La porta aperta del Colle

Forse il momento simbolico dell’insediamento del Presidente della Repubblica  si è consumato fuori dall’aula di Montecitorio, nel salone dei corazzieri, quando Sergio Mattarella ha ringraziato il presidente del Senato Piero Grasso. “Ci siamo conosciuti in circostanze diverse e tanto tempo addietro”.

Ecco, due momenti della storia d’Italia che si sono ricongiunti e che hanno parlato e parleranno da oggi, dal Quirinale, con parole diverse da quelle che abbiamo sentito in questi anni. Grasso era il magistrato che arrivò davanti alla casa di Piersanti Mattarella mentre ancora Sergio teneva in grembo il corpo martoriato del fratello. Un legame che non si è mai rotto negli anni e che continua fino ad oggi nel giorno in cui uno rappresenta la prima carica dello Stato e l’altro la seconda.

Parole di chi apre, anche al dissenso, anche a chi si “indigna”, invece che condannare tutti nella cerchia dell’ “antipolitica”, parola mai pronunciata nei discorsi del Presidente. Che è stato fedele a se stesso e alla sua vicenda. Mettendo in primissimo piano la lotta alla mafia, in tutta Italia anche al nord, e alla corruzione che devasta il Paese.

Mettendo in primo piano la dignità dei cittadini e i diritti umani, tutti i diritti compresi l’autonomia e il pluralismo dell’informazione e compreso il lavoro della magistratura. Compreso, ovviamente il lavoro della Corte Costituzionale.

Compresa la Costituzione sulla quale ha detto parole importanti: ha spiegato di non voler entrare nel “merito” delle singole “soluzioni che competono al Parlamento, nella sua sovranità” e comunque di “esprimere l’auspicio che questo percorso sia portato a compimento con l’obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia”.

E ha aggiunto: “Riformare la Costituzione per rafforzare il processo democratico”. Una frase che non dà a nessuno il diritto di trarre conseguenze se non quella che le riforme devono essere riforme democratiche, volte a rafforzare la democrazia. Non credo che questa frase consenta a nessuno di concludere che si tratta di un via libera alle riforme nell’attuale disegno.

Lui interverrà solo se dovesse riscontrare un qualcosa che danneggia il processo democratico.

Garante della Costituzione significa vigilare affinché essa sia applicata giorno per giorno. Significa “viverla giorno per giorno”, assicurando in stile di Calamandrei, i diritti di tutti: dallo studio alla cultura alla giustizia in tempi rapidi ai diritti delle donne al ripudio della guerra. Non ne ha dimenticato nessuno, il Presidente, e ha specificato: “Garantire la Costituzione significa affermare e diffondere un senso forte della legalità…dobbiamo incoraggiare l’azione determinata della magistratura e delle forze dell’ordine che spesso a rischio della vita, si battono per contrastare la criminalità organizzata”.

Un discorso che apre le porte, che fa intravedere lo stile di un presidente che cercherà il colloquio prima di condannare e relegare in un angolo. Che chiederà di partecipare per il bene del Paese.

Difficile oggi dire cosa lascerà passare delle riforme e a cosa invece cercherà di porre il freno. Ricordo soltanto con riconoscenza che nel 2006 il Presidente fu con noi di Libertà e Giustizia, con Scalfaro e con Leopoldo Elia quando ci opponemmo alla riforma Berlusconi e vincemmo il referendum. E non dimentico come volle rendere omaggio proprio a Leopoldo Elia all’indomani dalla morte, scrivendo che “Tutti ricordiamo il vigore con cui si è impegnato nella difesa della Costituzione contro le modifiche del 2005 sia durante l’iter parlamentare che nel referendum dell’anno successivo”.

Lo ricordo e auguro a tutti noi che il garante ci sia, quando la democrazia fosse minacciata da scorciatoie e soluzioni pasticciate e molto pericolose.

7 commenti

  • Cara Sandra, ho letto attentamente i tuoi scritti, i tuoi libri, ti ammiro x quello che fai con i tuoi scritti…… premesso ciò vorrei farti una domanda; sei sicura che il Presidente farà come tu auspichi???? ma io mi chiedo; perchè ha voluto un condannato alla sua incoronazione????? non voglio fare l’elenco disgustoso delle malefatte di costui, tu le conosci meglio di me…..

  • cara Sandra
    Forse non è proprio il tuo presidente, quello che sarebbe salito a piedi tra due ali di folla. Ma ci siamo andati molto vicino. O il bischero ne sottovaluta la fermezza e l’integrità, o stiamo tutti sottovalutando il bischero. Sappiamo tutti come è andata se Sergiuzzo è lassù è solo perchè applicando lo sfascio del Nazareno sarebbe saltato tutto per aria, grazie ancora una volta alla sinistra italiana che resiste resiste resiste. Il bischero piuttosto che tornare a casa a giocare alla PS preferisce restare a Roma a giocare alla P3, che 50 voti limporta in dote, non sai mai i comunisti quello che possono fare, meglio stare tranquilli.

  • Non dico che sperassi in un passaggio come quello…sognato da Sandra Bonsanti ( “Prima di tutto voglio dirvi che quelle riforme della seconda parte della Costituzione, l’ abolizione del Senato e la legge elettorale che è stata approvata anche dal Senato sono un immenso pasticcio. E questo è il meno. La cosa grave è che possono aprire la strada ad avventure che il nostro Paese ha già corso nel passato. Con questo voglio dire che io non metterò mai la mia firma sotto un testo che smantelli la Costituzione del ’48. Una cosa è aggiornarla e applicarla, un’ altra è buttarla alle ortiche.” ) . Ma un cenno, solo un cenno, sulla…inopportunità politica che a fare le riforme costituzionali ( anche non…pasticciate come queste ) sia un parlamento eletto con una legge che la Consulta ( …..del giudice Mattarella ) ha dichiarato incostituzionale per ragioni che, in gran parte, varranno anche per l’ Italicum, questo – almeno – un popolo sovrano e democraticamente vigile avrebbe meritato di sentirselo dire. O no ? E, invece, su questa….gravissima anomalìa, neppure una parola. Il Presidente ha preferito sottolineare la novità di un Parlamento con tanti giovani e con tante donne cui ha riconosciuto piena legittimità ad andare avanti con il programma di riforme. Che dire ? Non è che, per caso, non siamo ‘ ancora ‘ un ‘ popolo sovrano ‘ e , perciò, non ci meritiamo questa ‘ maggiore attenzione ‘ ?

    Giovanni De Stefanis, Leg Napoli

  • Sono pienamente d’accordo con Giovanni De Stefanis. Quantomeno sarebbe stato auspicabile un riferimento del tipo “necessità non vuol dire precipitazione”, oppure “riforme sì, ma rispettose dei diritti dei cittadini alla scelta dei loro rappresentanti”. Al tempo stesso mi auguro che le speranze di Sandra Bonsanti siano ben fondate e, al momento opportuno, venga fuori questo lato “costituzionale” di Mattarella. Perché allora L&G e le altre associazioni che difendono la Costituzione non richiedono un incontro al nuovo presidente in cui esprimere le nostre preoccupazioni? Sarebbe anche un bel test per saggiare le sue reali intenzioni di garante.

  • ” Bisogna fermare subito questo progetto ( quello di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte Costituzionale n.1 del 2014 ), e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. Non è l’ appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato “. L’ idea di Antonio, quindi, si porrebbe in assoluta sintonìa con quanto auspicato dalla Presidenza di LeG nella scorsa primavera con il famoso appello contro ‘ la svolta autoritaria ‘, che l’ attuale governo bollò come espressione di ‘ gufaggine ‘ da parte dei soliti ‘ professoroni ‘. Tenuto anche conto che la ‘ specializzazione ‘ del Mattarella docente è il diritto parlamentare e non il diritto costituzionale, di cui il primo è solo una branca, se l’ incontro ipotizzato da Antonio potesse davvero svolgersi ( magari con studiosi come Rodotà, Zagrebelsky, Pace, Carlassare, Azzariti, Ferrajoli, Villone, ecc.) credo che il Mattarella Presidente ne potrebbe trarre utili elementi di riflessione.

    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  • Concordo in pieno con l’idea che Libertà e Giustizia, tramite il suo Presidente Onorario, dovrebbe chiedere al Presidente della Repubblica di incontrare tutti i costituzionalisti italiani che hanno pubblicamente sollevato critiche precise e dettagliate all’attuale progetto di riforma costituzionale. Accettare l’invito sarebbe da parte del Presidente il miglior modo di mostrarsi veramente e non solo a parole sensibile alle difficoltà e alle speranza dei suoi concittadini.

    Naturalmente spero anche l’abbiate invitato come ospite d’onore al Seminario sulla Democrazia minacciata.

  • Sono assolutamente d’accordo con Giovanni De Stefanis. Abbiamo la fortuna qui in Italia di avere costituzionalisti che il mondo ci invidia, non vedo perché non dovrebbero essere coinvolti/consultati nel processo di riforma della Costituzione.

    Parlare di «gufaggine» o «professoroni» è – a mio avviso – soltanto un modo becero e antidemocratico di tagliare fuori dal confronto dialogico chi potrebbe sollevare questioni di legittimità e merito assolutamente fondate.

    Inoltre – ma questa è soltanto una mia opinione – una rappresentanza di L&G o dei costituzionalisti citati da Giovanni rappresenterebbe il comune sentire democratico che tantissimi cittadini hanno nei confronti di questi temi. Si darebbe, in un certo senso, una maggiore rappresentanza ai cittadini nell’ambito delle tanto sbandierate riforme costituzionali.

    Perché non lanciare un appello o una proposta in tal senso?

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