Matteo Renzi: lo stop ad “Amici” accende le polemiche sulla par condicio. Libertà e Giustizia: “No a Berlusconi in Rai”

Che sia stata una scelta del premier per evitare polemiche, o dei vertici di Mediaset per non incorrere in sanzioni da parte dell’Agcom (e favorire indirettamente Silvio Berlusconi, come sussurra qualche voce maligna), il risultato non cambia. La mancata partecipazione di Matteo Renzi ad Amici, il programma di Maria De Filippi, ha dato il là al riproporsi delle tradizionali polemiche da par condicio tipiche delle campagne elettorali.

È Forza Italia a esprimere compiacimento per la mancata registrazione del programma che sarebbe andato in onda sabato prossimo. “Renzi dopo la ‘Partita del cuore’ e’ al secondo tentativo di imbroglio fallito – ha spiegato Maurizio Gasparri – Ci prova ma noi lo becchiamo. La violazione era stata segnalata a importanti giornali che l’hanno censurata”. Il vicepresidente del Senato rivendica per il suo partito il merito della retromarcia del presidente del Consiglio: “Ieri abbiamo attivato il tam tam ricordando il regolamento numero 138 dell’Autorita’ delle comunicazioni che al comma 6 dell’art 7 vieta apparizioni di politici a programmi non di informazione in campagna elettorale”.

Uno stop che, secondo Daniele Capezzone, “dimostra che ha ragione Berlusconi: le norme sulla par condicio impongono una gabbia sbagliata, fatta più per impedire la comunicazione che non per facilitarla”. Una polemica vecchia tanto quanto la Seconda repubblica, che trova facile sponda nel Pd. “La paura fa 90 – attacca Silvia Fregolent – L’azione riformatrice del governo Renzi sta cambiando volto all’Italia e ciò intimorisce e imbarazza i suoi avversari politici che annaspano in cerca di argomenti. Mediaset si adegua e sacrifica gli ascolti alle ragioni della campagna elettorale chiedendo al presidente del Consiglio di rinunciare alla partecipazione alla trasmissione Amici”.

“Gasparri che dà lezione di par condicio è a dir poco ridicolo – taglia corto Vinicio Peluffo, capogruppo dem in commissione di vigilanza Rai – Il premier non ha bisogno di comizi senza contraddittorio e di interviste di amiche di famiglia: per lui parlano i fatti”. Il riferimento alla partecipazione del Cav al programma di Barbara D’Urso è evidente.

E proprio su Berlusconi si addensano l’altra parte delle polemiche catodiche di giornata. È Libertà e giustizia a innescare la miccia, chiedendo, attraverso un appello, alla Rai di non invitare più il leader azzurro:

Libertà e Giustizia chiede alla Rai e ai suoi consiglieri che in attesa della riforma della disciplina dell’emittenza televisiva in Italia, si risparmi ai cittadini l’indegno e avvilente spettacolo del “politico” condannato per un grave reato, espulso dal Senato e tuttora oggetto di procedimenti penali in corso, che spadroneggia sulle reti del servizio pubblico. Senza peraltro che giornalisti degni di questo nome lo mettano di fronte alle sue colpe e senza che si levi un moto d’indignazione da parte del Pd che con Berlusconi sta facendo le riforme.

Il forzista Giorgio Lainati, vicepresidente della commissione di vigilanza, “non è sorpreso” dal tenore delle richieste: “Sono le stesse dal 1994, e non fanno altro che aumentare il consenso nei confronti di Berlusconi. La quinta campagna elettorale europea, più tutte quelle politiche e amministrative, che vengono riproposti gli stessi argomenti. Nel frattempo è stata istituita l’Agcom, si riferiscano all’autorità se hanno richieste da avanzare”.

Ma è Roberto Fico, il presidente M5s della commissione, ha fermare sul nascere la richiesta: “Comprendo l’appello, ma non c’è alcuna normativa alla quale riferirsi, se non alla libera scelta editoriale dei programmi della Rai”. Fico consiglia Libertà è Giustizia di cambiare destinatario del messaggio: “Dovrebbero spedirlo a Giorgio Napolitano: se il presidente della repubblica riceve Berluscono lo legittima a 360°, dovrebbero parlare prima con lui. Detto questo, se riceverò la lettera la girerò a tutti i commissari e, se lo desiderano, potremmo affrontare insieme la questione”.

Altro che Europa 2.0. La battaglia per il piccolo schermo è ricominciata: sempre nuova, sempre uguale.

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