Berlusconi, il mondo capovolto

Berlusconi-renziQuale che sia il governo, la funabolica girandola della politica italiana ruota sempre intorno a Silvio Berlusconi. Come prima, più di prima. Perché nel carniere del cacciatore vi è ora anche l’accordo che ha siglato la veloce approvazione alla Camera della riforma elettorale, il miracolo che ha rimesso in circolo il reo e leader di Forza Italia. Forte del titolo di padre della patria, Berlusconi si lancia ora nell’affondo finale: la richiesta vox populi
della grazia e infine la candidatura alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Invece dei servizi sociali l’aula di Strasburgo. L’Italia rappresentata da un reo fatto eroe dalla politica nazionale. Una saga dai contorni surreali eppure recitata con la pomposità e la retorica della grandi manovre.
Da quando la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per frode fiscale ai danni dello Stato italiano (la vittima), il reo Berlusconi, cacciato dal Senato in accordo ad una legge votata qualche mese prima anche dal suo partito e applicata dalla maggioranza che sosteneva il governo di Enrico Letta, ha manovrato abilmente per realizzare uno scopo e uno solo: salvare se stesso e i suoi interessi dal prevedibile danno che l’esclusione dalla politica istituzionale comporterebbe. È chiaro che Berlusconi potrebbe continuare a fare politica stando fuori dalle istituzioni: non è forse Beppe Grillo un grande trascinatore senza essere un eletto? Ma evidentemente a Berlusconi non interessa tanto trascinare le masse, quanto trascinarle con lo scopo di meglio soddisfare i suoi interessi ovvero a proprio vantaggio, un obiettivo che può essere raggiunto stando dentro le istituzioni, non fuori. Non si spiega diversamente il suo amore per l’investitura istituzionale, per quell’immunità che gli è stata utilissima per tanti anni e che ha perso lo scorso novembre. È questa la politica che interessa a Berlusconi. Il resto sono solo chiacchiere ben cucinate per imbonire l’audience.
La mobilitazione dei Berluscones si è intensificata quando pochi giorni fa al loro capo fu impedito di recarsi al congresso del Ppe in programma a Dublino. Berlusconi, che ha dovuto riconsegnare il passaporto dopo la condanna definitiva per la frode fiscale sui diritti tv del gruppo Mediaset, non ha avuto il permesso chiesto al tribunale di Milano per poter partecipare alla riunione in vista delle elezioni europee. La mobilitazione si fa ancora più accesa in prossimità della decisione del 10 aprile prossimo, quando i giudici di Milano dovranno decidere, come Berlusconi stesso ha detto «se dovrò andare in carcere, ai domiciliari o ai servizi sociali». A lui l’ipotesi dei servizi sociali suona come la soluzione «più ridicola »: lui, una persona «della sua età», che oltretutto ha il merito di essere anche «una persona di stato, di sport e di impresa»! «Ridicolo », dice l’uomo più ricco e più potente d’Italia (ancora Cavaliere del Lavoro), che debba pagare per aver violato la legge come capita a un qualunque normale cittadino. La soluzione che egli vuole è ben altra, è fare un altro tipo di servizio, quello al Parlamento europeo.
Quello che si prospetta davanti ai nostri occhi è un mondo rovesciato, nel quale il condannato diventa un perseguitato e la legge una «grave lesione al diritto» perché mette un fermo al suo «diritto di rappresentare i moderati italiani». In questa condizione surreale, Berlusconi e i suoi lanciano una nemmeno poco velata minaccia: chi si provasse a impedirlo si «assumerebbe una grave responsabilità davanti a milioni di italiani». La politica italiana sembra non riuscire a fare a meno di Berlusconi, a liberarsi dai suoi ricatti, se è vero che perfino per attuare la politica della rottamazione c’è stato bisogno di lui. Il Pd di Matteo Renzi ha una responsabilità non piccola, e ora dovrà mostrare se quell’accordo sulla legge elettorale è venuto senza costi aggiuntivi.
Le parole di Maurizio Gasparri sono sibilline: perorando la causa del suo capo come una causa «di democrazia e di libertà» (sperando magari in una legge che consenta a Berlusconi di candidarsi alle prossime elezioni europee) il senatore di Forza Italia mette sul piatto il regalo fatto, ovvero l’argine che grazie alla nuova legge elettorale è stato messo ai “partitini”, ostacoli a sinistra e a destra nel progetto comune a Berlusconi e a Renzi di controllare i voti dei rispettivi campi per muovere verso una soluzione compiutamente bipolare, con poco pluralismo e molto consenso. Non è un caso se proprio dal Ncd di Angelino Alfano vengano le bordate più forti al progetto di Forza Italia. «Quando Berlusconi parla dei piccoli partiti — ha detto Alfano — si trova in una condizione paradossale, il suoè un partito più grande ma non sa dove andare, il nostro è più piccolo ma sa benissimo dove andare». Parole che fanno intuire quanto questa legge elettorale e il destino politico di Berlusconi siano intrecciati. Il surreale di una rottamazione che si vorrebbe attuare a condizione di non rottamare mai l’icona della politica del privilegio.

1 commento

  • Quante volte abbiamo detto: basta farci ossessionare da B.? E purtroppo non riusciamo a fare a meno di vederlo dappertutto e dietro ogni cosa. Ma è’ evidente che l’uomo è arrivato alla fine e sta disperatamente cercando di non scomparire, che si aggrappa a Renzi per non affogare, senza capire (o capendo benissimo) che quello corre molto più veloce di lui ed ha tanta strada davanti, non fosse altro perché ha la metà dei suoi anni. B. resterà attaccato a Renzi anche quando (speriamo) questi farà cose di sinistra, perché vorrà sostenere che è lui che le pilota, che Renzi è figlio suo e che lui è quindi ancora politicamente rilevante. Non cadiamo nel suo tranello: dobbiamo essere noi ad usarlo per ciò che ci serve (le riforme con quorum alto); andiamo avanti con le nostre idee ed il nostro programma; la grazia nessuno gliela darà, la candidatura alle europee è solo un ballon d’essai, impossibile da realizzare, come ogni altra candidatura. Tutto purché si parli di lui. Ma B. è il passato: scrolliamocelo di dosso una buona volta. Prendiamoci noi la responsabilità di quello che facciamo o non facciamo, di quello che ci serve o non ci serve. Adesso la storia siamo noi … o almeno speriamolo!

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