P greco

P greco come politica.

Quella che Tsipras vuole riportare in primo piano in Europa, affinché non sia più la Troika ad avere l’ultima parola nella sua Grecia, stremata dal rigore. E’ la politica che deve preoccuparsi della sofferenza delle persone, perché la finanza si occupa solo della sofferenza dei conti.

Belle parole, dicono i pragmatici. Che ricordano che c’è un nesso tra il rischio di insolvenza sovrana della Grecia e la qualità di vita del suo popolo. Questo  Tsipras lo sa, ma chiede rispetto – e condizioni sostenibili – per la convalescenza economica del suo paese, anche per riequilibrare il peso interno dei sacrifici, oggi tutti sulle spalle delle classi medie e basse, a fronte degli scandalosi trattamenti di favore fiscale per i ricchissimi armatori.

Tsipras ha bisogno dell’Europa e viceversa. Quindi nessuno deve tirare troppo la corda, perché se esce la perla greca, si smonta tutta la collana europea. Così le elezioni greche saranno lo stress test politico per la UE – e in particolare per la Germania –  per capire se sta maturando l’esigenza di una maggiore coesione politica basata sulla solidarietà sostenibile.

La vicenda greca ha insegnato che le banche non cedono sovranità alla politica. E’ la politica che deve conquistarla.

E l’area di questo cambiamento si misurerà con il P greco.

 

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