Un Paese senza

La nota di Libertà e Giustizia. Un Paese senza legge elettorale. Senza opposizione. Senza due giudici della Corte Costituzionale. Senza verità sulle stragi e senza Costituzione: stravolta da una riforma che “riscrive, stravolgendo”. Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, diffonde una nota, “Un Paese senza”. L’articolazione, per punti, dei “ritardi italiani”. Perché a “un piccolo e anziano gufo non si può chiedere di conoscere il futuro oltre questa notte”.

Ecco la lettera di Sandra Bonsanti

Non so se nel mondo cosìdetto “civile” vi siano altri casi simili al “caso Italia”, un Paese senza.

1)   Senza una legge elettorale. Quella con cui si è votato l’ultima volta è stata dichiarata “incostituzionale” nel dicembre del 2013 dalla Corte costituzionale. Se ci fosse l’esigenza (chi può escluderla in assoluto?) di nuove elezioni dovremmo o rinunciarci o votare con dio solo sa quale marchingegno. In Toscana, regione leader del porcellum, si sta per votare una nuova legge elettorale, detta Toscanellum che fa rimpiangere la prima.

2)   Da questa situazione deriva il fatto che alcuni considerano questo Parlamento delegittimato, altri lo pensano e non lo dicono, altri ancora pensano che possa fare solo alcune cose e non altre.

3)   Corte Costituzionale e Consiglio Superiore della Magistratura: mancano due giudici della Consulta e otto componenti del Csm, indicati dal parlamento. Domani nuova riunione in seduta comune. Per la Corte che dovrà esaminare anche la fondamentale riscrittura della seconda parte opera del governo, si parla di due giudici, come Luciano Violante per la ex sinistra e l’avvocato di Berlusconi o chi per lui per la destra. Personaggi comunque già schierati e ispiratori diretti del progetto in questione.

4)   In sostanza stiamo passando mesi e anni senza una Costituzione, che sia legittimata dalla classe politica. Non così dal popolo italiano che si espresse nel 2006, dando alla carta una solenne e pensavamo definitiva legittimazione. Molti costituzionalisti ritengono che l’attuale riscrittura da parte del governo leda la volontà espressa dai padri fondatori con l’articolo 138: la Costituzione può essere “rivista”, non stravolta.

5)   Siamo un Paese senza opposizione. Pd e Forza Italia sono sempre più legati da un abbraccio che prevede la diminuzione delle garanzie fondamentali, diminuzione di autonomia della magistratura, bavagli piccoli o grandi all’informazione (il silenzio di Renzi sul destino de L’Unità è inquietante). I due partiti sono legati da un patto oscuro al quale si dice non siano estranei, oltra a tutto il resto, anche interessi commerciali di almeno uno dei due contraenti: la sorte della Tv berlusconiana.

6)   Chi dissente è disprezzato ed emarginato: sia fuori dalla politica che dentro i due partiti alleati. Il maggior partito italiano è guidato da un segretario incline al comando solitario. In sostanza, un segretario senza segreteria.

7) Un paese senza “verità”: il potere occulto ha lasciato una scia di morti di cittadini e servitori dello Stato, che comincia dal dopo guerra e arriva ai giorni nostri. Costituisce la pagina più nera della nostra storia e non c’è la volontà autentica di conoscerla e fare giustizia.

8) I “senza” di questo “Paese senza” possono comunque continuare. Ne ho solo elencati alcuni. Che sorte possa essere la nostra non so davvero dirlo.

A un piccolo e anziano gufo non si può chiedere di conoscere il futuro oltre questa notte

Qui il sito di Libertà e Giustizia

twitter: @carminesaviano

Il sito di Repubblica

4 commenti

  • “D’Alema ed io discutevamo di cose serie” : questa frase di Veltroni dovrebbe essere scolpita all’ingresso dell’immenso mausoleo dove esporre le prove della dissoluzione dei valori della sinistra, perché, mentre “discutevano”, hanno contribuito insieme a consegnare il Paese alla corruzione anche ideologica che ha portato il PD ad essere un clone del PDL, oggi più che mai padrone, nella persona di Berlusconi, non solo del destino di Renzi, uno che nulla ha a che vedere con la nobile idea di “popolo” che permea la Costituzione, ma, quel che è peggio, dell’inquinata filosofia di governo in preparazione per i prossimi anni. Pigmei della politica alzano la voce da una “destra finalmente all’altezza dell’Europa” (Napolitano dixit … solidale con don Ciotti, non si è saputo se anche con Di Matteo), formata da statisti come Alfano, Sacconi e Quagliarello, mentre il molto più concreto Verdini, un simbolo del perfetto Costituente che non appare, ma proprio per questo graditissimo da Renzi e “compagni” (si fa per dire), imposta, calcola e suggerisce i principi a cui ispirare le legislature a venire. Rovinosamente sconfitti da Berlusconi e da Renzi, anziché prima vergognarsi e poi andare a nascondersi, D’Alema e Veltroni non rinunciano ad una presenza scomoda, indesiderata e priva di sostanza, incapaci, come tutti i così detti leader italiani, di mettersi da parte per non peggiorare ciò che hanno già ampiamente contribuito a distruggere : l’identità di una sinistra onesta, combattiva, leale ed indipendente. Giampiero Buccianti

  • Sarebbe l’ora che la classe politica squalificata che siede oggi in Parlamento e quella che occupa gli scranni più elevati e con essa le grancasse televisive e della carta stampata,la smettessero di diffondere menzogne su chi vuole: gli ITALIANI e L’EUROPA,le controriforme costituzionali,elettorali e giudiziarie in corso d’opera in questo Paese di Pulcinella.

    L9S4

  • … una classe politica squalificata,la quale,con i vergognosi privilegi economici e giuridici che si è concessa e continua a concedersi,ha svuotato e continua a svuotare insieme alla moralità pubblica anche le casse dello Stato e delle regioni.

  • Le leggi sono troppe, la Costituzione troppo astratta e velleitaria.Gli
    italiani sono atavicamente individualisti e inclini a non rispettare leggi e le regole. In un momento di difficoltà economica la situazione peggiora.
    Chi non ha da mangiare, da vestirsi e dove alloggiare spesso è materialmente impossibilitato a darsi una vita rispettosa delle regole.
    La casta dei favoriti è brava a parlare, ma poco incline a rinunciare ai propri privilegi per gli altri. Parlo dei politici di professione, di molti che rappresentano le istituzioni , di finanzieri e capitani d’industria che pensano alle imprese solo come proprietà privata non come ricchezza
    accumulata da generazioni di lavoratori italiani.

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