Elisabetta Rubini: “L’indipendenza dell’informazione è ancora a rischio”

foto14I tre giorni del primo Festival della Comunicazione, sono stati interdisciplinari – perché la comunicazione riguarda tutto e tutti – e sono stati intensi, ricchi di interventi, riflessioni e di presenze autorevoli: Umberto Eco, Elisabetta Rubini, Furio Colombo, Beppe Severgnini, Gherardo Colombo e molti altri. Si è parlato non solo dell’importanza della comunicazione: dei suoi scenari presenti e futuri, delle novità culturali e tecnologiche, dei nuovi soggetti che forniscono notizie (la ‘folla’, diversa dalla massa, e in tempo reale), della responsabilità degli emittenti (controllo delle fonti etc.), dei nuovi media, ma anche dei ‘riceventi’, l’esigenza di un pubblico consapevole, responsabile, critico, autentico protagonista in un paese democratico. Gli interventi sono stati di grande levatura, non solo culturale ma anche etica. L’avvocato Elisabetta Rubini – specializzata in diritto commerciale, societario e della concorrenza, diritto dei mezzi di informazione, della pubblicità e della proprietà intellettuale e che ha difeso, insieme all’avvocato Vincenzo Roppo, la CIR s.p.a. del gruppo De Benedetti nella vicenda “Lodo Mondadori” – ha trattato il tema delicato della privacy e della consapevolezza circa l’uso, da parte dei social media, dei nostri dati. Consigliere di Libertà e Giustizia, associazione nata nel 2002 su proposta di noti rappresentanti della cultura italiana: come Enzo Biagi, Umberto Eco, Claudio Magris, e altri. L’associazione (presieduta da Sandra Bonsanti e il cui presidente onorario è Gustavo Zagrebelsky) ha tra i suoi obiettivi: la laicità dello Stato, l’efficacia e la correttezza dell’agire pubblico, l’indipendenza dei vari poteri e il loro bilanciamento. Nel 2006 si è fatta promotrice di un appello a votare contro Berlusconi, da allora la situazione politica è mutata. “Il contesto è sicuramente cambiato e non possiamo che essere contenti e soddisfatti di non avere più Berlusconi e i suoi al governo del paese. Meno contenti e soddisfatti perché comunque mantengono una posizione di grande rilievo nelle decisioni sulle riforme di cui il governo Renzi si sta facendo promotore in quanto vengono portate avanti sulla base di un’alleanza con Berlusconi e il suo partito”, spiega.

Come si pone dunque Libertà e Giustizia?

Sin dall’inizio abbiamo detto che la riforma del Senato e la nuova legge elettorale, così come state finora presentate, non ci convincono e non ci piacciono per ragioni diverse. Quella del Senato sembra una riforma non sufficientemente pensata perché ha delle contraddizioni al suo interno anche molto forti, come il fatto di attribuire a dei consiglieri regionali il potere di legiferare in materia costituzionale. La legge elettorale, per come finora risulta essere delineata, ci sembra che non risponda alle due preoccupazioni che sono state manifestate nella recente sentenza della Corte costituzionale: un rilevante premio di maggioranza accoppiato a delle soglie per entrare in Parlamento estremamente alte ha la conseguenza di ridurre gli spazi dei partiti minori, e la tendenza a concentrare in uno o due gruppi partitici tutto il potere. Né la nuova legge restituisce agli elettori il potere di scegliere i propri rappresentanti. Il tema dei rappresentanti in Parlamento, che sono oggi “nominati” dai partiti, è un tema che sta molto a cuore ai soci di Libertà e Giustizia, perché scarsamente compatibile con un regime democratico parlamentare come il nostro.

Lei ha aderito all’appello del 27 marzo di Rodotà: contro lo stravolgimento della Costituzione e contro i “poteri padronali” al Presidente del Consiglio. Ritiene che in Italia ci sia un reale pericolo di una svolta autoritaria?

C’è una tendenza, in nome dell’efficientismo e della presunta velocità di decisione, a concentrare il potere sempre di più nelle mani di pochi centri di potere e allontanarlo, a nostro avviso, dai cittadini.

In un suo intervento a Modena, a giugno, ha criticato il controllo della Rai da parte dei partiti. Le frequenze sono un bene pubblico ma come ritiene che la Rai possa uscire dalla crisi attuale in cui versa?

Uno dei temi fondamentali, che poi è stato l’oggetto dell’intervento di Carlo Rognoni, proprio oggi, qui al Festival della Comunicazione, è quello di separare il servizio pubblico dal dominio della politica. Non è una idea originale, è quello che, da anni ormai, tutte le istituzioni internazionali, tra cui il Consiglio Europeo, indicano come obiettivo fondamentale: l’imparzialità e l’indipendenza dell’informazione. Se il servizio pubblico proviene da una entità che è dominata dalla politica questa imparzialità e indipendenza sono a rischio.

Lei si occupa della disciplina dei mezzi di informazione. Ritiene giusto regolamentare internet e la rete? E in che modo? Cosa sta facendo la Comunità Europea al riguardo?

Regole nell’ambito di comunicazioni elettroniche esistono già, così come nell’ambito della tutela della riservatezza dei dati personali. Però è evidente oggi che la consapevolezza degli utenti, di come funzionano i servizi di internet, di cosa noi diamo in cambio di tutti i servizi dei quali fruiamo, è molto bassa. Sicuramente è opportuno introdurre regole maggiori sulla trasparenza delle condizioni di accesso a questi servizi, informare gli utenti, su cosa viene fatto con i loro dati personali, dare loro la possibilità di consentire o meno ad alcuni trattamenti dei loro dati, in particolare quelli finalizzati alla raccolta pubblicitaria da parte dei motori di ricerca e dei social network.

Ritiene che le donne siano realmente portatrici di contenuti e valori nuovi e differenti in politica e nella giustizia?

Secondo me c’è uno specifico femminile nel modo di affrontare le cose, mi riferisco a uno specifico femminile “positivo” perché naturalmente ci può essere anche uno specifico meno positivo. Dal lato buono penso che lo specifico femminile consista nel farsi carico, nel mettere davanti gli aspetti di responsabilità verso gli obiettivi e di attenzione verso le persone rispetto invece a competitività, bramosia di potere e avidità di denaro. Per la mia esperienza le donne sono, in genere, molto motivate dal merito delle cose e dalle relazioni interpersonali più che non dalla esigenza di farsi valere, di raggiungere delle posizioni o di guadagnare tanti soldi.

Gherardo Colombo, nel suo intervento qui a Camogli, ha parlato della discriminazione di genere. Leggendo il programma di questo Festival si rileva che le relatrici donne sono circa un quinto rispetto agli uomini. Crede che le donne siano discriminate?

La presenza femminile al Festival può essere un riflesso di una obiettiva minore presenza delle donne nei ruoli significativi del paese; sappiamo che l’Italia è molto indietro sulla percentuale di donne che lavorano, sulla politica di sostegno alle madri che lavorano e su tutta una serie di politiche pubbliche che pesano nelle scelte lavorative delle donne.

Renzi prima di formare il governo ha stabilito delle intese con Berlusconi e il suo partito. Ora, dopo gli scandali in Emilia, si ripropone l’attacco alla Magistratura. Cosa ne pensa?

Vedo questo con grande inquietudine. I magistrati non sono uomini migliori in assoluto e quindi possono sbagliare come tutti gli altri, però questo è un paese che è in cima a tutte le classifiche mondiali per livello di corruzione, proprio anche nell’ambito della politica e inoltre per il livello di criminalità organizzata. In un contesto di questo tipo credo che l’ultima cosa che la politica deve fare è prendersela con i magistrati. La politica deve ‘lavarsi i suoi panni’, cessare di essere un luogo dove c’è un così elevato livello di corruzione e a quel punto non ci sarà bisogno dell’intervento dei magistrati. Lo scontro tra la politica e la magistratura è una tragedia di questo paese e sicuramente è la politica che deve fare ammenda.

Considerati i suoi interessi prevede, in futuro, un ruolo più impegnato in politica?

È un tema che non mi sono posta. Libertà e Giustizia è un’associazione di cultura politica, che si è proposta fin dall’inizio di funzionare come sollecitatore di discussioni, riflessioni e anche di critiche ma il cui interlocutore vuole essere il cittadino, quindi una realtà che non si pone problemi di potere e trovo che sia il suo pregio e la sua qualità speciale.

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