L’intervento di Bruno Marton

Prima di tutto, una curiosita` estetica. Di questa riforma confronto il testo originale e quello uscito dalla Commissione. L’articolo 55 creato dai nostri Costituenti dice: «Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione». Vado poi a leggere l’articolo che sara`, quindi la «semplificazione» che avverra`: «Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione. La Camera dei deputati e` titolare del rapporto di fiducia con il Governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del Governo. Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali. Concorre, nei casi e secondo modalita` stabilite dalla Costituzione, alla funzione legislativa ed esercita la funzione di raccordo tra l’Unione europea, lo stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi dell’Unione europea. Valuta l’attivita` delle pubbliche amministrazioni, verifica l’attuazione delle leggi dello Stato, controlla e valuta le politiche pubbliche. Concorre a esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge. Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla legge».
E questa la chiamiamo semplificazione? Aggiungiamo una marea di parole quando i Padri costituenti ne avevano usate poche. Ma devo ringraziare anch’io i relatori, perche´ le parole che c’erano prima, nel testo del
Governo, erano terrificanti. Quindi, ringrazio la senatrice Finocchiaro e il senatore Calderoli per avere messo delle pezze – perche´ di questo si tratta – alla riforma.
Personalmente sono contrario al superamento del bicameralismo paritario, e spiego perche´. Ieri il senatore Martelli ha fatto una precisa disamina logica in sette punti, attribuendo precise responsabilita` al Governo.
Io no, io le do alle persone. Il sottosegretario Pizzetti mi avra` gia` sentito in Commissione dire queste parole: secondo me, i responsabili unici del funzionamento attuale del Parlamento sono le singole persone. E mi
spiego. Una delle motivazioni riportate nella relazione di accompagnamento al disegno di legge del Governo e` «la cronica debolezza degli Esecutivi nell’attuazione del programma di Governo, la lentezza e la farraginosita`
dei procedimenti legislativi, il ricorso eccessivo – per numero e per eterogeneita` dei contenuti – alla decretazione di urgenza e l’emergere della prassi della questione di fiducia su maxiemendamenti». I decreti li fa il Governo, che e` composto di persone. Se il Presidente della Repubblica fosse realmente garante della Costituzione, certi decreti non li avrebbe mai, dico mai, firmati. (Applausi dal Gruppo M5S). Quindi, prima di tutto, che il Presidente della Repubblica la smettesse di firmare certe cose. In secondo luogo, che i Ministri e il Governo la smettessero di proporre questi decreti. Sono delle aberrazioni di comportamento che trovo veramente inaccettabili. Inoltre, sono contro il superamento del bicameralismo paritario perche´ di solito nel passaggio di un disegno di legge da una Camera all’altra avviene una cosa meravigliosa: si scatenano i giornalisti – se ancora si puo` parlare di giornalisti – e l’opinione pubblica, quindi si esercita dall’esterno una pressione positiva affinche´ l’altra Camera vada a modificare gli errori della Camera precedente. Un’altra bugia che si tende a dire e` che questo doppio passaggio paralizza: non e` sicuramente vero. Lo dico ai cittadini che sono fuori. La formazione delle leggi avviene in un modo, secondo me, perfetto: i singoli parlamentari, e non il Governo, hanno l’iniziativa legislativa e propongono una legge; il disegno di legge viene assegnato alle Commissioni, viene incardinato, discusso e poi portato all’esame dell’Aula. E questo avviene per tutti i disegni di legge, per tutte le Commissioni e per tutti e due i rami del Parlamento. Vale a dire che i due rami lavorano sempre su cose differenti, scambiandosi gli atti. Quindi la bugia – perche´ di bugia si tratta – della paralisi e` assolutamente infondata.
Voglio quindi spiegare perche´ questa riforma e` stata fatta. Nella relazione al disegno di legge del Governo ho trovato un passaggio inquietante (l’altro ieri il sottosegretario Pizzetti si e` offeso quando il senatore
Cioffi ha detto che non crede che la ministra Boschi abbia scritto quelle parole: mi auguro veramente che non lo abbia fatto, che le abbia scritte qualcun altro e che non sia lei la responsabile), si legge infatti, a proposito
dell’elezione diretta dei senatori, che e` un’altro aspetto che mi preme, che l’elezione diretta «inevitabilmente, potrebbe trascinare con se´ il rischio che i senatori si facciano portatori di istanze legate piu` alle forze politiche che alle istituzioni di appartenenza, ovvero di esigenze particolari circoscritte esclusivamente al proprio territorio, e che la loro legittimazione diretta da parte dei cittadini possa, inoltre, indurli a voler incidere anche sulle scelte di indirizzo politico (…)». Se l’ha scritto l’onorevole e ministro Boschi, questo passaggio sta a significare: Cari senatori, non potete piu` essere eletti dal popolo, perche´ potreste fare il bene del popolo o del vostro territorio: ergo, prevediamo un’elezione di secondo grado, affinche´ voi non contiate piu` niente. Dunque, venire a dirci che prendere i consiglieri regionali o i sindaci, che comunque sceglierete voi, vuol dire preservarci dalla possibilita` che essi facciano l’interesse del partito o del territorio, mi sembra la piu` grossa stupidata che una persona possa anche solo immaginare. Lei si sara` anche offeso, ma davvero mi auguro che la Ministra non l’abbia scritto e lo abbia scritto qualcun altro e che lei lo stia difendendo a spada tratta. Ho partecipato a tutti e tre i giorni di discussione generale finora svolti e ho apprezzato l’intervento del senatore Micheloni, tanto che avrei voluto dire le sue stesse parole. Non citero` i rappresentanti del mio Gruppo, ma gli altri colleghi che ho apprezzato, come il senatore Corsini. Cio` perche´ ho affrontato il percorso di questa riforma, esattamente con lo spirito citato dal senatore Micheloni: ho voluto ascoltare le altre persone, perche´ magari mi sbaglio io. Tra tutti gli interventi che ho ascoltato, non ce n’e` stato uno che abbia difeso questa riforma: forse solo quello di un senatore, di cui non mi ricordo il nome e che spero mi perdonera`. Vi sarete posti delle domande, se questo sta avvenendo. Ho assistito spesso anche ai lavori di Commissione. Mi e` piaciuta la parte che, a mio parere, ha fatto perdere tempo alla Commissione, relativa al dibattito sul numero delle firme per richiedere un referendum o presentare una legge di iniziativa popolare. Ci si e` chiesto se prevedere un numero di 300.000, di 200.000 o di 500.000. Alla senatrice Finocchiaro ho fatto notare che il metodo con cui si possono raccogliere le firme non e` ininfluente sulla quantita` di firme da raccogliere. Il senatore Caliendo e` intervenuto sull’argomento, dicendo quanto siano difficoltose le raccolte di firme, ma immaginava i tempi e gli strumenti di allora. Sono pero` passati diversi anni e il mondo e` cambiato. Allora ho chiesto, presentando un emendamento in tal senso: perche´ non prevediamo in Costituzione che la raccolta delle firme sia possibile anche in forma elettronica? A quel punto il numero di firme necessario puo` essere alzato alla quantita` che volete: tempo dieci minuti e le firme saranno raccolte. Di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di aggiornare la Costituzione ad oggi, prevedendo pero` degli strumenti dell’altro ieri. Di che cosa stiamo parlando? Senatore Caliendo, ho capito il senso del suo pensiero: se alziamo troppo il numero delle firme richieste, non garantiamo la partecipazione. Qual e` pero` la partecipazione? Chieda ad un ragazzo, oggi, che cosa puo` fare con un telefono cellulare. Se attribuiamo ai neonati l’identita` digitale, perche´ non prevediamo queste cose? Quando parliamo di riforme, perche´ non prevediamo la banda larga? C’e` uno studio sul tavolo del Primo Ministro: 19 miliardi di investimento sulla banda ultra larga. Perche´ non facciamo questa riforma invece di toccare la Carta costituzionale? Immagino che nessuno abbia la possibilita` di rispondermi. E` chiaro che non e` possibile. Se realizziamo la banda ultra larga andiamo ad intaccare interessi di Telecom, che ha messo a garanzia la rete con le banche. Quindi, se noi andiamo a sostituirci a Telecom, ponendo in essere un ente pubblico che gestisce solo la rete, dando poi agli operatori di telecomunicazione l’accesso, facciamo fallire un’azienda. E questo, probabilmente, a molti di voi non e` permesso. Ma immaginate che salto di qualita` farebbe l’Italia? 19 miliardi di investimenti, non 150, 1000, ma 19 miliardi.
Queste sono le riforme che vorrei, le parole che vorrei in Carta costituzionale, perche´ e` vero che questa non e` immodificabile, ma vediamo di aggiornarla ai giorni d’oggi. Non ragioniamo come i Padri costituenti,
che uscivano da un periodo ben diverso. Quel periodo pero` in questo momento puo` ritornare. Tutti i colleghi hanno dimostrato la deriva autoritaria di questa riforma priva di autorevolezza. Ricordiamoci che il sindaco Renzi non e` passato attraverso elezioni per fare il Primo Ministro. Non voglio essere solo distruttivo, ho fatto alcune proposte ma vorrei farne altre, perche´ secondo me questa riforma andrebbe vista nel suo insieme
per un buon funzionamento della legge elettorale.
Cosa deve prevedere la legge elettorale? E perche´ in questo momento i Governi sono deboli? La ragione e` che per vincere e governare e` necessaria la coalizione. Dopodiche´, nel momento in cui occorre fare il Governo,
avviene necessariamente una spartizione e non ci sono santi: tu mi hai garantito tot voti, avrai il Ministero dell’interno. Non deve funzionare cosı`. Perche´ non prevediamo un sistema elettorale proporzionale puro? Vogliamo metterci degli sbarramenti? Mettiamoli, anche se personalmente sono anche contro gli sbarramenti, a quel punto la forza politica che prende piu` voti decide il Governo. Le varie forze politiche per presentarsi
alle elezioni devono pubblicare in anticipo il programma del partito. Quindi, ogni singolo partito deve presentare un programma. Il Governo che si costituisce, una volta rappresentato in Parlamento confronta tutti i
punti in comune tra le varie forze politiche. I primi punti saranno quelli messi in campo da piu` forze politiche e sono certo che quei punti verranno realizzati subito, immediatamente. Non c’e` infatti un problema di opposizione, di minoranza. L’opposizione si fa nel momento in cui c’e` un Governo che non ascolta.
Io non amo il termine opposizione, amo la parola minoranza, perche´ esprime un concetto totalmente differente. Immaginiamo quindi un sistema con dei pluriprogrammi messi a confronto e i cui punti comuni vengono
realizzati per primi. A mio avviso in questo modo il Paese avrebbe un’accelerazione mostruosa, senza toccare assolutamente l’impianto istituzionale. Non si tocca nulla. Questa, secondo me, e` una proposta da mettere
in campo immediatamente.
Concentriamoci allora sulla legge elettorale. In Commissione ho chiesto di ritirare questo disegno di legge costituzionale, ma e` chiaro che non era assolutamente possibile. Mi e` stato fatto notare – mi rivolgo alla senatrice Finocchiaro – che in Commissione parlava delle Province e – se non ricordo male – diceva che dalla Costituzione non si devono togliere le Province in se´, ma la parola «Province», perche´ questa parola e` stata spostata da un punto ed e` stata inserita la parola «area vasta» in un altro punto. Questo secondo me non e` il modo di operare una modifica costituzionale. Non ci si comporta cosı`.
Concludo, anche se probabilmente ho ancora parecchi minuti, pensando a come sia totalmente scorretto togliere la possibilita` agli elettori di esprimere un parere. Parlate di partecipazione, ma non si tratta di questo.
Prima ho fatto una piacevole chiacchierata con il senatore Zavoli, che di esperienza penso ne abbia ben piu` della mia. Mi faceva notare con riguardo a determinati atteggiamenti di alcuni presunti leader – e dico presunti
perche´, secondo me, i leader sono un’altra cosa: i leader hanno autorevolezza, non autorita` – che se andiamo avanti su questa china ci troveremo in tempi estremamente bui.
Quindi, mi rivolgo ai senatori, soprattutto a quelli della maggioranza che ho tenuto ad ascoltare molto attentamente: il presidente Renzi (il sindaco Renzi, il presidente del Consiglio Renzi) vi sta dando degli incapaci.
Voi non ve ne rendete conto probabilmente – alcuni magari non se ne rendono conto in buona fede – perche´ pensate che questo provvedimento sara` per i prossimi senatori. Ma se viene impostato per i prossimi senatori e` perche´ questi senatori sono ritenuti incapaci. Egli sta dicendo: signori, voi le cose non siete capaci di farle. Mi ci metto anch’io che non ho nessuna autorevolezza per dare a voi degli incapaci o per erigermi a persona
superiore, pero` di fatto vi sta dicendo questo: visto che voi siete incapaci, io vi tolgo il potere. Metto i miei sindaci, i miei consiglieri regionali, qualcuno di voi forse, i piu` fedeli li portero` alla Camera, e tutti gli altri,
signori: affari vostri, in bocca a lupo.

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