Elettori-cittadini o solo elettori?

Assistendo da fuori alla tensione dentro il PD sulla riforma elettorale, e in particolare sulla questione se ci debbano essere candidati imposti dalle segreterie dei partiti penso che si possa dire che ci sono moltissimi cittadini che sostengono chi resiste alla madre di tutti gli inciuci (il patto Renzi-Berlusconi) e che spera che questi resistenti vadano fino in fondo, anche a costo di votare contro il rex. La fedeltà è alla costituzione democratica quando i suoi principi sono in ballo, non al partito o alla sua reggenza. Si deve far valere il principio che gli elettori devono poter sapere prima chi sono i candidati, anche per poter essere in contatto con loro dopo averli votati. Chi sono i rappresentanti della mia circoscrizione? E come posso rivolgermi a loro presentando problemi o istanze che ritengo rilevanti e sapere quindi di avere una voce udibile da parte di chi siede in Parlamento? Certo, i parlamentari sono liberi e non vogliamo imporre le nostre visioni o i nostri interessi; ma la loro libertà non contraddice il fatto che ad eleggerli siamo stati noi, e lo abbiamo fatto per varie ragioni, tra le quali quella per cui pensavamo che ci fosse una comunanza di propositi tra loro e noi, e quindi che avessero disponibilità ad ascoltarci quando esercitano liberamente il loro mandato. E’ questa circolazione di legittimità e di opinioni tra dentro e fuori le istituzioni che tiene la rappresentanza in rapporto con la partecipazione. Altrimenti, invece di elettori-cittadini, noi saremmo solo elettori. Voteremmo per poi tornare a fare il nostro lavoro, senza alcuna influenza e presumibilmente anche senza alcun interesse per quel che succede nelle istituzioni. Questa alleanza tra plebiscito e apatia è quanto il modello confezionato da Renzi e Berlusconi prevede e propone. Come un partito che si dice democratico può sostenere una posizione che minimalizza in maniera così radicale il suffragio? Qui non si tratta di Sinistra o non Sinistra; si tratta dell’interpretazione e dell’estensione della democrazia.

3 commenti

  • Cara Nadia Urbinati, non so se alle recenti elezioni delle primarie in Liguria la candidata che ha vinto si era presentata come esponente del patto PD-FI, certamente questo patto non era presente nel programma del candidato Renzi alle trascorse primarie del PD. Si continua a parlare del patto del Nazareno, a tutti ignoto, senza rendersi conto che così si insulta il cittadino che ha voglia di vivere in un paese in cui vige la democrazia. Tutto ciò è fortemente lesivo del rapporto fiduciario, che lega il cittadino che vota a chi è chiamato a rappresentarlo. Rapporto fiduciario senza il rispetto del quale finiscono per squagliarsi la società civile, le istituzioni e la società in generale.

  • Mi permetto di aggiungere qualche considerazione in tema di ‘ fedeltà alla costituzione democratica ‘ e, in particolare, in tema di rappresentanza e di partecipazione dei cittadini. Società complesse e articolate come la nostra hanno un estremo bisogno dei partiti nell’ accezione che di essi dà il Manifesto Costitutivo di ‘ Libertà e Giustizia ‘ : ‘ rappresentanti di valori , ideali e interessi legittimi ‘. Abbiamo bisogno dei partiti , quindi, ma non della partitocrazia che, purtroppo, è nemica della democrazia. Abbiamo , quindi, bisogno che i partiti diventino ciò che l’ art.49 della Costituzione stabilisce che siano: libere associazioni di cittadini che intendono concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Non è scritto, naturalmente, da nessuna parte che i ‘ partiti ‘ siano l’ unico strumento di partecipazione democratica ma – anche se può sembrare paradossale – è la scarsissima adesione agli stessi ( dovuta al loro crescente discredito ) che sta determinando la loro deriva sempre più oligarchica. Questo perché i partiti – sempre meno…partecipati – si sono identificati con le istituzioni, nel senso che le hanno occupate, privatizzate in un certo senso ,visto che i partiti – in attesa da sempre di una riforma che dia loro personalità pubblica – sono a tutt’ oggi delle associazioni private. La prima, quindi, delle ‘ infedeltà costituzionali ‘ è proprio questa: l’ aver consentito che la partecipazione pubblica ( un diritto-dovere spettante a tutti i cittadini ) fosse privatizzata. Da questa prima, discendono poi le altre infedeltà, non meno gravi : quelle relative alla libertà di voto (art.48) che solo un sistema proporzionale – demonizzato ad arte dagli oligarchi – può garantire nella sua pienezza e quelle relative alla indipendenza dei membri del Parlamento che non rappresentano il proprio partito ma la Nazione e sono chiamati – dall’ art.67 della Cost. – ad esercitare le loro funzioni senza vincolo di mandato. Più che chiedersi, quindi, chi siano i rappresentanti della mia circoscrizione, sarebbe importante accertare qual’ è il livello di agibilità politica all’ interno della mia circoscrizione :se possiamo, cioè, partecipare effettivamente all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art.3,2°c.) . La passione politica, infatti, non può trovare soddisfazione nel semplice relazionarsi con il proprio rappresentante con la legittima pretesa che egli ascolti le nostre istanze. La passione politica esige molto di più. Pretende, appunto, una partecipazione effettiva ( non limitata, cioè, al voto , tanto più a un voto taroccato come quello garantito dalle presenti leggi elettorali ) e questa effettività – lo sappiamo bene -è fortemente compromessa dalle terribili disuguaglianze, dalla crescente privazione di diritti fondamentali come il diritto ad un lavoro e ad una retribuzione dignitosi, all’ istruzione, all’ assistenza sanitaria, ad una abitazione decente, ad una equa copertura previdenziale , ecc. ecc. E’ per questa effettività della partecipazione democratica di tutti i cittadini italiani – più che per scandalosi premi di maggioranza – che dobbiamo batterci.

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