Il Nazareno vuole mettere a tacere la voce dei cittadini

Un anno fa. Dodici mesi dopo, la proposta di modifica della legge elettorale non convince molti costituzionalisti. Tra loro c’è Lorenza Carlassare, professore emerito a Padova.
Professoressa, Renzi dice: la questione dei capilista non è decisiva.
Invece è assolutamente decisiva! A parte il partito che prende il premio di maggioranza, praticamente gli eletti degli altri partiti sarebbero tutti nominati. Soprattutto questo sistema va contro la sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum. I giudici hanno insistito moltissimo sul tema della rappresentanza, del collegamento con gli elettori. E certo questo sistema dei “capilista bloccati” non corrisponde alle indicazioni della Consulta.
Che pensa delle candidature plurime?
Non c’è nessuna possibilità che il cittadino sappia chi verrà eletto. Se un candidato può presentarsi in otto collegi e, mettiamo, vince a Padova e opta per Milano, allora a Padova andrà un candidato che non è stato votato. Non è vero che con le liste corte il cittadino sa sempre chi vota, perché con le candidature plurime il risultato finale può essere diverso. Io voto lei, ma lei sceglie un altro collegio. Al suo posto verrà qualcun altro che io non ho scelto: il partito può avere un ruolo fondamentale in questo meccanismo.
Si ripropongono i dubbi di costituzionalità del Porcellum?
Molti, tutti incentrati sulla perdita di centralità del principio di rappresentanza. E non dimentichiamo la riforma del Senato…
… ecco: l’esecutivo vuol proseguire speditamente anche sulla riforma costituzionale. Il che porterebbe da un lato una Camera eletta con questo sistema, dall’altra un Senato di nominati.
È molto importante capire che non si può ragionare separatamente: la legge elettorale deve essere analizzata insieme alla riforma del Senato. La visione deve essere complessiva, perché è dall’orizzonte unitario che si capisce dove il patto del Nazareno vuole arrivare. Non si tratta nemmeno di un’elezione di secondo grado, ma di una cooptazione: i grandi elettori sono di fatto molto pochi. È un partita che si gioca all’interno delle segreterie. L’obiettivo finale è tacitare completamente i cittadini, che nell’elezione del Senato non hanno voce. Nella formazione della Camera si trovano di fronte a un meccanismo elettorale che tende ad alterare il risultato del voto popolare. Non dimentichiamo quanto il premio di maggioranza modifichi il risultato.
Il messaggio sembra essere: il prezzo della governabilità è un restringimento degli spazi di democrazia.
Bisogna tener conto di entrambe le esigenze, ma non si può fare a scapito degli equilibri democratici. Mussolini, nel 1923, chiarì a cosa serviva il premio di maggioranza: che “l’Assemblea eletta sia la più capace a costituire un governo… atto a risolvere nel modo più rapido, fermo e univoco tutte le questioni… non impacciato da preventive compromissioni, non impedito da divieti insormontabili, non soffocato da dissidi, non viziato nella origine da differenze ingenite di tendenze e di indirizzi”. Nessuno spazio per le opinioni diverse: l’elezione è intesa “più come atto di selezione del Ministero che come definizione della rappresentanza il cui ruolo è destinato a diventare del tutto secondario”. È una riforma che ha l’unico scopo di decidere velocemente: un argomento che dal 1923 si ripropone ancora oggi.
Bisognerebbe ricordare anche che il Parlamento che procede alla riforma costituzionale è un parlamento fortemente delegittimato dalla sentenza del gennaio 2014. Non è un dettaglio.
Questo Parlamento non dovrebbe fare nessuna riforma costituzionale, nessuna! La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge con cui è stato eletto, pur ammettendo che il Parlamento possa restare in carica fino alle nuove elezioni, in modo da non bloccare la vita dello Stato. Ma non si può andare avanti all’infinito, per di più facendo riforme costituzionali: le Camere hanno una legittimazione molto scarsa. In più la situazione politica è opaca: di questi accordi del Nazareno non si quasi nulla. Il nostro presidente del Consiglio si accorda, prima che con i suoi, sempre con Berlusconi. E lo fa segretamente: la democrazia è fatta di dibattiti, di discussioni, di pubblicità, di dibattiti in Parlamento. Non di accordi segreti, cui non assiste nessuno al di fuori di Verdini, che tra l’altro ha diversi problemi penali.
Lei quale soluzione vedrebbe?
Una legge elettorale il più possibile orientata al sistema proporzionale, che sarebbe in grado di ricomporre tutte le fratture che ci sono nel Paese. Un Parlamento così eletto rappresenterebbe davvero i cittadini: sarebbe legittimato a fare le riforme costituzionali.
Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2015

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