Legge elettorale: una lezione dal voto europeo

Scheda_elett2014Passata è la tempesta, odo adulatori far festa… E da questo punto di vista si potrebbe quasi dire che non c’è niente di nuovo sotto il sole, se non fosse stato per quel tristissimo applauso dei giornalisti in sala stampa a Palazzo Chigi che ha reso ancor peggiore l’aria che si respira. Ma la stampa non dovrebbe essere il cane da guardia della Democrazia. Ah! Soltanto negli altri Paesi occidentali…? Ho capito. Grazie della spiegazione. Dunque, si ripropone in questi giorni un classico della storia politica italiana: il salto sul carro del vincitore. Una gara che durerà più di qualche settimana. Per quel che può interessare ai lettori, specifico che io preferisco continuare a piedi la mia lunga marcia. E, per fortuna, guardandomi intorno, devo riconoscere che proprio da solo non sono. Soprattutto su queste pagine…
Dopo questa inutilmente lunga premessa, esiste un qualcosa che ancora non sia stato detto sulla straordinaria vittoria del Pd di Renzi in queste ultime elezioni europee?
Un elemento mi pare sia stato bellamente sottaciuto: la legge elettorale con la quale abbiamo rinnovato la delegazione italiana al Parlamento di Strasburgo. Trattasi di un classico sistema di tipo proporzionale con soglia di sbarramento al 4% e candidati scelti con voto di preferenza. Eppure non si può dire che non abbia funzionato o che il risultato non sia stato nitido nei suoi effetti: vittoria del Pd al 41% con 31 eletti su 74, il M5S al 21% e 17 seggi e giù a seguire… E i nuovi europarlamentari pienamente legittimati da un voto popolare anziché nominati dalle segreterie di partito. Davvero non c’è alcuna lezione da trarne? Davvero è necessario riprendere a discutere dell’Italicum che, a fronte degli effetti del voto europeo, sembra assomigliare sempre più ad un Porcellum di calderoliana memoria? In quale altro paese europeo esiste sia la soglia di sbarramento che un abnorme premio di maggioranza?
Domande, soltanto domande che propongo agli amici di Libertà e Giustizia che spero di abbracciare numerosi lunedì 2 Giugno a Modena.

14 commenti

  • Sig. Evangelisti,

    d’accordo con lei nel disprezzare ferocemente l’”italicum”, ma non altrettanto nel lodare la legge per le europee!

    - I candidati sono comunque stati scelti dalle segreterie dei partiti e quindi “imposti” alle preferenze degli elettori.

    - Le preferenze sono state già cancellate da un referendum popolare per le note ragioni: era un mercato nelle mani di chi poteva investire più capitali, magari mafiosi, nella propaganda, anche facendo “debiti” che andrebbero poi saldati in qualche modo.

    La legge elettorale più funzionale alla Cittadinanza e meno alla casta, a mio parere, ma non solo visto che il sistema è già ampiamente collaudato in Europa, è quello “uninominale di collegio”, a turno doppio o unico importa meno, con scelta dei candidati con le primarie di collegio e ovviamente di partito o di coalizione.

    Questo è il sistema che propone il confronto tra le persone, ben conosciute nel collegio, più che tra i partiti e “costringe” questi a proporre candidati ben apprezzati per le loro qualità. Nessuno voterebbe il “furbetto o malandrino o quaraquaquà” del partito di riferimento a fronte di altri candidati di riconosciuto rigore morale e culturale, competenti e capaci, anche candidati da altro partito.

    Questa cosa è di una evidenza limpida, al punto che non riesco a capire come si possa tergiversare su “preferenze” di sorta!

  • Sig. Paolo Barbieri,
    lei immagina una realtà migliore di quella che ci circonda.
    Lei dice che con maggioritario “nessuno voterebbe il “furbetto o malandrino o quaraquaquà” del partito di riferimento a fronte di altri candidati di riconosciuto rigore morale e culturale, competenti e capaci, anche candidati da altro partito”. Ma non abbiamo eletto tre parlamenti con questo sistema? E non mi sembra che ciò abbia evitato la presenza di queste categorie da lei indicate. Senza considerare le difficoltà tecniche di un sistema concepito per un bipartitismo in un sistema multipartitico, che alla fine è la ragione che portò al collasso del Matterellum, introdotto proprio per le ragioni da lei indicate, fallendo già.
    Al massimo io proporrei l’uninominale ma associato ad un sistema proporzionale, come la legge elettorale delle province, quando ce le facevano eleggere.

  • 630 collegi invece di 475 sarebbero già più piccoli ed i candidati, obbligatoriamente residenti nel collegio, meglio conosciuti e valutati e mancavano le primarie.

    Le difficoltà tecniche andrebbero a ridurre quella inutile pletora di partitini personali che affollano inutilmente le nostre schede elettorali.

    Se poi l’odontotecnico Calderoli & C. hanno voluto correggerla per fare una legge a loro immagine e somiglianza, sarà forse stato perchè non era abbastanza controllabile?

  • Indubbiamente le ragioni che lei elenca sono valide, ma continuo ad essere convinto che il collegio uninominale non sia un argine al voto clientelare. Almeno ho nella mente i risultati in molti dei collegi in zone a me vicine in cui questo è particolarmente forte.
    Io proporrei un sistema misto alla tedesca, proporzionale e uninominale allo stesso tempo.

  • A me parrebbe il più efficace. Forse per un risultato che possa garantire la miglior scelta, sarebbe funzionale il doppio turno: se raggiungere la maggioranza relativa può essere facile con più candidati in competizione, meno facile corrompere la maggioranza assoluta del collegio.

    Ma se la sua esperienza dice il contrario…

    Sempre pronto ad accogliere leggi elettorali che possano rispondere al meglio alla necessità di portare in Parlamento le Eccellenze che la Società può offrire, considerando che da quel luogo dipendono le sorti di un Paese e del suo Popolo,

    (pensare allo squallore di trovarvi persone come Cuffaro e Cosentino, Dell’Utri e Scaiola, Previti e De Gregorio, Razzi e Scilipoti e altri simili, mi fa inorridire!)

  • Inecccepibile analisi, questa delle modalità di voto. Spero anch’ io che i fanatici del maggioritario si ravvedano e constatino che ben altre sono le cause della instabilità politica. Non solo. Che ci si cominci a interrogare sul perché di un così massiccio astensionismo. Di perché in perché scopriremmo, magari, che la democrazia più che di voti e di sistemi elettorali – più o meno portatori sani di legalità – ha bisogno della partecipazione ‘ effettiva ‘ (per usare il termine di cui all’ art.3 della nostra Costituzione ) , attiva , cioè, e responsabile ,di tutti i cittadini e non solo di una esigua minoranza delegata – con o senza preferenze poco importa – da una massa di sudditi-spettatori. E perché questa passione per l’ impegno politico attivo torni a circolare nella nostra società, bisogna ricucire con pazienza il logorato rapporto tra cittadini e partiti. I primi devono rimboccarsi le maniche e -come si è detto – partecipare in modo ‘ effettivo ‘ all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese. I secondi devono accettare , finalmente, una loro regolamentazione che ne fissi in modo rigoroso il ruolo e la funzione di ‘ servizio pubblico ‘, eliminando gli odiosi privilegi, di tipo ‘ castale ‘ che li hanno trasformati in strumenti di manipolazione del consenso popolare e , fatalmente, di corruzione.
    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  • Caro De Stefanis,

    torniamo ad un dilemma che già abbiamo affrontato: potranno mai i nostri eroi trasformare se stessi “e ricucire con pazienza il logorato rapporto tra cittadini e partiti…”?

    Sarebbe funzionale una legislatura guidata da “Parrucconi e Professoroni (o presunti tali)” come scrive Il prof. Zagrebelsky. Difficile che possa farlo la casta! O quanto meno che possa farlo altrettanto bene e in tempi brevi!

    E visto che la “Democrazia Diretta Propositiva” ci sconcerta, non ci resta che la speranza in questa nuova stagione post-europee.

  • Grazie. Fabio. Ancora. Una. Volta. La. Tua. Preparazione. Politica la. Condivido. E. Spero. Che. Possa. Dare. Ancora. Un. Contributo. Per. Una. Equa. Giustizia. Sociale. Al. Di la’. Di. Quel. Falso. Buonismo

  • devo correggere Paolo Barbieri: il referendum del 1991 ha eliminato la preferenza multipla, e non la possibilità di indicare il rappresentante sulla scheda elettorale.
    Quanto poi alla diatriba maggioritario/proporzionale, penso che abbia poco senso, per lo meno al punto in cui siamo adesso.

    Io credo che l’importante sia la possibilità di scegliere i propri rappresentanti: certamente tra i nomi proposti ci saranno sempre quelli dei servi di partito e quelli delle persone – per così dire – di fiducia. Come ci saranno tra le candidature in un sistema uninominale: non è che le primarie, ammesso che si facciano, siano la panacea di tutti i mali della politica. Il problema sta nel non votare per quelli, nel prendere coscienza del valore del proprio voto e di orientarlo nel modo più giusto possibile, ovviamente secondo le convinzioni del singolo.

    Ma di fronte allo scempio della legge elettorale Renzi-Berlusconi, io non mi metterei a sottilizzare sul proporzionale sì, proporzionale no: farei piuttosto altre riflessioni.
    La prima che mi viene in mente è che la stabilità del Parlamento e del Governo che ne è espressione non discende da una legge elettorale con liste bloccate e premio di maggioranza, ma dalla condivisione di obiettivi e strumenti da parte dell’elettorato. Ne è la controprova il fatto che dei tre parlamenti eletti con la legge che creava maggioranze farlocche, il primo è stato sciolto dopo due anni per l’incapacità di esprimere una maggioranza, il secondo ha visto cambiare più volte in corsa la maggioranza di governo ed è comunque stato sciolto prima della fine della legislatura, il terzo ha già visto due governi con maggioranze diverse tra loro e diverse da quelle che i partiti avevano proposto agli elettori.
    La seconda, e più importante, è che dobbiamo fermarci un attimo a riflettere su chi stiamo eleggendo e chi no, quando andiamo a votare. Noi eleggiamo i nostri rappresentanti, coloro che in nome del popolo italiano propongono, discutono e approvano (o respingono) le leggi che regolano il nostro paese. noi non eleggiamo nessun governo, ma diamo mandato ai nostri rappresentanti di approvare o respingere l’operato del governo che nasce da una maggioranza parlamentare.
    E allora domandiamoci che senso abbia sapere la sera delle votazioni chi sarà a governare il paese, ma chiediamoci piuttosto chi rappresenterà le nostre istanze. E ancora domandiamoci che senso abbia il cosiddetto “premio di maggioranza”, chi rappresentano i parlamentari-cadeau quando siedono nelle aule del parlamento, in nome di chi approvano o respingono proposte di legge.

    Con queste premesse mi sembra proprio scomparire la diatriba proporzionale/uninominale: ciascuno di noi avrà la sua idea a riguardo, ma al momento il pericolo è di ritrovarci con una legge iniqua che uccide il concetto stesso di rappresentanza e che, con ogni probabilità, tra una decina d’anni verrà giudicata incostituzionale. Ma intanto i suoi danni li avrà fatti.

  • Anche quell’unica preferenza costringe il candidato a investimenti corposi con quel che segue.

    Purtroppo non possiamo dimenticare che le capacità di analisi e di scelte oculate e avvedute per il “Bene Comune”, da parte del popolo diffuso siano assai incerte e purtroppo il voto di Razzi e Rubbia valgono uguale sia in Senato che in gabina elettorale e i razzi sono molto più numerosi…

    Per questo diventa importante indurre i partiti a candidare persone qualificate e facilmente identificabili. E le primarie e il sistema “uninominale di collegio a doppio turno” vanno in questo senso.

    Quando poi saremo tutti in grado di “…prendere coscienza del valore del proprio voto e di orientarlo nel modo più giusto possibile…” come scrive lei, allora qualunque legge o sistema elettorale andrà benissimo, sarà perfetto!

    Peccato che sia le “rivoluzioni che le evoluzioni culturali”, sempre che si vogliano perseguire, richiedano generazioni!

    Che poi neppure le primarie siano la panacea di tutti i mali, ne convengo serenamente. Mi accontenterei del meno peggio tra le disponibilità.

    Sull’Italicun mi sono già espresso!

  • L’atmosfera di questi giorni mi ricorda molto quella successiva alle elezioni del 2008, conformismo generale. Passerà anche questa febbre renziana, ma a quale prezzo? Ci sono tantissime leggi elettorali migliori dell’Italicum, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Con un Berlusconi così ammaccato che bisogno ha Renzi di insistere con questa? Vincerebbe comunque, che è poi l’unica cosa che gli sta veramente a cuore. Ma è evidente che ci sono molti altri interessi dietro le quinte, che mirano a togliere all’elettorato spazi di rappresentatività. Ma alla gente di questo che importa? Meglio (per chi li riceverà) gli 80 euro, vero? Pecunia non olet.

  • L’ ” Italicum ” è una TRUFFA e una RAPINA elettorale di Seggi di
    rappresentanza, ovvero, di DEMOCRAZIA . In quanto mantiene il MECCANISMO MATEMATICO ERRATO alla base del ” Porcellum “, meccanismo che io ho scoperto e denunciato sin dal 1998, ben sette anni prima che lo facessero, dato che c’ era già, loro i nostri Sgovernanti NON l’ hanno inventato, l’ hanno solo copiato!. NON è proporzionale anche lui così come il “Porcellum”, e anzi peggiora le parti conosciute delle ” soglie di sbarramento ” che con il ” premio di maggioranza ” non sono altro che forme di “maggioritario” incostituzionale, travestito e surrettizio. Guardate e
    DIVULGATE le mie scoperte che spiego negli scritti e video pubblicati anche sul sito web, basta scrivere su Google: Perindani . Guardate e FIRMATE in merito le mie petizioni e anche quella su Avaaz per : UNA legge elettorale giusta: Il metodo Perindani del calcolo proporzionale
    ( Essendo uno dei quattro metodi proporzionali UNICI, VERI e GIUSTI al mondo e che TUTTI gli altri metodi elettorali, creduti falsamente validi, sono invece matematicamente sbagliati ). ….. Ciao da Edgardo v

  • Ha ragione Paolo Barbieri.
    Comunque, il sistema elettorale da solo non basta. Occorre anche rendere stabili le legislature. Abbiamo avuto 62 governi in 67 anni. Non è normale, è patologico.
    Questo dipende dalle regole costituzionali che abbiamo (e che gli altri paesi stabili, infatti, hanno modificato in passato). Quindi se è vero che nessun paese (a parte la Grecia) ha una legge elettorale con sbarramento e premio di maggioranza, è anche vero che nessun paese europeo ha un governo così fragile come quelli nostri. Ripeto, 62 governi in 67 anni. E poi vogliamo parlare di deriva autoritaria? Cosa dovremmo dire degli altri paesi, allora, dove il governo sta su 4-5 anni ininterrottamente?

  • Certamente la caducità dei governi che sottolinea Marco N., è una grave anomalia: come può espletarsi una’azione di governo con traguardi temporali di mesi?

    Resta il fatto storico che quei pochi governi che hanno potuto esprimersi nell’arco di anni, e penso ai governi Craxi e Berlusconi, hanno fatto danni pesanti!

    Non mi stancherò mai di ripetere che ciò dipende dalla mediocrità delle persone che i partiti selezionano e fanno salire agli altari delle nostre Istituzioni, per meglio gestirle per il proprio tornaconto.

    Mediocrità capace di produrre solo degrado e declino in un Paese che pur dispone di Risorse Umane di Assoluta Qualità.

    Risorse Umane che vengono tenute ben fuori, ben alla larga da quelle Istituzioni che sarebbero il loro “approdo naturale”, da dove esprimere al meglio e per il Bene Comune, quelle loro qualità universalmente riconosciute, …quei parrucconi o “professoroni”( o presunti tali)…

    La Germania ci insegna che anche governi di coalizione possono affrontare governi di legislatura che attuano programmi concordati tra persone coerenti e consapevoli della delega ricevuta dalla Cittadinanza.

    Ancora più eclatante l’esempio dell’Assemblea Costituente composta da persone che pur abitando un “arco” che andava dai monarchici ai comunisti, in virtù del proprio rigore morale e culturale, maturato nell’Antifascismo e nella Resistenza, hanno saputo realizzare quel Grande Accordo Virtuoso, la Carta appunto, nella quale ancora oggi ci riconosciamo orgogliosamente, pur consapevoli degli aggiornamenti da apportare.

    E anche per questo torno al sistema “uninominale di collegio a doppio turno” che indurrebbe i partiti a proporre alla Cittadinanza persone più qualificate, per un confronto diretto tra candidati.

    Per realizzare un Parlamento capace di produrre e rispettare accordi di legislatura nell’ottica obbligata del “Bene Collettivo”.

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