Il bivio del vincitore

RenziSiracusaRenzi ha travolto Grillo realizzando un successo clamoroso come non si vedeva dai tempi della vecchia Dc. Pur nella incertezza dei risultati elettorali (causa la demenziale decisione di chiudere i seggi in Italia alle 23), alcuni dati emergono con grande chiarezza sulla base degli exit-poll confermati dalle proiezioni notturne. Chiarissima è anche la vittoria in Francia della destra radicale di Marine Le Pen e in Grecia della sinistra radicale di Tsipras. Successi che già fanno capire che nel nuovo Parlamento europeo il blocco tradizionale di popolari e socialisti (con i primi in vantaggio) dovrà vedersela con un fronte euroscettico molto più forte del previsto. Cos’è dunque che possiamo dire senza sbagliare troppo sul voto di casa nostra?

Primo. L’affluenza alle urne non è stata così bassa come si pensava, attestandosi sul 57 per cento, un dato che non sfigura rispetto agli altri Paesi europei.

Secondo. Nello sprint finale tra Matteo Renzi e Beppe Grillo, il premier ha doppiato l’avversario mentre il M5S non solo non ha sfondato come il suo leader pronosticava ma arretra rispetto alle passate politiche. Grillo adesso dovrà farsi molte domande. Certamente ha spaventato molti lettori con i suoi proclami gettandoli nelle braccia di Renzi.

Terzo. Forza Italia resta molto lontana da quella soglia del 20 per cento che Berlusconi aveva sperato e conosce una cocente sconfitta. Di cui, tuttavia, non si gioverebbe il partito di Alfano che balla sullo sbarramento del 4 per cento. Ostacolo che in queste ore anche la lista Tsipras spera di superare, mentre assistiamo alla resurrezione della Lega.

Con queste tendenze il governo Renzi è molto più forte anche se è praticamente diventato un monocolore. Quanto al movimento di Grillo, pur nell’insuccesso, si conferma come la prima forza di opposizione. Un po’ poco per chi aspirava alla guida del Paese. Così stando le cose, Renzi si trova davanti a un bivio. O arroccarsi a palazzo Chigi rischiando di farsi logorare dai problemi di una coalizione più fragile e con un Parlamento non del tutto amico. Oppure rilanciare lo straordinario successo personale raccolto alle Europee sul tavolo delle elezioni politiche (anche nel prossimo autunno). Sarebbe una sorta di sfida finale con un Grillo ridimensionato. Ma Napolitano sarà d’accordo?

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