Tsipras: “Ho l’età di Renzi, ma lui non dà fastidio ai forti”

tsiprasSettimo piano, l’ultimo. Un ufficio di una ventina di metri quadri, grande vetrata che guarda sulla piazza del popolare e sgarrupato quartiere di Eleftherias, nel centro di Atene. Il palazzo è di proprietà del partito, una struttura degli anni Settanta che se non fosse per i pc sulle scrivanie sembrerebbe ferma ad allora. Che qualcosa sia cambiato lo capisci solo dai poliziotti fuori dall’ingresso, sempre almeno in sei. Sono la scorta di Alexis Tsipras. Ormai è un politico famoso, ma anche odiato: l’estrema destra di Alba Dorata lo vedrebbe volentieri morto e nel frattempo lo insulta dandogli dell’agente dell’imperialismo americano. Sui muri dello studio Tsipras ha due manifesti incorniciati risalenti alle riforme sociali di Salvador Allende in Cile: la terra ai contadini e l’istruzione obbligatoria. Poi c’è un piccolo Che Guevara pensoso, col sigaro in bocca. Un medaglione palestinese in bella mostra sulla grossa libreria, dove non mancano i classici greci, la storia del Panathinaikos (la sua squadra del cuore), ma nemmeno Il Capitale di Karl Marx.
Partiamo da “l o n t a n o”, dal 2009, anno in cui la crisi greca scoppia in mano a tutta la classe politica. Allora interviene l’Europa. Le misure imposte al Paese come le giudica? Non c’era effettivamente bisogno di mettere mano a un sistema che non si reggeva più in piedi?
Personalmente sono convinto di una cosa: la ricetta che ci ha imposto la leadership europea sarà insegnata nelle facoltà di Economia. E diranno: “Avete visto come si sono mossi? Ecco, fate il contrario” (…) L’establishment ha risposto a una crisi di debito con l’austerità e la “svalutazione interna”. Lo ha fatto per salvare le banche che detenevano titoli di Stato dei paesi altamente indebitati, senza considerare che ciò avrebbe peggiorato le cose (..). Il filosofo Jürgen Habermas ha giustamente osservato che la gestione della crisi “non affronta le cause che l’hanno provocata e nasconde anche il pericolo di sfociare in un’Europa tedesca”. (…)
Eppure il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, sostiene che le misure di austerity in Grecia stanno iniziando a funzionare. Nel  2014 il Pil della Grecia è, o sarebbe, destinato a crescere.
Ammesso che sia vero, mi domando: a quale prezzo? L’avanzo primario ha portato il Paese al disastro sociale. Non è sostenibile. (…) Il contenimento della spesa del programma degli investimenti pubblici (…) ha di fatto rinviato la crescita (…) Aumenta l’avanzo primario e con esso la povertà: adesso abbiamo oltre il 30% di disoccupazione e il 35 della popolazione costretta ad affrontare il pericolo dell’esclusione sociale. Le immagini quotidiane di Atene e degli altri grandi centri urbani mostrano uomini, ben vestiti, rovistare nella spazzatura. Si chiudono gli ospedali, si accorpano le scuole. Secondo l’Ocse invece la recessione in Grecia è destinata a continuare. Smentendo quindi certi trionfalismi. (…)
Lei si candida a presidente della Commissione europea a Bruxelles. Perché un elettore europeo di sinistra dovrebbe sostenere lei e non il socialista Martin Schulz, che pure critica l’austerity e parla di Europa più eguale?  
Qui non si tratta di scegliere me o qualcun altro, anzi vi dirò che Schulz è una persona simpatica, a livello umano. Il fatto è che incarna il fallimento della socialdemocrazia europea, ferma in una impasse che l’ha spinta tra le braccia del consenso neo liberale. Per quasi due decenni il Pse ha partecipato alla rottura del contratto sociale del Dopoguerra, il quale – paradossalmente – aveva ispirato e contribuito a far nascere. Così si è tagliato fuori dalla sua tradizionale base politica e sociale diventando parte del problema e non la soluzione. Non si può difendere una prospettiva diversa dall’austerità e nello stesso momento governare in Germania con Angela Merkel. Non è credibile (…)
Nel frattempo i movimenti populisti stanno crescendo nell’intero continente. È un altro prodotto della crisi. Come li si fronteggia?
L’ascesa dell’estrema destra in Europa è il prodotto più che altro del neoliberismo, che a sua volta ha originato la crisi. Il populismo rappresenta una falsa risposta perché orienta la disperazione e la rabbia sociale non verso i fautori dell’austerity e contro la classe dominante, ma contro i deboli, quasi sempre gli immigrati. (…)
Lei è un leader politico giovane, in più è un buon comunicatore. Si racconta spesso di quanto sia ambizioso. La sostanza è che Tsipras è diventato un personaggio, un prodotto attraente sugli scaffali della politica. Quanto c’è della sua figura e quanto invece delle idee del suo partito nella vostra crescita?
Viviamo indubbiamente nell’epoca della comunicazione ed è molto importante che qualcuno riesca a veicolare il proprio messaggio nel modo più efficace. Però facendo un confronto con il mio coetaneo italiano Matteo Renzi, io – a differenza sua – non ho avuto un trattamento di favore dai media: non mi hanno dipinto come un “bravo ragazzo”, anzi hanno provato con testardaggine e determinazione a trasformare il mio essere giovane in un punto debole. La mia età come limite e non come risorsa. Probabilmente la posizione di Syriza, diversamente da quella di Renzi, fa paura ai poteri forti in Grecia e in Europa. (…)

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