Draghi fa ballare Grecia e Merkel

Nella drammatica vicenda della Grecia le cose si fanno quasi folli.
In pratica, la Bce non accetterà più in garanzia i titoli del debito pubblico di Atene. La reazione iniziale all’annuncio da parte di alcuni osservatori è che questa è la fine e che la Bce di fatto sta staccando arbitrariamente e bruscamente la spina. Ancor prima che avessi modo di approfondire i particolari, però, ho intuito che non deve essere così. Di Mario Draghi si possono dire molte cose: che forse non riuscirà a salvare l’euro, e che forse commetterà qualche errore madornale. Ma ottusità e durezza no, non rientrano nel suo stile. Certo, stiamo parlando di una decisione che implica molto più di quanto abbiano suggerito i primi titoloni. Le banche greche non fanno più molto ricorso a questo canale di finanziamento, che non necessariamente le mantiene a galla. Tramite la loro banca centrale, le banche greche potranno continuare a chiedere prestiti indirettamente. Di conseguenza, non si tratta di un evento in grado di innescare una crisi.
Qual è il punto, allora? Si tratta di un atteggiamento. Di un segnale. Ma lanciato a chi? E a quale scopo?
Forse si tratta di uno sforzo mirante a spingere i greci a raggiungere un accordo, ma secondo me — e la mia è una semplice supposizione — tutto ciò di fatto è rivolto ai tedeschi.
Da un lato, la Bce sta facendo la voce forte, così da togliere un po’ i tedeschi dal groppone dei greci. Dall’altro, si tratta di un vero e proprio segnale d’allarme: “Cara Cancelliera Merkel, ormai siamo tanto vicini a un crac delle banche e all’uscita di Atene dall’euro. Sei sicura, davvero sicura, di voler proseguire lungo questa strada? Davvero davvero?”. È un colpo d’avvertimento a tutti, affinché capiscano che cosa accadrà in seguito. Draghi sa quello che sta facendo? No, ovviamente. Nessuno, in simili circostanze sa esattamente che cosa sta facendo, perché siamo in un caos strutturale. In ogni caso, non facciamoci prendere dal panico. Non ancora.

(La Republica)

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