L’intervento di Lucrezia Ricchiuti

Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella legislatura dal 1996 al 2001 si ebbe la discussione del progetto della cosiddetta Bicamerale, presieduta da Massimo D’Alema, e si ebbe la discussione della legge costituzionale che porto` alla modifica del Titolo V della Costituzione. Nella successiva legislatura ci fu il tentativo del centrodestra di imporre al Paese il lodo di Lorenzago, partorito dalla penna di Roberto Calderoli, che fortunatamente gli elettori bocciarono a grande maggioranza con il referendum confermativo del giugno 2006. Nella scorsa legislatura abbiamo cambiato il testo dell’articolo 81, introducendo il tendenziale pareggio di bilancio in Costituzione. Speravo che questo Parlamento avesse imparato la lezione. Giuseppe Dossetti, Piero Calamandrei, Leopoldo Elia, Livio Paladin, tutti ci hanno detto che la Costituzione non e` una legge qualsiasi e non e` una materia di discussione come le altre.
La Costituzione non e` intangibile: e` soltanto troppo delicata per essere trattata come un impaccio e come l’oggetto di una riforma simile alle altre. Il dibattito sulla riforma della Costituzione non puo` essere caratterizzato dalla sintesi di un tweet o dalla fretta di un selfie. La Costituzione e` al contempo una fonte del diritto, un catalogo di diritti individuali e una tavola di valori intorno a cui una collettivita` si ritrova.
E` un progetto di vita.
La Costituzione e` un tessuto unitario, un geniale e sofisticato sistema di vasi comunicanti. Non si puo` ritenere di mutarne una parte senza dare un colpo di maglio alle altre. Basti un esempio. Quando la Costituzione
assegna un diritto non puo` farlo in chiave assoluta. Deve prevederne dei limiti, ma rimette l’identificazione di quei limiti alla legge. Si chiama riserva di legge.
La riserva di legge, pero`, ha una funzione di garanzia, se la legge deve fare la strada lunga del bicameralismo; ne ha un’altra, se c’e` il monocameralismo. Oggi si parla molto e giustamente di mafie, corruzione e legalita`, ma quanto alle garanzie di legalita` sappiamo che magistratura e Polizia devono operare secondo le leggi. Puo` darsi che il monocameralismo sia una buona idea (lo sostenevano i comunisti alla Costituente, lo sostennero i comunisti e la sinistra indipendente a meta` anni Ottanta e poi ancora Cossutta nel 1998), ma occorre sapere che cambiare struttura e composizione del Parlamento ha immediate ricadute sulle garanzie di legalita` per i cittadini. Giustizia, garanzie sociali, diritti individuali: sono tutti domini legislativi che subiranno un pesante impatto dalla riforma del Parlamento. Ma il Parlamento e` anche un collegio elettorale che, a sua volta,
elegge il Presidente della Repubblica, i giudici costituzionali, i membri del Consiglio superiore della magistratura e delle authority. Dobbiamo saperlo quando ne cambiamo natura e composizione.
Oggi non ci viene proposto un monocameralismo, ma un bicameralismo differenziato senza pero` un modello teorico coerente e senza un sostrato di esperienza ben sedimentato. Di grazia, che coerenza ha dire che il
Senato svolgera` funzioni importanti, ma sara` composto da persone che gli elettori non sceglieranno? E che logica c’e` nel negare loro l’indennita`, ma assegnare loro invece l’immunita`?
E ` una ben strana funzione quella che richiede la garanzia giuridica delle immunita` come quella dei deputati e non quella economica che nella storia delle democrazie occidentali ha lo stesso significato.
Sull’immunita`, signor Presidente, mi permetta una parentesi. Pochi giorni fa ricorreva l’anniversario dei fatti di Roma, Genova e Reggio Emilia del 1960, quelli che gli storici sintetizzano come «il luglio ’60», cioe` la
ribellione popolare al Governo Tambroni. A Roma, il 6 luglio di quell’anno a Porta San Paolo vi fu una manifestazione politica cui presero parte membri del Parlamento come Aldo Natoli e Aldo Venturini, comunista l’uno, socialista l’altro. Ebbene, il corteo che essi capeggiavano subı` la carica a cavallo della polizia che trascuro` completamente che si trattasse di rappresentanti del popolo, di membri delle Camere.
Non sono la nostalgia o l’omaggio al passato, signor Presidente, le ragioni per cui menziono questo episodio. Lo dico perche´ puo` ricapitare che noi si abbia bisogno dell’immunita`, nel suo vero senso. Anzi, e` ricapitato
gia` nel 2001 a Genova allorquando la deputata Deiana e` stata percossa dalla polizia mentre manifestava pacificamente e nonostante avesse esibito il suo tesserino da parlamentare. Ed era capitato nel 1926 quando
Antonio Gramsci era stato arrestato da deputato in carica, dopo che Matteotti era stato rapito e ucciso e Amendola picchiato a Montecatini. Le immunita`, signor Presidente, servono a questo: non per i corrotti ed i ladruncoli da quattro soldi che le usano oggi. Torno al punto per riprendere una definizione che ho ritrovato nel dibattito parlamentare del 2005 sulla devolution del centrodestra. Si tratta di un modello «senza verita`». E` stato detto che vi sono Senati ad elezione indiretta, come per esempio la Camera alta tedesca, e questa sarebbe la prova che chi grida all’autoritarismo sbaglia. Mi sono documentata: il Bundesrat e` la Camera degli Esecutivi regionali, non dei notabili e dei potentati territoriali. Il Bundesrat ha un senso perche´ nella Costituzione tedesca e` scritto che i Lnder curano l’esecuzione delle leggi: sono, cioe`, i principali centri amministrativi del Paese. La legge e` di competenza della Camera bassa mentre la sua applicazione avviene in sede regionale. E ` per questo che il Bundesrat rappresenta le comunita` locali. Ma nel disegno emerso dalla Commissione affari Costituzionali che senso ha la rappresentanza delle istituzioni locali? I Lnder hanno anche competenze fiscali. Le Regioni italiane ed i Comuni hanno pochissime attribuzioni in questo campo e, comunque la nuova lettera e) dell’articolo 117 della Costituzione, scritto dalla Commissione, accentra nello Stato la competenza legislativa esclusiva in materia tributaria e di coordinamento della finanza pubblica, per Stato qui si intende la Camera e non anche il Senato. Quindi, avendo anche fatto l’assessore al bilancio del mio Comune, sono contenta di questa chiarificazione ma chiedo in nome di che cosa esista un Senato che rappresenta le istituzioni locali, visto che su quel punto essenziale non potra` mettere bocca. Per il resto mi associo interamente alla senatrice Dirindin, che ieri e` stata limpida ed efficace. Le Costituzioni sono spesso dei compromessi, ma quei compromessi devono essere frutto di un incontro alto e trasparente di aspirazioni, modelli di Stato, fusione di obiettivi. Pensate che, solo sospettando quale opaco cedimento alla controparte, Concetto Marchesi abbandono` l’Assemblea costituente sull’articolo 7, ritenendo che tra De Gasperi e Togliatti fosse corso qualcosa di meno che commendevole.
Ecco perche´ molti di noi senatori abbiamo auspicato un percorso piu` trasparente e meditato. Perche´ ci si ostina a sostenere che i patti con Berlusconi devono essere mantenuti, mentre si dice che senatori del proprio
partito sono dei «gufi», dei conservatori, dei gattopardi? E` un atteggiamento offensivo ed istituzionalmente pericoloso. Alla Camera, nel settembre 2004, Sergio Mattarella, non proprio un esagitato comunista, affermo`, citando Aldo Moro, che la Costituzione e`la casa comune di tutti. Ed un altro autorevole deputato cito` il pensatore tedesco Hberle ricordando che la Costituzione e` lo specchio del patrimonio culturale di un Paese e il fondamento della sua speranza. Il nostro collega, – gia` Presidente della Repubblica – Ciampi, definı` la Costituzione la nostra Bibbia civile. A lui facciamo tutti i migliori auguri. Mi domando e vi chiedo: e` questo il metodo per riscriverne ampie parti? Nel progetto di Costituzione che e` uscito dalla Commissione non c’e` a mio avviso l’Italia che in molti speravano, ascoltando e guardando il Renzi delle Leopolde: c’e` un Senato non elettivo associato ad una legge elettorale finora con liste bloccate; c’e` l’immunita` parlamentare alla vecchia maniera; c’e` l’aumento delle firme per il referendum e per le leggi d’iniziativa popolare. Chiedo a Renzi e a tutti voi: dov’e` l’Italia aperta, libera, partecipata e soprattutto contendibile che i tre milioni di elettori delle primarie dell’8 dicembre si aspettavano?  Per finire, al Presidente del Consiglio, che di recente ha citato Ulisse
e Telemaco, vorrei dire che per me la cacciata dei Proci significa un fisco piu` giusto, pene certe per gli evasori, l’allargamento della base imponibile, una giustizia penale piu` celere, un assetto amministrativo liberato dagli intrecci, lotta senza quartiere alla corruzione. Ulisse e Telemaco non si sedettero al tavolo con i Proci, e non fecero patti.

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