Nuovo senato, un’immunità inaccettabile

boschiFu porcata-bis dell’ineffabile Cal­de­roli, o cal­lido dise­gno del governo pur di assi­cu­rarsi il senato non elet­tivo tanto ago­gnato? Tutti rifiu­tano la pater­nità, e l’angoscioso inter­ro­ga­tivo sul ritorno dell’immunità-impunità per­corre l’Italia e le prime pagine dei gior­nali. La sto­ria dirà.
Tutto nasce per l’emendamento 6.1000, che sop­prime l’art. 6 della pro­po­sta gover­na­tiva, con l’effetto di esten­dere ai sena­tori di seconda scelta del «senato nuovo» la pie­nezza delle garan­zie pre­vi­ste dall’art. 68, comma 2, della Costi­tu­zione per i parlamentari.

Per inten­derci, par­liamo dell’autorizzazione della camera per arre­sti, per­qui­si­zioni e inter­cet­ta­zioni. Dun­que, esi­ste­reb­bero in Ita­lia 95 gover­na­tori, con­si­glieri regio­nali e sin­daci per cui – a dif­fe­renza di tutti gli altri — qual­siasi inda­gine della magi­stra­tura sarebbe molto dif­fi­cile, di fatto impos­si­bile, o comun­que assog­get­tata al giu­di­zio dei pari.

Un bene­fit appe­ti­bi­lis­simo per i for­tu­nati 95, assai più del posto auto sotto Palazzo Madama. E nes­suno avanzi sot­tili distin­guo sul punto che la garan­zia costi­tu­zio­nale ope­re­rebbe per le fun­zioni di sena­tore, e non per quelle di sin­daco, con­si­gliere, o gover­na­tore. Come sepa­rare in con­creto, nell’ambito di un’attività inve­sti­ga­tiva, l’attività svolta per il comune o la regione da quella par­la­men­tare? E poi baste­rebbe con­durre gli affari – per così dire più riser­vati – nella bou­vette del senato o sul cel­lu­lare di servizio.

La radice del pro­blema è nell’avere scelto di imbot­tire il nuovo senato di ceto poli­tico regio­nale e locale, nel tempo del Mose, dell’Expo, degli assurdi rim­borsi spese a danno del pub­blico era­rio. Le inchie­ste hanno sco­perto un ver­mi­naio, mostrando a tutti quel che i più avver­titi già sape­vano: che la poli­tica regio­nale e locale è oggi in larga misura il ven­tre molle del sistema Italia.

Non c’è in prin­ci­pio nulla di inac­cet­ta­bile in un senato eletto in secondo grado. Se ne parlò ampia­mente anche in Assem­blea costi­tuente. Ma ogni cosa va vista nel suo tempo. Agli albori della Repub­blica, il cur­sus hono­rum era stret­ta­mente gover­nato da forti par­titi poli­tici, che garan­ti­vano la qua­lità e l’onorabilità degli eletti in tutti i livelli isti­tu­zio­nali, dalla peri­fe­ria al cen­tro. I par­titi liquidi di oggi non ne sono più capaci, come pro­vano le ricor­renti pole­mi­che sulla can­di­da­tura di per­so­naggi pros­simi al rin­vio a giu­di­zio, fre­schi di con­danna, e per­sino in odore di mafia e camorra. Siamo molto più vicini agli Stati Uniti che nel 1913, per porre fine a scan­dali e cor­ru­zione, scris­sero nella Costi­tu­zione l’elezione popo­lare diretta dei senatori.

Ben si com­prende come la rea­zione dell’opinione pub­blica sia stata nel senso dell’abolizione della gua­ren­ti­gia per tutti i par­la­men­tari, piut­to­sto che per l’allargamento ai sena­tori di nuovo conio. Certo, la spe­ciale tutela dell’art. 68, co. 2, ha avuto nella sto­ria repub­bli­cana grande rilievo in alcuni momenti, ad esem­pio quando i par­la­men­tari della sini­stra si met­te­vano alla testa delle mani­fe­sta­zioni per la riforma agra­ria. Ma quei tempi sono lon­tani. E ha più senso togliere una gua­ren­ti­gia vista da tanti come inac­cet­ta­bile pri­vi­le­gio, piut­to­sto che allar­garla a chi potrebbe appro­fit­tarne per aumen­tare il livello di cor­rut­tela. Del resto, non sono pochi i paesi in cui la garan­zia per il par­la­men­tare si ferma alla immu­nità per le opi­nioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle funzioni.

Com­po­si­zione del senato, sta­tus dei suoi mem­bri, poteri dell’istituzione fanno parte di un con­ti­nuum inscin­di­bile. La pole­mica in atto dimo­stra come sia dif­fi­cile – nelle con­di­zioni reali di oggi – costruire una isti­tu­zione forte negando l’elezione diretta. Aumen­tare i poteri, come in qual­che misura fanno gli emen­da­menti pre­sen­tati, accre­sce le con­trad­di­zioni, non le risolve. E rimane soprat­tutto macro­sco­pico il punto della revi­sione costi­tu­zio­nale. La Costi­tu­zione di tutti viene lasciata nelle mani di una camera poco rap­pre­sen­ta­tiva in virtù della legge elet­to­rale, e di un senato per niente rap­pre­sen­ta­tivo per­ché affi­dato alle occa­sio­na­lità delle vicende locali. Quale forza potrebbe mai avere domani una simile Costi­tu­zione? A que­sto punto, una riforma seria richie­de­rebbe una riscrit­tura radi­cale dell’art. 138 Cost., che affi­dasse la revi­sione a un’assemblea eletta ad hoc con il proporzionale.

Stu­pi­sce che la scom­messa del governo sia tanto forte. Si giunge per­sino a for­za­ture inco­sti­tu­zio­nali, come la sosti­tu­zione di Mauro e Mineo in com­mis­sione. È il caso di riba­dire ancora una volta che un senato non elet­tivo non è affatto l’unico modo di supe­rare il bica­me­ra­li­smo pari­ta­rio. Al con­tra­rio, si potrebbe inve­stire su un senato forte ed elet­tivo nell’ambito di un sistema dif­fe­ren­ziato.
Ancora, il bica­me­ra­li­smo non è di per sé causa di ritardo e danno all’effettività del gover­nare. Lo rico­no­sce, richia­mando i dati, per­sino Scal­fari – non certo sospetto di pul­sioni anti­go­ver­na­tive – su La Repub­blica.

Il 6 mag­gio 2014 Hol­lande, nel fare il bilan­cio dei primi due anni di Pre­si­denza afferma che il divieto per i par­la­men­tari del cumulo con cari­che ese­cu­tive regio­nali e locali «c’est un grand pas pour notre démo­cra­tie». Indub­bia­mente, anche il nuovo senato sarebbe per noi un grande passo. Pur­troppo, all’indietro.

 

Leggi anche l’intervista di Sandra Bonsanti

1 commento

  • Concordo con chi ha scritto l’articolo: la modifica della Costituzione, se si va verso un sistema maggioritario (addirittura col Senato abolito o trasformato in un’assemblea di nominati), non puo’ piu’ essere attuata dalle Camere ma da un’Assemblea Costituente eletta col proporzionale.

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