Renzi approva le primarie inquinate dai fascisti

“Vergognoso silenzio del mio partito su un grande tema etico. È inaccettabile”
I civatiani preparano altra lista

Genova. In una situazione come questa, per rispetto ai cittadini, alle mie convinzioni, di fronte a un partito che non dice nulla io non posso più restare”. Sergio Cofferati lascia così il partito che ha fondato, quello venuto su dal Pci, in cui entrò nel 1973. Con un crescendo in cui la sua voce ritrova per un attimo i toni del discorso del Circo Massimo. Appena risuona quella frase (“Io non posso più restare”) scoppia un lungo applauso. La moglie si copre gli occhi per nascondere le lacrime.
NON È SOLTANTO Cofferati che applaudono, non sono soltanto per lui gli occhi lucidi in sala. In tanti a Genova, pensano a se stessi, al Partito che stanno per lasciare. Ma che cosa succederà ora? “Esco dal Pd non per fondare un partito, non per andare in un altro partito. Esco perché non trovo nel Pd rispetto dei valori che mi avevano portato a essere uno dei 45 fondatori”, spiega. Ma il dubbio resta: “Adesso mi occuperò della mia associazione. Ma non me ne vado, io sto qui, un’altra storia si deve scrivere”. Di fatto è la prima pagina di un nuovo schieramento, di una lista civica che raccolga chi esce dal Pd, i civatiani, Sel, Verdi ed elettori Cinque Stelle. Ma presto potrebbero aggiungersi movimenti, esponenti della società civile vicini anche al mondo di don Gallo. Ieri sera è arrivato già il comunicato di Liguria Possibile che fa riferimento a Giuseppe Civati e che in Liguria raccoglie figure di spicco come Andrea Ranieri (membro del direttivo nazionale Pd), il deputato Luca Pastorino e l’europarlamentare Renata Briano: “Non voteremo Paita. Da oggi, lavoriamo alla creazione di una nuova lista di centrosinistra per le regionali, coerente con valori politici ed etici che sono stati violati nelle primarie”. Insomma, contro il Pd. Anche se non c’è ancora un’uscita ufficiale. In attesa che da Roma arrivi magari un’espulsione. Il candidato potrebbe essere Cofferati o una figura della società civile. Il Pd è uscito dal perimetro del centrosinistra, “a questo punto dovremo lavorare per costruire un’alternativa credibile per le regionali”, annuncia Stefano Quaranta, deputato di Sel.
Certo le parole dell’ex leader Cgil sono state pronunciate per andare molto oltre la sala del teatro, per arrivare a Roma. Parole molto più dure nei confronti del Pd di quelle che usa il centrodestra, il supposto avversario politico: “È inaccettabile il silenzio del mio partito su quello che è successo”, esordisce riferendosi ai brogli nelle recenti primarie. Senza giri di parole, punta il dito contro il ministro genovese Roberta Pinotti: “Non mi riferisco al suo sostengo a Paita, ma alla sua affermazione che in Liguria si vuole far nascere un governo dove il centrosinistra si allea con il centrodestra. Quando Napolitano diede l’incarico di formare un governo di larghe intese lo fece perché non c’era una maggioranza per governare. Ma con l’intenzione che appena fatte le riforme si tornasse al voto e alla normalità, con una maggioranza e un’opposizione”. Poi tocca alla segreteria del Pd, a Matteo Renzi: “Questo è un tema politico con un risvolto morale. Io sono un antifascista… è una vergogna che un fascista non pentito voti alle primarie del Pd”. Infine un accenno al portavoce di Raffaella Paita, Simone Regazzoni “che presenta i suoi libri a Casa Pound”, che su Facebook inneggia alla pena di morte per i terroristi, senza che nessuno nel centrosinistra apra bocca: “Il silenzio del mio partito è inaccettabile. Renzi non ha nemmeno aspettato le conclusioni della Commissione dei Garanti sulle primarie per proclamare vincitrice la Paita”.
BASTA: “DA SETTIMANE avevo segnalato le irregolarità al mio partito”. Appena domenica Cofferati aveva detto: “Questa gente (il centrosinistra che governa la regione, ndr) ha il terrore che noi arriviamo ad aprire i cassetti e scopriamo cosa hanno combinato in questi anni”. Basta: “È una decisione molto sofferta. Lascio il partito dove sono entrato ragazzo più di quarant’anni fa, che avevo seguito in tutte le trasformazioni da Pci, a Pds, fino al Pd. Mi stanno a cuore le persone che mi hanno votato. Non devono perdersi d’animo, per questo io non scappo”. Ecco aprirsi lo spiraglio per una lista civica. Che parta dalla Liguria, per lanciare un messaggio a Roma.
Uno strappo che rischia di fare molto male al Pd. Lo avevano capito nei giorni tanti pezzi grossi del partito, a cominciare da Massimo D’Alema, l’ex arcirivale di Cofferati che aveva tentato un incontro in extremis. Poi Lorenzo Guerini, il braccio destro di Renzi che venerdì sera aveva provato a ricucire. Troppo tardi. “Non mi hanno promesso niente, mi hanno chiesto di aspettare”, racconta Cofferati.
La pietra tombale l’ha messa Renzi con quella frase che a Cofferati proprio non deve essere andata giù: “In bocca al lupo a Raffaella Paita. Basta con i Tafazzi”. È stata la goccia che venerdì sera ha fatto rompere gli ultimi indugi: “Sono estenuato e cattivo”, conclude Cofferati indicando il braccio fratturato che lo ha tormentato in queste settimane. Ma il vero dolore che gli ha consumato il viso è un altro.

1 commento

  • Io sogno una lista per la Liguria col giudice Sansa e l’architetto Piano per avere almeno garanzia del rigore morale e culturale.

    Ben sapendo che all’ombra di quel rigore cresce solo erba buona, magari poca, magari stentata visti i tempi grami, ma buona ed equamente divisa…

    Ah! come vorrei poter andare al seggio entusiasta e sorridente e non turandomi il naso, e non per votare il meno peggio o per invalidare la scheda!

    Ah! come lo vorrei…

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