La legge elettorale Berlusconi–Renzi e le sue varie illegittimità

Carlassare_LorenzaSi può dire che la legge elettorale Berlusconi- Renzi non comporti “un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale” e non comprometta la “funzione rappresentativa dell’Assemblea”? Per la Corte costituzionale – sent. n.1 /2014- è consentito agevolare la formazione di una adeguata maggioranza parlamentare per garantire la stabilità del governo, non però col sacrificio o la compressione della rappresentanza: i due interessi si possono bilanciare solo in misura ragionevole per non violare il principio di eguaglianza del voto.

Di ragionevole nella nuova legge vi è ben poco e i vizi di incostituzionalità sono molteplici:
a) con il premio, la sovra-rappresentazione del partito che ottiene il 37% resta eccessiva , distorce la volontà del popolo e non rispetta l’eguaglianza del voto (i voti dati a quel partito valgono, in seggi, circa il doppio dei voti dati ad altri partiti dal 63% di elettori );
c) le soglie di sbarramento sono irragionevoli perché diversificate fra loro senza giustificazione adeguata e sono eccessivamente elevate senza agevolare la ‘governabilità’: mentre un partito minore coalizzato è in grado di condizionare l’azione politica del governo minandone l’efficienza, quale danno all’azione governativa può venire da un partito piccolo che non entra nel governo, non ha richieste che debbano essere esaudite, non ha forza ricattatoria ma è solo una presenza che garantisce il pluralismo, un principio che pervade tutta la nostra Costituzione? Una soglia dell’8% per i non coalizzati è eccessiva e irragionevole: ha il solo fine di alterare ulteriormente la rappresentatività dell’Assemblea parlamentare escludendo la presenza di voci minoritarie nelle istituzioni. Non ci sono qui bilanciamenti da fare;
d) mancano misure apposite “ per promuovere le pari opportunità fra donne e uomini” e rendere così possibile che “Tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possano accedere… alle cariche elettive in condizione di eguaglianza” . La Corte stessa si è più volte pronunziata per l’effettiva parità di chance. L’unica soluzione ragionevole ed efficace sarebbe la doppia candiatura almeno per il capo lista, in modo che l’elettore , eleggendo uno solo dei due, possa scegliere fra la donna e l’uomo;
e) si sanerebbe così, almeno in parte, l’altro evidente vizio rilevato dalla sent.n.1 che ha dichiarato illegittime le norme del porcellum perché “escludono ogni facoltà dell’elettore di incidere sull’elezione dei propri rappresentanti”;
d) facoltà dell’elettore che risulta ulteriormente diminuita dalla scandalosa norma che consente di candidarsi in più collegi.

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3 commenti

  • A prescindere dalla condivisibilità o meno della legge, c’è da dire che il punto c) dell’articolo non coglie a mio avviso un aspetto: e cioè che i partiti ricattano i governi, da dentro le coalizioni, perché possono minacciare di staccarsi ed andarsene.
    Più che una norma volta a punire chi non si allea, l’8% è volto a neutralizzare il potere di ricatto di quelli che sono dentro le coalizioni, perché se decidono di andarsene per conto loro non entrano più in parlamento.
    È successo un bel po’ di volte: nel 94, nel 98, nel 2008 e nel 2010.

  • Poniamoci questa semplice domanda: ci sono tanti buoni motivi per modificare l’Italicum, è giusto provare a migliorarlo, spingiamo al massimo per farlo, ma infine siamo disposti a farlo cadere, e con esso il Governo, se ciò risultasse impossibile? Andremmo davvero a votare con il Porcellum modificato dalla Consulta nella sicurezza di non avere maggioranze? In politica non si improvvisa, bisogna avere idee chiare su dove si va a parare. Si può dichiararlo o meno, ma dalla realtà non si scappa. Pensiamo di poterci permettere uno shock simile?

  • Non condivido l’italicum soprattutto per i palesi profli di incostituzionalità, vedi la soglia del 37% che fa scattare il premio di maggioranza. Ma la questione più preoccupante, a mio parere, è l’ignoranza dimostrata da numerosi parlamentari che hanno votato ed approvato una legge non conoscendone né il merito e neanche i vizi di incostituzionalità.

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