Il dovere dell’onore

Stefano RodotàNon possiamo distogliere lo sguardo dai mali profondi dell’Italia, quelli che continuano a corrodere la società. Abbiamo appena assistito all’accettazione strutturale della corruzione, visto che condannati e inquisiti non sono stati non dico almeno biasimati, ma dotati di un paracadute politico con candidature alle elezioni europee e locali. Vi è una morale da trarre da questa vicenda? Ve ne sono almeno tre. La prima riguarda il significato assunto dalle leggi in queste materie; la seconda evoca l’onore perduto della politica; la terza richiama l’impossibile ricostruzione di un’etica civile.
In tutti questi anni sono stati citati infiniti casi di politici in vista, spesso con grandi responsabilità pubbliche, che si sono prontamente dimessi per comportamenti ritenuti riprovevoli, senza che vi fosse alcuna legge che lo prevedesse. Fuori d’Italia, però.
Ultima tra le tante, la notizia delle dimissioni del premier sudcoreano in relazione a un drammatico naufragio, dunque a qualcosa di estraneo alle sue dirette responsabilità, ma di fronte al quale la politica non poteva rimanere silenziosa. Dalle nostre parti, perduta da gran tempo la speranza di sane reazioni dettate dalla responsabilità politica e dalla moralità pubblica, si è stati obbligati, tra mille resistenze, a scrivere qualche norma per combattere almeno i casi più scandalosi.
Ma questa scelta ha prodotto un effetto paradossale. Invece di considerare le nuove leggi come il segno di un cambiamento del giudizio collettivo sui doveri di chi esercita responsabilità pubbliche, si è cercato in ogni modo di limitarne l’applicazione; e, soprattutto, si è concluso che ormai solo i comportamenti lì previsti possano legittimare reazioni di biasimo. Vengono così derubricate, e collocate nell’area della irrilevanza, le “disattenzioni” nell’esercizio delle proprie funzioni, le ambigue reti di relazioni personali, le convenienze dirette e indirette procurate dal ruolo ricoperto, le dichiarazioni violente e razziste, e via dicendo.
È tornata così, in forme nuove, la consolidata e interessata confusione tra responsabilità penale e responsabilità politica. Quest’ultima è stata praticamente azzerata.
Ogni invito a correttezza e senso di responsabilità, ogni richiesta di dimissioni occasionata da azioni socialmente censurabili e sicuramente fonte di discredito per la politica, vengono respinti con protervia: “non è questione penalmente rilevante”. Una formula frutto di miserabile astuzia, che irresistibilmente richiama l’amara ironia di Ennio Flaiano, all’indomani di uno degli scandali del passato, riguardante i terreni sui quali venne poi costruito l’aeroporto di Fiumicino: «scaltritosi nel furto legale e burocratico, a tutto riuscirete fuorché ad offenderlo. Lo chiamate ladro, finge di non sentirvi.
Gridate che è un ladro, vi prega di mostrargli le prove. E quando gliele mostrate: “Ah” dice “ma non sono in triplice copia!”».
In tempi di dilaganti spinte verso revisioni costituzionali, si deve malinconicamente concludere che una riforma è già stata realizzata con la pratica cancellazione dell’articolo 54 della Costituzione. Nella prima parte di questo articolo si dice qualcosa che può sembrare scontato: “tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Costituzione e di osservarne la Costituzione e le leggi”.
Ma leggiamo le parole successive. “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”. Il bel linguaggio della Costituzione non dovrebbe lasciare dubbi. Chi svolge funzioni pubbliche, dunque i politici in primo luogo, non possono trincerarsi dietro l’affermazione di aver rispettato la legge penale, dunque di non aver commesso alcun reato. A tutti loro è imposto un “dovere” costituzionale ulteriore, indicato con parole forti, non equivoche — disciplina e onore.
Nel momento in cui questo dovere non viene rispettato, i politici perdono l’onore, e con essi perde l’onore la politica. Di questo nessuno si preoccupa più, anzi ogni oligarchia, corporazione, grumo d’interesse fa quadrato intorno ai suoi “disonorati”, alza la voce e così certifica la concreta cancellazione di quella norma della Costituzione. Se così fan tutti, perché meravigliarsi se in una riunione sindacale della polizia si applaudono i condannati e se rimangono senza eco i richiami all’onore provenenti dalla moglie del commissario Raciti assassinato da un ultra calcistico?
Ma il riferimento all’onore sembra che abbia diritto di cittadinanza solo in questo ambito. L’Italia, infatti, continua a essere percorsa da condannati illustrissimi continuamente applauditi, che stipulano patti sul futuro del paese.
In tempi di proclamata volontà di “innovazione” proprio di questo si dovrebbe tenere grandissimo conto. Il vuoto della politica, e la sfiducia che così si alimenta, trovano le loro radici profonde proprio nella scomparsa di un’etica pubblica. E invece cadono nell’indifferenza politica quei veri bollettini di guerra che, da anni ormai, sono divenute le cronache di giornali e televisioni, che registrano impietosamente, ma purtroppo anche inutilmente, vicende corruttive grandi, medie e piccole, testimonianza eloquente della devastazione sociale.
Il ceto politico distoglie lo sguardo da questa realtà scomoda. E nessun richiamo sembra in grado di scuoterlo. Quando un bel pezzo dell’attuale classe dirigente è convenuta in pompa magna ad una udienza papale, ha dovuto ascoltare una dura reprimenda del Papa proprio sul tema della moralità pubblica.
Ma pare che l’unica sua reazione sia stata quella dello sconcerto di fronte alla mancanza di ogni cordialità da parte del Pontefice alla fine di quell’incontro. Così, anche questa vicenda è stata rapidamente archiviata, e tutti sono tornati alle usate abitudini, senza dare il pur minimo segno di qualche intenzione di voler dare un’occhiata al dimenticato articolo 54. Ma una politica che ha dimenticato l’ onore, ritenuto forse un inaccettabile segno del moralismo dei costituenti, quale prospettiva può offrire per una azione concreta di ricostruzione dell’etica civile?

10 commenti

  • Tenuto conto che il Parlamento è essenzialmente composto da tre formazioni politiche ciascuna delle quali non riesce a raggiungere la maggioranza e alla luce della circostanza che una di queste formazioni ha espressamente declinato l’invito a formarne una, la scelta sembra sia stata in qualche modo obbligata: costituzione di una maggioranza tra le due restanti formazioni politiche.
    Ciò necessariamente premesso, non può non condividersi quanto sostenuto da Rodotà ma la conseguenza logica di quanto affermato sarebbe l’immediato ricorso alle urne. È di questo che si tratta? E come giudica Rodotà l’operato del Presidente della Repubblica il quale, custode della Costituzione, in applicazione della norma costituzionale citata da Rodotà, vista l’impossibilità di formare un Governo “con onore”, dovrebbe (più precisamente avrebbe dovuto) sciogliere le Camere?

  • Illustre prof. Rdotà & f.lli, ma se la politica non può offrire alcuna prospettiva per una azione concreta di ricostruzione dell’etica civile, tocca inesorabilmente alla migliore elite della Società Civile farsene carico!

    E i Padri Costituenti ci hanno scritto nella Carta gli strumenti per farlo in perfetta autonomia dai partiti!

    Hanno lasciato al Popolo Sovrano, la Democrazia Diretta Propositiva agli artt. 50 e 71 e l’art. 40 per dar maggior vigore! E la storia ha tramandato il Conclave!

    La Vostra storia garantisce il rigore morale e culturale, le competenze e capacità, il rispetto per la Democrazia e la Costituzione e quindi a Voi compete l’onere e l’onore di condurre una Cittadinanza ansiosa fuori da una mediocrità asfissiante!

    Forzate il Vostro carattere riflessivo e mite e agite nel solco della Costituzione! Non possiamo dimenticare quel detto: “Le cose accadono non solo perchè qualcuno le realizza, ma perchè molti stanno a guardare.”

    Magari ammonendo, analizzando, commentando o scrivendone editoriali e libri!

    Discutiamo di come attuare una “tornata di Democrazia Diretta Propositiva” per uscire dalla mediocrità ed incamminarci su una via virtuosa degna della nostra storia!

  • Anche se il cuore dell’ intervento del prof.Rodotà non verteva sulla ineludibile necessità di dare un ‘ governo ‘ al Paese ma sulla ben più ambiziosa esigenza che i principi scolpiti nella nostra Costituzione ( come quelli sanciti nel richiamato art.54 ) vengano rispettati , oltre che nell’ interesse generale, anche nell’interesse della politica che esprime i nostri rappresentanti in Parlamento, raccolgo la…provocazione del sig.Pisano che ‘ fotografa ‘ la situazione dell’ attuale Parlamento dimenticando che si tratta di una foto.. ‘ truccata ‘. Truccata da una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla sentenza n.1/2014 della Corte Costituzionale. La foto, in altre parole, ritrae una rappresentanza non…rappresentativa o, se si preferisce, non più rappresentativa ( dopo quella sentenza ) e se le Istituzioni ( e i partiti che le esprimono) avessero avuto presente l’ alto e nobile mònito dell’ art.54, avremmo certamente dovuto procedere, intanto, al varo di una legge elettorale più in sintonia con il dettato costituzionale ( in luogo di questo indecente e liberticida Italicum ) e, subito dopo, ad una consultazione elettorale con partiti politici finalmente ‘ regolamentati ‘. Perché la riforma in assoluto più urgente non è quella del bicameralismo…perfetto o della pubblica amministrazione più o meno…imperfetta, ma quella che affronti e cerchi di risolvere, una volta per tutte, la questione morale ‘ di berlingueriana memoria. Una questione di veri e propri abusi , prevaricazioni e corruzioni, legate all’ invasività polipesca e incontrollata che queste ‘ associazioni private ‘ – i partiti, appunto – hanno sempre più esercitato ( e continuano ad esercitare ) a danno delle Istituzioni come dei semplici cittadini, del sistema economico e produttivo del paese come del cosiddetto ‘ stato sociale ‘, del mondo dell’ informazione come delle banche, ecc. ecc. Chi ama la buona politica e una democrazia effettiva, e non soltanto formale o di facciata, deve battersi per questa riforma. Per comprenderne la urgenza basta pensare al danno gravissimo che è stato arrecato al nostro sistema democratico dal permanere in vita di un Parlamento politicamente de-legittimato e dall’ uso demagogico e populistico che è stato fatto di un istituto – come quello delle primarie – che ,se regolamentato, avrebbe potuto davvero imprimere una svolta preziosa sul terreno della partecipazione democratica. Quanto al ruolo esercitato da Napolitano, basta pensare alla oggettiva relazione di reciproco ricatto – tra Parlamento e Quirinale – susseguente alla vergogna della mancata elezione del suo successore, per comprendere che il mito della governabilità ha ormai soppiantato qualsiasi altro valore costituzionalmente rilevante e che, quindi, essere ‘ custode della Costituzione ‘ è diventato sinonimo di ‘ garante della governabilità’. Solo una lettura siffatta può giustificare l’ OPA di Renzi al vertice del Governo e il via libera all’ arrogante , incredibile, serie di attacchi alla Costituzione che il giovane e rampante rottamatore sta ponendo in essere, nella prevedibile e molto poco…onorevole afònia di un Parlamento politicamente delegittimato.

    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  • Sig. De Stefanis,

    e chi dovrebbe occuparsi della riforma dei partiti? Questo parlamento e questi partiti? O quello eletto con l’”Italicum”?

    E’ evidentemente necessaria una “tornata di Democrazia Diretta Propositiva” sotto la regia dei “professori” per interrompere questa autoriproduzione di mediocrità. Perchè è impossibile che questa politica degli accordi compromissori con i condannati possa concepire riforme in sintonia con la Costituzione!

    E’ necessario indurre L&G e i “professori” ad adottare i suggerimenti di Don Ciotti:

    “…non si può rimanere prigionieri di parole e riti retorici senza mai trovare il momento dell’agire!”

    “…non si può continuare a commuoverci ogni tanto e muoverci mai!””

  • In questa triste situazione in cui il paese si trova e che Stefano Rodotà a così ben descritto, penso che solo l’impegno degli onesti ,che voglio credere la maggioranza dei cittadini italiani,uniti in un soggetto politico ben distinto da quelli del passato,a da quelli attuali,che abbia come obbiettivi della propria azione quelli costituzionalmente leggittimi,possa servire da agente ri/costituente L’ Italia .

  • Caro Barbieri, se il personale politico salito alla ribalta in questo ventennio berlusconiano, è di indubbia mediocrità, lo si deve anche alla deleghite acuta che affligge ormai il pusillanime popolo italiano. Rifiuto, insomma, l’ idea che il male sia tutto concentrato negli esponenti della ‘ casta ‘ e che la società civile sia, al contrario, depositaria di ogni virtù, etica e civile. Bene o male, se questo Parlamento e questi partiti sono entrati nell’ ordine di idee di ridurre in qualche modo i loro emolumenti e i loro privilegi, vedrà che, se crescerà nel Paese la domanda di regolamentare la vita dei partiti, questi ultimi non potranno sottrarsi.Concordo, naturalmente, sulla opportunità che questa ‘ riforma ‘ avvenga sotto l’ egida dei costituzionalisti più stimati del Paese ai quali – come forse ricorderà, in sede di un commento successivo al fallimento di Bersani – proposi di affidare la formazione di un ‘ governo ombra ‘ della società civile.
    Giovanni De Stefanis

  • Caro De Stefanis,

    il Popolo Italiano, come tutti i popoli, è, nella sua maggioranza, vulnerabile ai messaggi del potere. La storia è testimone di quanti popoli sono stati portati al fiume dal pifferaio magico di turno.

    A maggior ragione ai giorni nostri, con strumenti massmediatici invasivi e penetranti, sia con messaggi attivi mirati, sia con la “distrazione di massa” indotta da un consumismo “purchessia” generalizzato.

    Sono ben consapevole che la Società Civile non sia depositaria di ogni virtù, ma non riesco a fargliene una colpa, essendo indotta in errore con lucida premeditazione da un potere quanto mai cinico e baro.

    In questo fase storica che ha portato al pettine molti dei nodi esistenti e che ha indotto la SC ad aprire gli occhi per scoprire finalmente che il re è nudo e orrendo, è doveroso cogliere l’opportunità offerta dall’indignazione tanto diffusa, prima che il nuovo “pifferaio”, col vecchio o da solo, possa produrre i soliti effetti.

  • Mi guardo bene, sig.Barbieri, da volerla convincere della bontà delle mie idee. Le ricordo, però, sommessamente che ‘ Libertà e Giustizia ‘ sta facendo, da sempre, un lavoro di educazione alla buona politica che non prescinde, certo, dalla situazione di degrado in cui versa la nostra classe politica, ma che – allo stesso tempo – non se ne fa condizionare più di tanto. Solo così, del resto, si può sperare di cambiare le cose senza eventi traumatici ( perchè alimentati da un odio pregiudiziale verso l’ avversario) che, solitamente, si rivelano effimeri , quando – addirittura – non ci riservano veri e propri effetti-boomerang. La mia militanza, di credente e di uomo di sinistra, si svolge, oggi, all’ insegna della difesa e affermazione dei valori della Costituzione. Sento di far parte di questa comunità resistenziale che intanto si attrezza, quotidianamente, per non subire i violenti condizionamenti del potere e, poi, con una buona dose di umiltà e di sobrietà, cerca di approfondire e declinare ( con una sensibilità per così dire aggiornata ) quei valori universali – libertà, giustizia, eguaglianza, solidarietà – che l’ umanità ha saputo elaborare nel corso della sua lunga storia e che nessun pifferaio potrà mai cancellare dall’ orizzonte ‘ sapienziale ‘ degli esseri umani ‘ ricercatori della verità ‘.
    Mi permetta, a questo proposito , di segnalare a Lei e agli amici che ci leggono, un articolo di Alberto Lucarelli ( costituzionalista, già membro della Commissione Rodotà, redattore dei quesiti referendari ed estensore della memoria presso la Corte Costituzionale sul referendum sull’acqua ) pubblicato su Repubblica/Napoli del 6 maggio ( http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/05/06/ne-parigi-ne-bulgariaNapoli10/html ). Vi si parla della possibile acquisizione al patrimonio comunale, in casi particolari e circoscritti, senza indennizzo, di beni privati, aventi le caratteristiche di ” beni comuni “, ma sottratti, in relazione al loro attuale stato di abbandono, alla FUNZIONE SOCIALE ( funzione sociale – ci ricorda Lucarelli – che la proprietà, anche privata, deve garantire – art.42). Lo studio e la proposta di Lucarelli vanno esattamente nella direzione di quell’ approfondimento della Carta – cui facevo riferimento – che può trasformare la sterile indignazione dei benpensanti in mobilitazione ideale e azione concreta ( sulla falsariga di quanto verificatosi in occasione del referendum sull’ acqua). Discorso analogo si potrebbe fare per l’ art. 41 che sancisce il diritto ‘ privato ‘ di svolgere una libera attività imprenditoriale a patto, però, che essa ‘ non si svolga in contrasto con l’ UTILITA’ SOCIALE o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana’. Come non vederci un profetico riferimento al ‘ cinismo liberista ‘ di un’ILVA o al vile e meschino calcolo utilitaristico delle tante , troppe e troppo facili , delocalizzazioni o, ancora, alle geniali trovate sulla precarizzazione a vita contenute nel renziano Jobs Act ?

    Giovanni De Stefanis

  • Sig. De Stefanis,

    sono “già convinto” della bontà delle sue idee! E non può essere che così se ci troviamo qui a leggere e commentare L&G e Rodotà & f.lli!

    Ci differenziamo marginalmente sulla efficacia dei modi preferiti per uscire dalla palude e sui giudizi dell’opera comunque meritoria di L&G.

    Lei approva la condotta dell’associazione nel tempo coerente col manifesto fondativo. Io assolutamente no! Una dozzina d’anni di impegno coerente “per la buona politica” quali frutti ha prodotto? Se ne può andare fieri o piuttosto frustrati?

    Perchè considera la”Democrazia Diretta Propositiva” un fatto traumatico? E’ soltanto un altro modo di esercitare la Carta! L’art 75, il Referendum è la DD Abrogativa, gli artt. 50 e 71 sono la DD Propositiva!

    E le condizioni del Paese rendono, a mio esaltato parere, necessaria una cesura, una frattura che interrompa questo degrado vasto e continuo, morale e culturale, finanziario ed economico e sociale!

    E certamente “nessun pifferaio potrà…”! Ma le basta? Le basta che fari di cultura come Settis, Zagrebelsky e Rodotà, pur nel loro impegno iininterrotto debbano assistere al degrado del patrimonio archeologico e paesaggistico, al logoramento e agli attacchi della Costituzione, al degrado della legalità teorica e reale?

    A me non basta più e da molto! Ed ogni volta che focalizzo il pensiero che gli illustri di cui sopra stanno fuori dalle istituzioni e destro stanno o sono stati Cuffaro e Cosentino, Razzi e Scilipoti, Berlusconi e Dell’Utri, l’intensità del mio rancore sale contro tutti quelli che stanno a guardare, magari spendendo buone parole e intenzioni, scrivendo libri ed editoriali, impartendo magnifiche lezioni di buona politica! E credono di resistere mentre intorno a loro la rovina avanza inesorabile!

    Gli ultimi aforismi (a me noti) di Don Ciotti:
    “…non si può rimanere prigionieri di parole e riti retorici senza mai trovare il momento dell’agire!”
    “…non si può continuare a commuoverci ogni tanto e muoverci mai!”

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