L’indegno spettacolo

L’argine alla propaganda. Come se non bastasse il conflitto d’interessi. L’essere padrone di tre reti televisive. Utilizzate come avamposto della propria campagna elettorale. Scandalo, peggiore, è che “la televisione pubblica” consenta a Silvio Berlusconi, condannato, di mettere in scena la solita “tragicommedia” fatta di magistrati che gli hanno impedito di governare e di fanta-complotti che gli hanno sottratto l’agibilità politica. Libertà e Giustizia rivolge un appello alla Rai. Per risparmiare ai cittadini italiani “l’indegno e avvilente spettacolo del condannato per un grave reato, espulso dal Senato e tuttora oggetto di procedimenti penali in corso, che spadroneggia sulle reti del servizio pubblico”. Per non riprodurre, ancora, l’anomalia dell’ultimo ventennio della democrazia italiana.

Ecco il testo dell’appello: “Almeno la Rai dica no a Berlusconi”

In vista delle prossime elezioni europee, la tragicommedia italiana dei rapporti tra informazione e politica torna alla ribalta in tutta la sua gravità. Tanto grave è il deficit di democrazia che il nostro paese sopporta da ormai oltre vent’anni, che si fa finta di non vederlo: lo si rimuove dal dibattito pubblico, per non riconoscerne l’assoluta inaccettabilità.

Vale la pena di ripetere che è inaccettabile che un leader politico controlli tre reti televisive nazionali, in pratica l’intera emittenza televisiva nazionale privata non a pagamento. Si tratta di un caso unico: in tutti i paesi europei e occidentali esistono regole che impediscono che una situazione analoga possa anche lontanamente realizzarsi. E a causa di questa abnormità italiana il nostro paese è relegato, nelle valutazioni internazionali, al rango di un paese a democrazia limitata.

Giustamente, perché laddove l’informazione è subalterna e ancella al potere politico non vi è democrazia: i cittadini non fruiscono di un’informazione indipendente, che li aiuti a formarsi opinioni libere e consapevoli, ma sono sistematicamente esposti a manipolazioni e propaganda.

L’uso sfrontatamente propagandistico che Berlusconi sta facendo delle sue televisioni in questa fase preelettorale ne è una riprova evidente: incurante della condanna penale subita, e ancor più dello stato disastroso in cui i suoi governi hanno lasciato il paese, Berlusconi ci costringe ancora a subire le sue invettive contro i giudici e contro chi “non lo ha lasciato governare”, complici l’uso padronale delle reti televisive  e  il servilismo dei “suoi” giornalisti.

Ma  lo scandalo peggiore è che, a questo leader politico che ha esposto l’Italia al disprezzo planetario e si è macchiato di gravi reati contro la cosa pubblica, la televisione pubblica riservi ampi spazi, in cui ripetere le sue ridicole accuse contro la magistratura e l’Europa; che un soggetto condannato in via definitiva per frode fiscale – cioè per avere illecitamente sottratto risorse allo Stato – possa trovare ospitalità e farsi propaganda sui canali televisivi alimentati dal canone pagato dai cittadini onesti.

Libertà e Giustizia chiede alla Rai e ai suoi consiglieri che in attesa della riforma della disciplina dell’emittenza televisiva in Italia, si risparmi ai cittadini l’indegno e avvilente spettacolo del “politico” condannato per un grave reato, espulso dal Senato e tuttora oggetto di procedimenti penali in corso, che spadroneggia sulle reti del servizio pubblico. Senza peraltro che giornalisti degni di questo nome lo mettano di fronte alle sue colpe e senza che si levi un moto d’indignazione da parte del Pd che con Berlusconi sta facendo le riforme.  

Qui il sito di Libertà e Giustizia

Leggi l’articolo sul blog di Repubblica

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