“Una Grande Riforma piena di pasticci fuori dalla Costituzione”

Gustavo ZagrebelskyUna definizione della riforma Renzi? «Un annuncio di rischio». È in sintonia con il resto della Costituzione? «L’insieme, sottolineo l’insieme, mi pare configuri, come si usa dire, una fuoriuscita». Il governo avrà troppi poteri? «La questione è piuttosto chi ne avrà troppo pochi o nessuno: le minoranze, la partecipazione, le istanze di controllo». Il Senato sarà ancora degno di questo nome? «I Senati storici erano altra cosa, ma con le parole si può far quel che si vuole». Governatori e sindaci sono degni di starci? «Dipende dai compiti, cosa non chiara. Piuttosto che farne un pasticcio, sarebbe meglio abolirlo del tutto». Tra Renzi e Grasso chi ha ragione? «Francamente, più saggio m’è parso il presidente del Senato». Quanto c’è di Berlusconi nel disegno di Renzi? «Essendo d’accordo, tutto è di tutti e due. Le schermaglie non sono divergenze sui contenuti, ma timori reciproci di mancamenti ai patti o calcoli d’utilità politica contingente». Il professor Gustavo Zagrebelsky spiega a Repubblica le ragioni del suo dissenso.
Lei non è mai stato tenero con chi ha messo o tentato di mettere mano alla Carta. Sono storiche le bacchettate a Berlusconi. Con Renzi non è che si sta superando?
«C’è un disegno istituzionale che cova da lungo tempo e che, oggi, a differenza di allora, viene alla luce del sole. Gli oppositori d’un tempo sono diventati sostenitori. Delle due, l’una: o tacere, con ciò acconsentendo di fatto, o parlare forte. È quanto s’è fatto col documento di Libertà e Giustizia».
Non la imbarazza che Grillo l’abbia firmato?
«Perché dovrebbe? Se, su una certa materia, si condividono le stesse idee… C’è un fondo d’intolleranza, in questa domanda che da molte parti ci è posta. M5S ha aderito all’appello per la difesa della democrazia costituzionale: è un brutto segno? Semmai, il contrario. Poi si vedrà».
È seccato perché Renzi ha detto che non dà retta a professori come lei e Rodotà?
«Non è questione di “dar retta”, ma di ragionare e soppesare gli argomenti. Sarà lecito invitare chi deve prendere le decisioni a considerare le cose “da tutti i lati”?».
E quale sarebbe il «lato» che manca?
«L’antiparlamentarismo. Ora s’abbatte sul Senato, capro espiatorio di mali collettivi. È un sentimento elementare che non s’accontenta di qualcosa ma vuole tutto. “Tutto” significa il demiurgo di turno: fuori i trafficanti della politica, i profittatori, i corrotti, gli incompetenti, i chiacchieroni. Eppure, negli anni trascorsi, non sono mancati gli avvertimenti. Si è chiesta “dissociazione”: per riconciliarsi con i cittadini. Siamo stati accusati di antipolitica, di populismo: noi, che ci preoccupavamo di quel che stava accadendo; loro, che preferivano non vedere. E ora, proprio di questo vento gonfiano le vele. Chi sono allora gli antipolitici, i populisti, i demagoghi?».
Ma è un nostalgico del bicameralismo perfetto?
«Per nulla. Ma per mettere mano a una riforma, bisognerebbe chiarirsene il senso. Qual è la vocazione di tutte le “seconde Camere”? I Senati devono corrispondere a un’esigenza di precauzione. La democrazia rappresentativa ha un difetto: divora risorse, materiali e spirituali. È una vecchia storia, alla quale non ci piace pensare. I Senati dovrebbero servire ai tempi lunghi, dato che la democrazia rappresentativa pensa ai tempi brevi, i Senati dovrebbero servire ai tempi lunghi: dovrebbero essere “conservatori di futuro”».
Il Senato finora non l’avrebbe fatto?
«Non in misura sufficiente. Per questo, non sono un nostalgico. Mi piacerebbe che si discutesse d’un Senato autorevole, elettivo, per il quale valgano rigorose norme d’incompatibilità e d’ineleggibilità, diverso dalla Camera dei deputati, sottratto però all’opportunismo indotto dalla ricerca della rielezione. Una volta, i senatori erano nominati a vita. Oggi, la nomina e la durata vitalizia non sarebbero “repubblicane”. Ma si potrebbe prevedere una durata maggiore, rispetto all’altra Camera (come era originariamente), e il divieto di rielezione e di assunzione di cariche politiche ».
Ciò significherebbe differenziare i poteri delle due Camere?
«Per ciò, si dovrebbe andare oltre il bicameralismo perfetto, non per umiliare ma per valorizzare: eliminare il voto di fiducia, ma prevedere un ruolo importante sugli argomenti “etici”, di politica estera e militare, di politica finanziaria che gravano sul futuro. Altro potrebbe essere il controllo preventivo sulle nomine nei grandi enti dello Stato, sul modello statunitense. Sarebbe uno strumento di lotta alla corruzione e di bonifica nel campo dove alligna il clientelismo. Insomma, ci sarebbe molto di serio da fare».

12 commenti

  • Libertà e Giustizia scenda in piazza,contro la svolta autoritaria,contro la riforma costituzionale del senato,contro la riforma presidenziale della costituzione,che è la riforma della p2, scendiamo in piazza con altre associazioni come Libera di Don Ciotti,come le scolaresche delle scuole di Roma,come la Fiom ecc.ecc.

  • Leggendo gli argomenti riportati dal prof. Zagrebelsky, viene da chiedersi perché tanta opposizione alla riforma proposta dal governo, dato che la sua proposta diverge non molto, anzi negli aspetti essenziali è d’accordo (venir meno del rapporto fiduciario, mantenimento del voto senatoriale per le leggi più delicate).
    In generale, che senso ha dire “no” a priori a una proposta che a grandi linee si dichiara di condividere?
    Sui dettagli si discuta pure, ma si sia propositivi!

  • @Marco N.

    A me è sembrata radicalmente diversa! E molto più serenamente accettabile!

    E direi che in questa intervista il “Professorone” è anche Altamente Propositivo (e a gratis)!

    Ci vorrebbe un minimo di umiltà e, da scolari attenti e pronti, accettare la lezione!

    Ma l’umiltà non parrebbe confarsi molto al sindaco! Ma quanto vorrei sbagliarmi!

  • Grande come sempre Zagrebelsky. Peccato siano in pochi come lui, proprio pochi. Se ci fossero persone come lui al governo, sì che la Bellezza di questo paese verrebbe finalmente alla luce. Grazie Professore

  • Due assemblee legislative non hanno fatto altro che rendere lunghi e spesso impraticabili gli iter delle proposte di legge. E’ un fatto. Non servono a migliorare ma a raddoppiare i momenti in cui fare compromessi, concessioni, introdurre emendamenti farlocchi o peregrini se non frutto di operazioni di scambi di favori…Caro signore…lei sta parlando senza dire nulla.. Nulla che vada nella direzione di una maggiore efficienza della macchina legislativa. Mi sta deludendo alla grande…e con lei Rodotà. Avete una certa età, avete fatto la vostra parte più o meno onorevolmente, ma avete fatto il vostro tempo. .. come il Senato elettivo… Ci sono momenti in cui è più saggio tacere.

  • @Corrada Cardini,

    è evidente che non è il numero delle camere a determinare il malfunzionamento delle istituzioni: ce ne fosse una o tre con dentro persone come Razzi e Scilipoti, Cuffaro e Cosentino, Dell’Utri e B., il prodotto sarebbe sempre sterco!

    Diversamente se dentro quelle camere ci fossero persone come i “Professoroni” Rodotà, Settis e Zagrebelsky: nessuno sentirebbe il bisogno di intervenire per cambiare il bicameralismo!

    Detto questo è difficile non cogliere la differenza delle proposte di superamento del bicameralismo perfetto: quella del professore è un disegno assolutamente migliorativo di grande bellezza e spessore neppure paragonabile alla proposta del sindaco!

    Poi è verissimo: “Ci sono momenti in cui è più saggio tacere.” ed altri in cui sarebbe più saggio leggere, riflettere e poi decidere se scrivere o non farlo!

    Auguri per un Paese migliore!

  • ‘ Ci sarebbe molto di serio da fare ‘, conclude saggiamente Zagrebelsky, ma – purtroppo – buffonata chiama buffonata e così sembra di rivedere quella scena , di alta e drammatica comicità, del film ‘ Jonny Stecchino ‘ in cui, accogliendo il sosia-Benigni, il vecchio ‘ zio ‘ gli rappresenta le tre grandi piaghe della Sicilia : l’ Etna, la siccità e il traffico. Allo stesso modo il giovane ‘ zio ‘ Renzi , con toni da maturo educatore, ci sta spiegando che il Paese è in ginocchio per colpa dei ricatti dei partitini, del bicameralismo perfetto e, in particolare, dell’ inutile e costoso Senato, ed, infine, di una legislazione sul lavoro che impedisce di licenziare. E’ così che l’ opinione pubblica ‘ distratta ‘ si convince che occorre una legge elettorale che metta in un angolo, e per sempre, le minoranze; che si ‘ umili ‘ il Senato, unico colpevole delle lentezze nell’ iter legislativo ; che si renda finalmente il nostro Paese, culla del diritto, un Paese attrattivo per gli investimenti : come ? Ma aumentando precarietà e flessibilità e diminuendo i diritti dei lavoratori. Genialmente elementare, no ?
    Governabilità, tagli agli sprechi, flessibilità : ma, insomma, cosa volere di meglio ? Perché questa… infantile richiesta di maggiori diritti, di maggiore giustizia sociale, di eguaglianza nelle opportunità , di possibilità reale di partecipazione ?
    E’ proprio vero : ci sarebbe molto di serio da fare !
    GiovanniDe Stefanis, Leg Napoli

  • Permettetemi di chiosare:
    A spanne:
    il 40% degli aventi diritto nn va piu’ a votare.
    il 20% si identifica nell’antipolitica
    il 10% non e’ rappresentato in parlamento.

    Come fa un uomo eletto dalle primarie di un partito, minoranza nel paese, a stravolgere le regole basilari della
    democrazia italiana senza un mandato preciso?
    Mi domando angosciato, se l’avesse fatto Berlusconi cha almeno dalle urne ci e’ passato?

    Difendiamo la costituzione baluardo della democrazia a partire dal prossimo 25 aprile. In ogni manifestazione sia visilbile lo sdegno e la mobilitazione in difesa della carta figlia della resistenza.

    Prc Asti

  • Se l’avesse fatto Berlusconi avrebbero gridato tutti al colpo di mano e alla fine della democrazia, ora invece solo i “professoroni” e pochi altri (che tedio i professoroni, sono più noiosi del padreterno perché quello, almeno, ti perdona dopo una rinfrancante confessione, questi – invece – no) si preoccupano, la stragrande maggioranza degli “italiani” (dei quali, francamente, se ne hanno le tasche piene, visto il loro comportamento elettorale degli ultimi vent’anni) invece plaude (e ti pareva…). Che dire, pensa semplice e tira avanti, è il motto che sembra informare di sé il premier e allora leggiamo che l’abolizione del Senato permetterà di velocizzare la politica, che diventerà bella “smart” come il Matteo. E tutto si risolverà, basta parlare…perché di far qualcosa di sensato è da vedere. L’unico risultato sarà che alle europee M5S diventerà il primo poartito, perché la minoranza di elettori che va a votare è in piena disperazione e voterebbe chiunque pur di liberarsi sia dell’ex-PdL, sia di quello che è davvero diventato – secondo la nomenclatura grillina – il PDmenoL. Poveri noi

  • Quando qualcuno riesce a scrivere, come in questo caso esternando il vero problema tutti gridano allo scandalo!!Poveri noi!!

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