Verso un’Europa dei cittadini

europagiovaniNel 1941, confinato a Ventotene, Altiero Spinelli lanciò l’idea che il nuovo crinale tra conservazione e progresso passava tra coloro che si sarebbero impegnati per la costruzione della Federazione europea e coloro che avrebbero continuato a perseguire, invano, i valori della libertà, della democrazia e del socialismo, nel quadro nazionale. La guerra che stava insanguinando l’Europa era frutto delle politiche nazionali che non potevano più rappresentare un ideale futuro di pace e progresso. Con questa rievocazione inizia l’incontro organizzato dal circolo di Milano, mercoledì 10 aprile, al circolo della Stampa: “Quale futuro per l’Europa. Come rispondere all’ondata di nazional-populismi”. Relatori la filosofa Roberta De Monticelli; Antonio Padoa Schioppa, professore emerito di storia del diritto; Antonio Longo del Movimento federalista europeo e Fabrizio Spada, capo della Rappresentanza della Commissione Europea a Milano.

E’ proprio Spada ad aprire il dibattito, ricordando come nel 2007 e 2008 l’Unione europea volasse nei sondaggi mentre nel 2012, il gradimento dei cittadini era crollato al 34%. Colpa della crisi che ha alimentato sfiducia in tutte le istituzioni nazionali e sovranazionali. Anche l’Italia tradizionalmente europeista ha cambiato umore. I cittadini poi, non conoscono la differenza tra i vari organi, errore in cui è caduto recentemente anche Renzi, confondendo Consiglio europeo con Consiglio d’Europa. Tutti addossano le colpe genericamente all’Europa, trascurando il fatto che sono i singoli capi di governo a prendere le decisioni. L’Europa è nell’immaginario collettivo “il mostro che tassa” e i governi ricorrono alla frase magica “ce lo chiede l’Europa” per giustificare la durezza di certe manovre economiche. L’altra favola che ricorre spesso nella bocca degli euroscettici è che sganciarsi dall’euro e stamparsi moneta arricchisce. Dimenticando che alcuni tra i paesi più poveri al mondo hanno una propria moneta. La ricchezza è prodotta dalla competitività, dall’industria, dal turismo. La classe politica italiana e gli amministratori locali, da moltissimi anni, hanno comprato il consenso elettorale dilapidando le risorse, creando un debito pubblico stratosferico.

L’Europa, anche a causa della crescente ascesa di paesi come la Cina, ha sempre meno peso nel panorama mondiale. Anche la recente crisi Ucraina ha visto al tavolo delle trattative solo Usa e Russia, anche grazie al fatto che non esiste una politica estera comune. Come non esiste un sistema di difesa comune, 28 inutili e costosissimi eserciti, né un sistema giudiziario (a parte la Corte di Strasburgo) e fiscale comuni. Sarebbe un enorme risparmio di capitali e un grande risultato di immagine, riuscire a unificare gli stati europei, al di là dell’unione monetaria. Occorre che l’idea di comunità sostituisca quella dello Stato-Nazione e che l’Europa venga avvertita come un’opportunità e non come un ostacolo.

Roberta De Monticelli tornando sul tema dell’antieuropeismo viscerale ricorda come certi argomenti facciano presa soprattutto tra i giovani. Diego Fusaro, suo giovane collega al San Raffaele e ricercatore presso l’Università milanese, ha un seguito enorme nella sua polemica contro le “banche” e nella filosofia che l’unica dicotomia possibile sia quella tra i sostenitori del capitale e i suoi oppositori. La De Monticelli ricorre, per parlare d’Europa, agli insegnamenti di colui che definisce il suo maestro, il filosofo austriaco Edmund Husserl, vero illuminista negli anni bui in cui con l’avvento di Hitler, si precipitava nel buio dell’orrore nazista. Il ’900 con i suoi conflitti mondiali e i totalitarismi al potere, sembra rinascere con le Costituzioni postbelliche e la dichiarazione dei diritti dell’uomo del ’48. Il manifesto di Ventotene e l’eredità di Altiero Spinelli sono ancora attuali nella ricerca di un’unione politica. Il mercato unico, il trattato di Maastricht, quello di Lisbona e la carta di Nizza sono tappe importanti ma l’Unione resta ancora da compiersi.

La civiltà nel suo progredire, non va sempre verso l’alto – dice Padoa Schioppa – ricordando le guerre del secolo scorso. Helmut Kohl, lo statista tedesco senza il quale non avremmo l’Europa, diceva che la moneta unica era una questione di guerra o di pace: occorreva uno strumento che rendesse impossibile un nuovo conflitto. Oggi siamo in un momento critico della costruzione europea. La crisi dell’Euro, nata negli Stati Uniti e importata in Europa, ha danneggiato più quest’ultima che non l’America, dove il tasso di disoccupazione è al 7% mentre da noi al 12%, proprio perché accanto all’unione monetaria non c’è quella economica. L’Europa non ha debiti ma non ce la fa, il parlamento europeo ha poteri insufficienti e anche la Comunità è debole perché con il potere di veto da parte dei vari stati nessuna istituzione può andare avanti. L’UE potrebbe crollare per troppo antieuropeismo. In Germania, aggiunge il professor Padoa Schioppa, c’è la rinascita subdola di un insano orgoglio nazionale. Come se senza di loro e la loro Cancelliera, l’Europa non potesse esistere. E invece, per la prima volta, con le elezioni del 25 maggio i cittadini sono chiamati a scegliere un programma e un presidente che rappresenti davvero le loro istanze.

Antonio Longo, del Movimento federalista europeo, illustra il programma del “New Deal for Europe” il piano Marshall per l’Europa in cui i cittadini europei chiedono alla Commissione europea di proporre un piano straordinario europeo per lo sviluppo sostenibile e per l’occupazione che rilanci l’economia europea e crei nuovi posti di lavoro. Progetto cui Libertà e Giustizia ha già aderito alcuni mesi fa.

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