Libera informazione per liberi cittadini

foto14Alle recenti elezioni europee il PD guidato da Matteo Renzi ha ottenuto un consenso vastissimo, acquisendo voti provenienti da un ampio  ventaglio di posizioni politiche, sulla base di una parola d’ordine che non possiamo che condividere: la speranza, speranza in un futuro migliore, in un’Italia più civile e capace di offrire prospettive ai suoi giovani. Ma la speranza è una cosa seria! Non basta evocarla con parole,  o peggio con slogan; va alimentata mediante la costruzione di un progetto serio di ammodernamento  del paese, che guardi ai tempi lunghi e non si accontenti di iniziative sporadiche e momentanee, prese sull’onda di qualche finalità demagogica.
Altri e più competenti prima di me hanno criticato il progetto di cambiamento costituzionale di cui il governo Renzi si è fatto promotore. Io vorrei rivolgere una breve riflessione ad un altro tema che richiede urgente e profonda riforma, ma di cui non ho finora sentito parlare, se non in termini inaccettabilmente riduttivi. Nei giorni scorsi, è stato annunciato lo sciopero dei giornalisti RAI contro il taglio di 150 milioni di euro ai trasferimenti dallo Stato; Renzi ha definito questo sciopero umiliante, e molti organi di informazione lo hanno seguito nella irrisione di questa iniziativa.  La parola d’ordine in questo caso è taglio degli sprechi.
Io non so se il taglio dei fondi alla RAI sia giusto, e se la conseguente vendita di parti del patrimonio della società pubblica, come le torri di trasmissione di RaiWay, risponda davvero all’interesse dei cittadini italiani. Queste cose andranno valutate nel merito, e non fatte passare con l’espediente di facili slogan.
Una cosa però la so bene: ciò che è veramente umiliante, per noi cittadini italiani, è la condizione incivile in cui versa tutta l’informazione televisiva in Italia, pubblica e privata. Una condizione di totale asservimento al potere politico e ai partiti, che hanno da decenni piegato la televisione a strumento di propaganda politica e in molti casi di vera e propria disinformazione.
In tutti i paesi civili il servizio pubblico televisivo nasce e si sviluppa per offrire ai cittadini un’informazione indipendente, obiettiva e completa e, a questo scopo, si pone l’obiettivo esplicito di frenare, di arginare l’influenza che la politica, in tutte le sue declinazioni, ha sulla struttura istituzionale e sulla gestione delle emittenti del servizio pubblico. Come un relatore ricordava prima, la libertà politica è libertà di criticare il potere e in questo l’informazione svolge un ruolo fondamentale, tutelato dall’art.21 della Costituzione.
Ma in Italia la RAI è   posseduta dal governo e controllata dai partiti: esattamente il contrario di ciò che dovrebbe essere. Questo, e non lo sciopero dei giornalisti, è davvero umiliante, caro presidente del consiglio.
Per non parlare della televisione privata: l’aver consentito ad un unico soggetto di possedere le tre emittenti nazionali private, che insieme sommano la quasi totalità dell’audience non a pagamento; e per di più, l’aver  consentito  a questo stesso soggetto di entrare in politica e di usare a man bassa le sue televisioni a fini di propaganda e di manipolazione dell’opinione pubblica, è un’anomalia tanto grave della democrazia italiana da sfigurarne la qualità agli occhi del mondo intero. Un’anomalia dalla quale è derivata la pazzesca conseguenza che il proprietario delle reti televisive private, divenuto capo di governo, ha controllato per moltissimi anni – di fatto e di diritto -  anche  le reti pubbliche.
E allora, al governo Renzi, in nome di quella speranza che tanti consensi gli ha portato, noi di LeG chiediamo che metta mano subito ad una riforma complessiva dell’emittenza televisiva in Italia, con l’obiettivo, da un lato,  di sottrarre il servizio pubblico  all’influenza degradante del potere politico e di farne invece uno strumento in grado di offrire ai cittadini un’informazione indipendente e autorevole; e con l’altro e non meno importante obiettivo di eliminare le posizioni dominanti nella televisione privata, stabilendo, come avviene nella generalità degli ordinamenti civili,  che nessun soggetto politico possa essere destinatario di concessioni  per l’emittenza televisiva: perché le frequenze televisive sono un bene pubblico, e, soprattutto,  l’informazione è un diritto di libertà dei cittadini, che non può e non deve essere arraffato e strumentalizzato a fini di potere personale o di partito.
Per porre fine all’umiliazione, bisogna costruire un’informazione libera, nell’interesse esclusivo dei cittadini, degna di un paese civile.

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