A Ravenna una scuola di politica molto laica

bonsanti_ravennaRespirare laicità per due intere giornate non è esperienza da poco, né usuale in questa nostra Italia. E’ l’intensa esperienza da noi vissuta a Ravenna il 20 e 21 settembre appena trascorsi nella scuola di politica di Libertà e Giustizia dedicata al tema Laicità nelle Istituzioni di interesse pubblico, proposta e organizzata dal Circolo di Ravenna. Ascolto, dialogo intenso, con momenti di socialità e convivialità che hanno riscaldato l’ambiente. Fra il pubblico, attento e partecipe nelle interazioni di dialogo con i relatori, ci ha fatto particolarmente piacere la presenza di quindici giovani, ragazze e ragazzi, provenienti da varie parti d’Italia, che si sono avvalsi di borse di studio che la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna ha messo a disposizione per questa specifica destinazione. Le due giornate di studio hanno avuto docenti di grande rilievo nell’ambito degli studi storici, filosofici e di teoria della politica, in un caleidoscopio molto vasto di variazioni sul tema laicità.

Il titolo affrontato, ad apertura dei lavori, da Roberto Balzani Perché la politica è resistente alla laicità, ha avuto al centro quella che – a mio avviso – è la questione delle questioni, e mai pensata come tale, in un frequente relegare la laicità a faccende di natura esclusivamente religiosa. In realtà chi si occupa di politica troppo spesso si relaziona alla realtà più con l’intenzione di dominarla che con lo sforzo di comprenderla, con frequenti pratiche di semplificazione e di lettura stereotipata della realtà. Semplificazione ed errore vanno spesso insieme.
balzani_ravennaNumerosi gli esempi portati da Balzani, dall’errore compiuto da Bush nello scatenare guerre con la semplificazione degli “Stati canaglia”, fino a sue concrete esperienze come sindaco di Forlì. Se la politica è assunzione di decisioni – per grandi e piccole questioni, dalle grandi alle piccole opere, ad esempio – nei partiti e nelle Istituzioni questo è possibile, positivamente, solo all’interno di una comunità di eguali, che opera in modo da acquisire, con i tempi necessari, le stesse conoscenze e con un metodo che rispetti il principio di realtà che quasi sempre mette in crisi infondati luoghi comuni. Non è questo, in genere, il metodo seguito da chi fa politica. Neppure l’associazionismo e la cittadinanza attiva possono di per sé dirsi, da questo punto di vista, “innocenti”. Slogan e semplificazioni spesso si sprecano. Ma senza laicità non c’è buona politica. La laicità è premessa necessaria per una buona democrazia.

Gustavo Gozzi aveva un tema urgente e scottante Neutralità o laicità delle Stato: il problema della libertà religiosa nelle società multiculturali. Il percorso storico individuato da Gozzi è un lento processo dell’Occidente verso il relativismo, dalla libertà religiosa tollerata dopo le tremende guerre di religione del Cinquecento e del Seicento, alla libertà religiosa come diritto riconosciuto con la Dichiarazione di Diritti del 1789. A suo tempo la parola tolleranza fu rivoluzionaria (la Lettera sulla tolleranza di Locke lo fu). Oggi è una parola sbagliata. Solo in una democrazia pienamente secolarizzata si passa dalla tolleranza alla piena libertà religiosa. E per il riconoscimento del pluralismo dei valori è necessario uscire dall’ottocentesco concetto di Nazione con conseguente riconoscimento della cittadinanza che circoscrive i diritti ai cittadini, per approdare invece alla Costituzione – come quella della Repubblica italiana – che fonda i diritti per tutti e non solo per gli appartenenti alla Nazione.
gozzi_ravennaNella Costituzione della Repubblica italiana non esiste una cultura guida. Ma in Italia la confusione – di fatto – permane. Ne sono esempio i crocifissi nei luoghi pubblici e l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Il punto di arrivo storico della tolleranza è quindi il multiculturalismo accolto in Costituzioni che garantiscono le minoranze, con riconosciuti diritti non solo individuali ma della comunità a cui si appartiene. La democrazia esclude il concetto di verità e necessita della filosofia del relativismo (Kelsen). Interessante, con questioni che restano aperte – in particolare in merito al relativismo – il confronto su questi temi fra il pubblico, Gozzi e Roberta de Monticelli. Che restino aperte non deve stupire, in una scuola di politica dedicata alla laicità.

La seconda sessione è stata aperta da Sandra Bonsanti che ha illustrato i contenuti di un libro che, in fatto di laicità, fa testo L’uomo laico di Giovanni Ferrara ( 1974). Nello scriverne, Ferrara mise in gioco anche la concretezza della sua vita. Parte dalla sua famiglia, dal padre Mario, avvocato antifascista che difendeva gli antifascisti nei processi del Tribunale Speciale. Al centro della sua esperienza di vita e della sua riflessione teorica – quale è la natura profonda e la logica dell’uomo laico? – c’è la libertà, costi quel che costi, che ruota attorno a tre punti fermi: la solitudine, che non è isolamento, ma il dovere e – a volte – il volere restare soli; la forza della memoria, che contrasta il vuoto e non fa sentire soli; la tolleranza come lontananza da ogni Chiesa, non solo religiosa, e da ogni luogo che costringa coscienze, che imponga, che violenti anime. Quella di Sandra Bonsanti è stato anche un commosso ricordo di Giovanni Ferrara suo marito, scomparso nel 2007. Una commozione che ha saputo trasmettere ai presenti.

Roberta de Monticelli ha poi affrontato un tema arduo, dal titolo altrettanto arduo Laicità e trascendenza, ovvero: la libertà come uno dei nomi di Dio. Punto di partenza di de Monticelli è il ritenere che lo scetticismo di chi considera privi di verità i giudizi di valore sia alla base del disastro politico in atto, con la scomparsa dei fatti e del vero fattuale.demonticelli-ravenna Il liberalismo politico ha un nucleo morale universalistico o è moralmente neutro?
Anche l’articolo 2 della nostra Costituzione parla di “doveri inderogabili”. Dawkins ritiene che ci siano legami fra etica, diritto e politica, legami che confluiscono nelle Costituzioni postbelliche. E’ in base a principi che si afferma che tutti gli uomini debbono essere trattati con pari dignità. Non è possibile imporre. Questo è un valore universale? Noli me tangere. E’ universale? Mi pare che le conclusioni di Gozzi e di de Monticelli si incontrino in questo punto, il Noli me tangere, anche se il punto di partenza è probabilmente diverso. Un principio che sembra chiaro e che è invece molto lontano dall’essere diventato pratica indiscussa e reale.

flamigni_ravennaCarlo Flamigni, uno degli autori del Manifesto di bioetica laica del 1996, ha svolto un tema difficile Il laico di fronte ai problemi di bioetica. La morale del senso comune si modifica con l’acquisizione di conoscenze. Nel Comitato nazionale di Bioetica, di cui Flamigni fa parte, i laici sono minoranza. Nel Comitato si confrontano due diverse posizioni. La bioetica prescrittiva, che impone, e la bioetica descrittiva, a cui Flamigni fa riferimento, che analizza i dati scientifici e li consegna ai cittadini, responsabili poi delle loro scelte. Fino a poco tempo fa i confini entro i quali collocare la bioetica erano stabiliti dalla religione. Oggi le acquisizioni scientifiche non sono più nicchia per pochi e stanno incidendo nel senso comune, come la recente sentenza della Corte Costituzionale dimostra, con la dichiarazione di incostituzionalità di parti della legge 40, che vietava la fecondazione eterologa. La fecondazione eterologa è vista da parte cattolica come “bestialità”, quasi scambio fra “specie” diverse, anziché dono e atto di compassione per una genitorialità il cui significato è cambiato nel tempo. Flamigni si sofferma anche sulla grande questione del fine vita, e propone che all’accanimento che toglie dignità siano sostituiti appunto dignità e rispetto delle libere scelte.

luparini_ravennaL’ultima sessione, la mattina di domenica 21 settembre, è stata aperta dalla lezione di Alessandro Luparini La laicità nella scuola e nell’insegnamento. Piero Calamandrei si accorse subito che la scuola era un terreno nel quale molto si giocava della laicità – o meno – della nostra Repubblica. L’articolo 33 della Costituzione, che prevede la possibilità di istituire liberamente scuole private “senza oneri per lo Stato”, non è passibile di diversa interpretazione, come di fatto è accaduto negli ultimi decenni, che hanno visto un arretramento della laicità in molti ambiti della vita pubblica. L’articolo 33 è stato rispettato nell’Italia democristiana molto più di quanto non lo sia oggi. Laiche, libere e neutre debbono essere le Istituzioni, non le persone. Invece, nonostante il divieto costituzionale, il finanziamento delle scuole private cattoliche esiste attraverso varie forme, e gli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche non sono scelti con graduatorie pubbliche fra gli insegnanti provenienti dalle eccellenti Facoltà di Teologia esistenti in Italia, ma sono scelti dai Vescovi con loro insindacabile giudizio, e sono stipendiati dallo Stato per insegnare non “le” religioni ma “la” religione, quella cattolica.

Chiara Saraceno ha affrontato un altro tema da sempre, in Italia, in fibrillazione Laicità e regolazione della famiglia. Con sguardo storico e sociologico molto ampio, Saraceno sottolinea come la storia delle civiltà umane presenti infiniti modi di fare famiglia. E come sia la norma a costruire la famiglia, non la natura. Per lo Stato italiano, nella fase nascente, fu di fondamentale importanza istituire il matrimonio civile, che la Chiesa cattolica considerò come un vero e proprio “atto di guerra”.
saraceno_ravennaMa il nuovo Stato non fu in grado di istituire il divorzio, che arriverà più di cento anni dopo, negli anni Settanta del Novecento. Furono i cittadini, con un referendum, a risolvere il conflitto fra laicità e Chiesa in favore del divorzio, conflitto che lo Stato e i partiti non erano stati in grado di risolvere. Lo stesso vale per la legislazione che regola l’aborto, possibile per le tenaci lotte del movimento delle donne. Tutte questioni intrinseche alla storia nazionale, come la legge 40 sulla fecondazione assistita, che la Corte Costituzionale ha in parte fatto decadere nel divieto alla fecondazione eterologa, in seguito ad una pressione sociale e culturale esterna ai partiti. La politica laica ha imparato poco dal conflitto fra Stato e Chiesa per quanto riguarda pilastri della dottrina cattolica, quali sono famiglia, sessualità, procreazione. Nel tempo presente sembra quasi che sia la Chiesa di papa Francesco a prendere atto della pressione culturale che proviene dalla società più di quanto stia facendo la politica che si dichiara laica, per non parlare degli atei devoti, più papisti di un Papa che papista non vuole sembrare più. Se anche la Chiesa ha svincolato il matrimonio dalla procreazione, fondando la famiglia sull’affetto, non stupisce quindi vedere che vari cristianesimi, come la chiesa Luterana in Germania, stiano riflettendo sulle famiglie omosessuali come nodo teologico da affrontare.

L’ultima lezione è stata affidata a Maurizio Viroli sul tema Religione laica. Lezioni dalla storia d’Italia. Viroli apre con una simpatica provocazione rivolta al tempo presente. Oggi “i gufi” sono una specie malvista. In realtà “i gufi” sono animali notturni e nella notte della Repubblica, la notte che stiamo vivendo, forse vedono meglio di altri. Viroli riprende la lezione di Machiavelli: per conquistare e difendere la libertà, non basta essere laici. Solo un popolo religioso può farlo. Di quale religione si tratta, visto che Machiavelli pensava che la Chiesa ci avesse fatto perdere ogni religione? Non quella cristiana, che insegna ad accettare, a patire e non a resistere. viroli_ravenna
La religione di chi ama la patria, intesa come bene comune, e che insegna a sentire la libertà come sacro principio. Insegnamento che si trae anche da de Tocqueville, che in Usa vide grande religiosità libera e una vigorosa separazione far Stato e Chiesa. In Mazzini la religione del dovere è un valore superiore alla vita che può, per il dovere, essere sacrificata. Piero Calamandrei, nel Diario scritto fra il 1939 e il 1945, nel pieno della tempesta, trovava l’origine del fascismo in una gioventù che non aveva “fede nella fede”, e la fede alla quale si riferiva era la libertà. Viroli conclude con un’altra “provocazione”. O i laici ritrovano la fede nella libertà e da qui ripartono, o a loro resta solo di farsi conquistatori di Consigli di amministrazione, con esiti che abbiamo sotto gli occhi. A proposito di “religione civile” fu il Presidente Ciampi a dire, il 25 aprile del 2006, che la Costituzione era la sua Bibbia civile. Poche settimane dopo il popolo italiano salvò la Costituzione con un Referendum vinto. Oggi, a bussola perduta, la Costituzione sembra di nuovo in predicato.

bottura_ravennaPer concludere, un passo indietro, al bel dopo cena di sabato 20 settembre. Il giornalista satirico Luca Bottura, che conosciamo attraverso Radio Capital, ha compiuto un percorso con immagini su alcune testate satiriche di qualche decennio fa, il Male, Tango, Cuore.
La proiezione di copertine esilaranti, allora ed oggi, ci hanno fatto sentire il buon sapore che ha la libertà quando esprime qualcosa di forte – e diffusamente sentito – schermandola con la satira. Bottura insiste su una constatazione da brivido: il linguaggio della satira di venti anni fa è oggi il normale linguaggio di molti giornali “veri”. C’è sgomento – o è tragedia? – nel vedere che il linguaggio della politica è come era un tempo il linguaggio della satira: “i gufi”, i “rosiconi”, e via semplificando, “ è tutta colpa della burocrazia”, “ o con me o contro di me”.
A che punto siamo, a proposito di libertà e di laicità?

Maria Paola Patuelli
socia di Libertà e Giustizia e Presidente associazione Salviamo la Costituzione di Ravenna

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