Ecco il Toscanellum

ToscanaLa notizia è questa: il Consiglio Regionale della Toscana è riunito – oggi e domani – per varare una nuova legge elettorale. Quello stesso Consiglio che dieci anni fa, con le liste bloccate, aprì la strada al “Porcellum” nazionale di Calderoli è di nuovo al lavoro e chissà quanti nuovi danni potrà ancora fare.
Del resto, come potrebbe la porcata “Italicum”, figlia del patto del Nazareno, vedere la luce prima di una sperimentazione in vitro qui nella terra di Verdini e dello splendore massimo del Pd?
In questi giorni di camicie bianche “che più bianche non si può…”, mi chiedo davvero quanto possano interessare a giovani studenti o ragazzi in cerca di occupazione, ai prof precari anziché agli operai o agli statali o ai lavoratori stagionali, per non dire dei pensionati al minimo, quanto possano interessare le discussioni e i litigi su riforme costituzionali e leggi elettorali.
Dunque, la nuova legge elettorale della Toscana. I punti principali sono questi:
- un elevato premio di maggioranza (fino al 57,5%) per chi vince;
- l’eventuale ballottaggio se nessuno candidato arriva al 40%;
-  soglie di sbarramento differenziate: 3% per le liste che accettano di coalizzarsi ai partiti maggiori (che superino il 10%); 5% per le liste che intendano invece presentarsi in autonomia;
- ripristino delle preferenze, ma (attenzione!) in maniera facilitata. Ovvero, i nomi (pochi) delle candidate e dei candidati saranno già stampigliati sulla scheda elettorale affiancati da un quadratino da barrare con un segno. Si potrà esprimere una doppia preferenza, purché di genere (uomo/donna) diverso;
- ci sarà anche un listino bloccato, ma (attenzione anche qui!) facoltativo.
La somiglianza fra questa proposta di legge e il testo dell’Italicum licenziato in prima lettura dalla Camera dei deputati è del tutto e non casualmente evidente. Cerco ora di evidenziare quelli che, a mio modesto parere, sono i punti critici di questa che al momento è ancora soltanto una bozza e che spero la discussione in Consiglio possa cambiare in meglio, anche se non c’è da farsi illusioni. Parto da una considerazione tutta politica: temo che in ambito toscano, così come a livello nazionale, l’obiettivo primario sia quello di comprimere il pluralismo della rappresentanza nelle Assemblee elettive e ridurre i rappresentanti (eletti?) dei pochi partiti che supereranno lo sbarramento a meri esecutori di decisioni prese in alto e altro luogo.

L’altro aspetto che mi preme sottolineare è come non sia stata tenuta in gran conto la sentenza della Corte costituzionale (che a gennaio 2014 ha bocciato il Porcellum) per quel che riguarda il premio di maggioranza, mentre si cerca di aggirarla furbescamente per quel che attiene la possibilità di scelta da parte degli elettori, fra i vari candidati. E’ vero che qui si ripristinano le preferenze, ma su un ristrettissimo numero di candidati (accuratamente scelti in base a logiche di fedeltà e obbedienza al segretario di turno), con i nomi già stampigliati sulla scheda (e non già per venire incontro alle mani tremolanti di qualche casa di riposo o per contrastare qualche sacca di analfabetismo ancora nascosto in qualche casa del popolo), ma con il listino bloccato (ancorché facoltativo) che avrà la precedenza – al momento dello scrutinio nella designazione dei nuovi consiglieri regionali – di fatto si annulla la facoltà di scelta del cittadino. Ora è vero che il Pd, ad esempio, giura di non voler assolutamente ricorrere al listino, mentre Forza Italia proprio non ci vuol rinunciare. Ma è altrettanto vero che ogni altra forza minore che dovesse/volesse farvi ricorso di fatto ‘nominerebbe’ soltanto alcuni fra quei candidati e nessuno fra quanti si saranno dannati l’anima nel cercare consensi nelle periferie… Siamo quindi arrivati al listino facoltativo. Cioè, non sarà più la legge a determinare come presentare le liste ai cittadini elettori, ma saranno i partiti stessi a valutare se e come e quando presentare una listino o meno. Qui non siamo ai limiti del perimetro costituzionale. Qui siamo ben oltre i limiti della decenza e dell’ingegneria istituzionale e fors’anche dell’intelligenza politica.

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