinviato in commissione alla Camera, potrebbe essere rispolverato a breve. “Sono tutti calci negli stinchi a Berlusconi”, commenta un democratico di peso. Ma fino a dove vuole arrivare Renzi?
“A Forza Italia non conviene rompere il patto”, dicono dai vertici dem. E precisano che tutte queste cose “saranno votate a maggioranza”. Maggioranza che ieri si sarebbe rinsaldata dopo un incontro tra Renzi e Alfano. E in effetti, dove va il ministro dell’Interno?
L’operazione responsabili? “Non serve”, dicono nell’inner circle renziano. In realtà, lo scouting è iniziato da mesi. E Renzi punta sul fatto che intanto B. non è in grado di rompere il patto. E poi, che gli altri partiti, a cominciare da Forza Italia, si spaccheranno. “Non è morto il Patto, è morta Forza Italia”, è la sua posizione. Per capire se i provvedimenti messi in cantiere sulla giustizia (e non solo) sono armi di ricatto o effettive intenzioni governative, non resta che attendere. Prima di tutto le norme.

(Il Fatto Quotidiano)

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