La ditta

parlamentoCom’era bello l’articolo 67 della Costituzione! “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Nasceva da una storia appena finita e dalla riconquista della libertà . E conferiva agli eletti la dignità di un ruolo, il più alto, che erano stati chiamati a esercitare.
Ora come si voterà in Parlamento viene deciso dalla segreteria di una cosa che sorridendo viene chiamata “la ditta”. Fu una battuta di Bersani a introdurre questo termine per indicare il partito. Gli venne spontaneo forse anche perché sapeva che il partito non c’era più.
“La ditta” ha avuto successo. Ora è diventata una parola usata senza sorridere. E’ una cosa seria, assicura porzioni più o meno grandi di potere e ha un leggero sapore di mafiosità: ricorda il titolo di un serial televisivo. E chi non è gradito non ha articolo 18 a proteggerlo.
Era bello e difficile rappresentare la Nazione, tutti gli italiani, senza vincolo di mandato.
Molto meno essere un dipendente di una ditta. Ecco dove ci ha portato la politica irresponsabile di questi anni.

10 commenti

  • Se i fondatori del Pd,tra cui bersani e d’Alema vogliono essere credibili devono lasciare la pizza connection Berlusconi Renzi che ormai è diventato il Pd.L’articolo 18 non era nè nel programma di Renzi nè in quello dei fondatori del Pd,tra cui Bersani.Era nel programma di berlusconi.La berlusconi.renzi connection è il sodalizio più pericoloso per l’Italia,la sua palude non più bonificabile

  • tutto giusto, però.
    però mi permetto di osservare che l’unica cosa che è cambiata in questi anni è l’attributo conferito a chi decide come si vota in Parlamento: se oggi è la Ditta, ieri era il Comitato Centrale o la Direzione.
    non è che ai bei tempi che furono il parlamentare fosse proprio così libero di rappresentare la Nazione senza vincolo di mandato: c’era la disciplina di partito, se ben mi ricordo.

  • ” Ecco dove ci ha portato la politica irresponsabile di questi anni “. La politica che non appassiona più perché ipocritamente aperta alla partecipazione dei cittadini ( es. primarie cosiddette ‘ aperte ‘, una autentica mostruosità ) ma, in realtà, preclusa, di più, ostile a chi chiede, per esempio, che il voto torni ad essere ‘ eguale e libero ‘, principio incompatibile con sistemi elettorali di tipo maggioritario. Una politica che viola puntualmente i programmi presentati agli elettori, proponendo maggioranze sempre più innaturali e che – di conseguenza – ridicolizza il ruolo del Parlamento, riducendolo ad organo di pura e semplice ratifica dell’ operato dell’ esecutivo. Una politica, quindi, che non può permettersi il ‘ lusso democratico ‘ del dissenso. destinato – ormai sempre più spesso – all’ emarginazione infangante dei ‘ metodi Boffo ‘. Ha certamente ragione il sig. grc a non rimpiangere i tempi dei ‘ centralismi ‘, più o meno democratici. Ma la situazione che è, oggi, sotto i nostri occhi distratti, è incomparabilmente più grave perché – a differenza di ‘ quei ‘ tempi – non pare neanche intravedersi un’ alternativa all’ ingiusto sistema che produce ineguaglianze e squilibri sempre più intollerabili e al cui irreversibile fallimento si risponde unicamente con lo smantellamento della Costituzione e la contrazione dei diritti. Urge una nuova presa di coscienza, una nuova resistenza, un nuovo modo di fare politica che accantoni le attuali arroganze e gli attuali privilegi e – come dice l’ art.3, 2°comma della Costituzione – favorisca il ‘ pieno sviluppo della persona umana e l’ effettiva partecipazione di tutti i lavoratori ( non degli anonimi avventori da ‘ gazebo ‘ ) all’ organizzzione politica, economica e sociale del Paese ‘.
    Giovanni De Stefanis, Leg Napoli

  • Una ditta che perde per strada ogni giorno parte dei suoi residui clienti naturali per assenza di fiducia nei prodotti. dell’ultima generazione accampatasi alla sua direzione.

  • Ditta o non ditta, il problema è che non esiste più la sinistra, cioè qualcuno che guardi al bene comune e al bene, soprattutto, di chi ha meno mezzi. Dopodiché ditta, club, gazebo e quant’altro sono dettagli. Renzi sarebbe stato ottimo come faccia nuova di Forza Italia e invece è segretario del PD e passa le giornate a promettere di tutto e di più e a demolire il poco che resta…

  • Per una democrazia vera occorre una sovranità popolare vera.
    1) Per fare diventare effettiva LA SOVRANITA’ popolare, l’art. 71 deve essere modificato in questo modo:

    ART. 71 L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale. Il Popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno 50.000 elettori, di un progetto redatto in articoli. PER ORA FINISCE COSI’, LASCIANDO TUTTO NELLE MANI DEL PARLAMENTO, il quale può ignorare qualsiasi proposta anche sostenuta da milioni di firme. BISOGNA COMPLETARE AGGIUNGENDO LA PARTE SEGUENTE: Il progetto, presentato al Parlamento, deve essere obbligatoriamente discusso e approvato entro 6 mesi dalla presentazione. Se non è approvato, il Parlamento deve obbligatoriamente sottoporlo a referendum popolare, senza quorum, entro 12 mesi dalla presentazione. Se il Parlamento non ottempera alle disposizioni di questo articolo, il Presidente della Repubblica deve scioglierlo entro un mese dalla inadempienza.
    Se Il Presidente della Repubblica non scioglie il Parlamento la Corte Costituzionale lo destituisce 30 giorni dopo la scadenza dei termini e indice le elezioni.
    2) Oltre alle modifiche della Costituzione in base all’art. 138, chiedo che la Costituzione possa essere modificata su iniziativa popolare.
    a) Iniziativa popolare per la revisione totale della Costituzione: 250.000 aventi diritto di voto possono proporre la revisione totale della Costituzione. Tale proposta, se non è accettata dal Parlamento, va sottoposta al Popolo per l’approvazione entro 18 mesi dalla pubblicazione ufficiale della iniziativa.
    b) Iniziativa popolare per la revisione parziale della Costituzione: 100.000 cittadini aventi diritto di voto possono chiedere la revisione parziale della Costituzione. Tale proposta se è già elaborata in articoli chiari e completi, se non è approvata dal Parlamento, deve essere sottoposta al Popolo per l’approvazione entro 18 mesi dalla pubblicazione ufficiale della relativa iniziativa.
    c) L’iniziativa popolare per la revisione parziale della Costituzione può essere formulata come proposta generica o progetto elaborato.
    3) Gli articoli della Costituzione, di origine popolare, non possono essere modificati dal Parlamento. Solo il Popolo può modificarli con un referendum.
    4) La Corte costituzionale deve essere composta da membri al disopra di ogni sospetto e che non sono stati eletti in Parlamento negli ultimi 25 anni.
    5) Tutti i cittadini hanno gli stessi diritti e doveri. Sono aboliti vitalizi, immunità parlamentari e permessi del Parlamento per intercettare i politici.
    6) I referendum devono essere senza quorum.
    7) Chi non rispetta l’esito di un referendum e non lo mette in atto, decade AUTOMATICAMENTE dalla carica entro sei mesi dalla prova referendaria.
    8) Chi ostacola l’attuazione dei referendum o non lo applica, è passibile di una condanna da 12 a 15 anni di galera.
    9) I Referendum valgono per almeno 20 anni o fino a che un altro referendum lo modifichi.
    10) Il presidente della Repubblica ha l’obbligo di vigilare perché i referendum siano attuati entro sei mesi dalla votazione positiva, scioglie il Parlamento inadempiente e indice nuove elezioni.

  • Siamo d’accordo con il premier provvisorio in atto: “I CITTADINI SONO STUFI DELLE SCENEGGIATE” … da qualunque sceneggiatore poste in essere.
    Aspettano infatti,i cittadini che pensano con la propria testa, che la scenografia politica del Belpaese venga cambiata in meglio da chi di competenza: GLI ELETTORI !. Secondo Costituzione e non secondo mestatori mediatici di turno.

  • Io non credo, sig. Zennaro, che la sovranità popolare possa dipendere da un articolo della Costituzione, più o meno riveduto e corretto. Semmai, se proprio vogliamo declinare l’ EFFETTIVITA’ della partecipazione popolare ( che non può certo esaurirsi nell’ apposizione di una “X” su una scheda ), così come l’ hanno prevista i padri costituenti, prendiamo a cuore il secondo comma dell’ art.3 e ‘ combiniamolo ‘ con l’ art.49. Quest’ ultimo sancisce il diritto ( per me, anche un dovere ) di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Ma chi è in grado di ‘ associarsi liberamente ‘ ? Solo chi è affrancato da ‘ ostacoli di ordine economico e sociale ‘ – recita il 2°comma dell’ art.3 – che ” limitando di fatto la libertà e l’ eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’ EFFETTIVA partecipazione di tutti i lavoratori all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese “. La sovranità, sig. Zennaro, appartiene non ad un popolo astrattamente inteso ma ad una comunità di persone ‘ pienamente sviluppate ‘, affrancate dal bisogno, garantite nel loro diritto-dovere al lavoro (un lavoro dignitoso ed equamente retribuito) e in una serie di diritti inviolabili dell’ uomo ( sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità : art.2,Cost.) che implicano ‘ l’ adempimento dei DOVERI INDEROGABILI di solidarietà politica, economica e sociale. Se a queste persone, in altre parole, non viene garantito un lavoro, un’ adeguata istruzione, un’ accessibile assistenza sanitaria, un’ abitazione decorosa, una sufficiente copertura previdenziale, ecc. ecc.,non sarà loro possibile costituire la comunità ‘ popolo ‘ e, tanto meno, esercitare quella sovranità adulta e responsabile – sottratta, cioè, a tentazioni demagogiche, populistiche e plebiscitarie, foriere di sudditanza – che solo attraverso il libero associarsi in partiti – democraticamente organizzati – può effettivamente dispiegarsi e diventare incisiva e determinante per lo sviluppo democratico del paese.
    E’ in questa direzione, sig. Zennaro, che dobbiamo dirigere i nostri sforzi e il nostro impegno civile. Dobbiamo misurarci sul terreno dei diritti negati e schierarci a fianco degli ultimi. Non alimentando rancori e collere verso i primi ma ricordando a tutti quei ‘ doveri inderogabili ‘ di solidarietà politica, economica e sociale, senza il cui rispetto non si ha un popolo ( tanto meno ‘ sovrano ‘ ) ma tutt’ al più una massa di sudditi.

    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  • E non credo neanche, sig. Salvo, che con queste leggi elettorali ( uso il plurale perché anche le leggi elettorali regionali e quella per l’ elezione dei sindaci violano palesemente il principio costituzionale della ‘ libertà ‘ ed ‘ eguaglianza ‘ del voto ) il ricorso al voto possa risolvere granchè. Se avessimo colto il mònito della Consulta , oggi avremmo una legge elettorale più rispettosa del principio della rappresentanza ed un Parlamento politicamente legittimato ed autorevole, anziché questa assemblea di nominati chiamati semplicemente a ratificare l’ operato del governo di turno. L’ aver tollerato che, dopo la sentenza sul Porcellum, questo Parlamento non solo restasse in carica ma addirittura si ergesse ad assemblea costituente, è la prova che questo nostro Popolo non è ancora maturo per un vero esercizio della sovranità.

    Giovanni De Stefanis, Leg Napoli

  • Egr. Sig. De Stefanis,dicendo secondo Costituzione,intendevo aver detto tutto in materia di diritti elettorali,compreso il suggerimento offertoci dalla Consulta,per adeguare al più presto il Parlamento ed evitare quindi il prevalere dei “mestatori” mediatici di vecchia e di recente generazione lesti nell’accaparrarsi o protrarre il loro potere e con esso il diritto a nominarsi il successore di loro gradimento.

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